Lunedì 12 Aprile 2021
   
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"La Giornata della Memoria" ricordata dagli studenti dell’I.I.S.S.

ARTE-DEGENERATA-LA-VIA-DEL-SALE

MANIFESTO-MOSTRA-RIGENERATADALLA MOSTRA DI ARTE DEGENERATA ALLA RIGENERAZIONE DELL’ARTE

Oggi 27 gennaio 2021 ricorre La Giornata della Memoria, una ricorrenza internazionale celebrata per commemorare le vittime dell'Olocausto e giorno in cui truppe dell'Armata Rossa, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Si tratta di una data che inevitabilmente esorta ad una riflessione rinnovata. L’apertura di quei cancelli ha rappresentato la restituzione di una dignità umana agli uomini, donne, giovani e anziani reclusi nello spirito e nel corpo, il cui pensiero si è spesso tradotto in parole, suoni e dipinti.

Paul Klee, artista aveva affermato che “L’arte riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”…

Quest’anno gli studenti e i docenti del Progetto “FilosofArte” nei docenti referenti Pierluca Cetera (docente di Arte) e Loredana Lippolis (docente di Storia e Filosofia) hanno proposto di intraprendere una riflessione su come il regime nazista nella sua opera di indottrinamento e persecuzione avesse realizzato un’azione selettiva ai danni degli artisti ebrei, le cui opere furono saccheggiate, acquistate, rivendute nella promessa della libertà mai assicurata. Nell’attenta ricognizione degli eventi storici e nella disamina delle opere degli artisti che erano stati definiti Degenerati dal regime, la comunità scolastica ha rinominato la Mostra Virtuale di “ARTE DEGENERATA”, nella GRANDE MOSTRA di ARTE RIGENERATA rigenerazione, rinnovamento, reinterpretazione dell’arte grazie alla creatività ed estro degli studenti artisti in erba.

Il manifesto che introduce alla mostra è stato il frutto della reinterprezione degli studenti Grazia Miccoli (VD) e Angelo Mola (VD) che hanno preso spunto dal manifesto Die Brucke e dalla foto ispirata a Jared Lank, perché Rigenerare presuppone inevitabilmente una nuova genesi che riporti alla grandezza di un tempo, l’azione di ritemprare, di reinventare, immaginare e ricreare nuovamente.

La mostra si compone di diverse stanze, sapientemente allestite dal gusto e dalla maestria della docente di Arte, Valentina Borgia e racchiude nei diversi ambienti: letture di opere d’arte, reinterpretazioni dirette e indirette delle opere definite degenerate, video, padlet, poesie e citazioni che restituiscono all’Arte quel inestimabile valore che il Nazismo le aveva sottratto.

Dal link di seguito allegato è possibile visitare la Grande Mostra Virtuale dell’I.I.S.S. “Galilei-Canudo-Marone” del polo liceale gioiese. //www.emaze.com/@AOTOCQCOC/valentina">https://www.emaze.com/@AOTOCQCOC/valentina>

Hanno partecipato ad organizzare i percorsi di formazione storico-filosofici e i laboratori artistici i seguenti docenti del Liceo Scientifico: Cetera P., D’Amato E., Lippolis L., Mancino M., Soria M. e le rispettive classi IA, IB, IC, ID, IIA, IIB, IID, IIE, IIIA, IIIB, IIIC, IIIE, IVA, VA, VB, VD eHITLER-IN-POSA

le docenti del Liceo Classico: Attollino A., Moschetta A., con le rispettive classi IIIA, IVA, IVB, VA.

Di seguito sono riportate le ricerche e le riflessioni condotte dai rappresentanti d’Istituto delle tre scuole secondarie di secondo grado gioiesi, guidate dal dirigente scolastico prof. Rocco Fazio.

Hitler, com’è noto alle cronache, aveva coltivato in gioventù il sogno di diventare un artista o un architetto e aveva tentato due volte, ma invano, di entrare all’Accademia di Belle Arti di Vienna.

Quando divenne cancelliere si avvicinò quindi al giovane architetto Albert Speer, con cui sognava di trasformare Berlino in una celebrazione del vitalismo germanico.
Il suo entusiasmo per qualunque forma d’arte che fosse funzionale a questo disegno trovava il suo naturale complemento nel disprezzo per l’arte poco enfatica, non tesa ad esaltare il mito della razza ariana, inclusa gran parte dell’arte contemporanea.

Con Hitler però questa impostazione divenne parte di un progetto attivamente volto allo sradicamento dell'”arte inutile”, almeno secondo il regime.

Dadaisti, ImpressionistiCubistiFauvistiSurrealisti e persino gli Espressionisti (nonostante la matrice tedesca e il fatto che alcuni di loro avessero aderito al partito nazista) vennero stigmatizzati e messi al bando e questa presa di posizione venne infine resa esplicita proprio dalla Mostra sull’arte degenerata.

Dopo aver saccheggiato i musei che esponevano queste opere tanto disprezzate, i nazisti ne raccolsero 650, destinate alla distruzione. Le esibirono quindi in una mostra itinerante che toccò undici città della Germania e dell’Austria, il tutto allo scopo di mostrare ai tedeschi che tipo di arte disprezzare. La mostra partì da Monaco e fu aperta da Joseph Goebbels in persona. Pochi giorni prima si era tenuta invece, nelle immediate vicinanze, una Grande mostra dell’arte tedesca, assolutamente celebrativa dell’arte gradita al regime.

La beffa fu che la mostra d’arte degenerata ebbe tre volte il successo dell’altra, in termini numerici ma anche per quanto a lungo e vivacemente se ne parlò. Le persone formavano lunghe file per visitarla e per questa ragione la data conclusiva venne prorogata.
Di sicuro l’afflusso fu incentivato dalla curiosità e dal senso del proibito, che da sempre esercita una capacità attrattiva .

Uno degli obiettivi principali di Hitler consisteva nell’elevare la cultura tedesca a vertici di squisita eccellenza, per la cui realizzazione era necessario l’arte. Questo significava limitare drasticamente le influenze straniere, incentivando mostre di pittori e scultori tedeschi ed esibizioni di orchestre e compaMOSTRA-DEGENERATAgnie tedesche all’estero affinché i grandi traguardi raggiunti dalla cultura ariana germanica fossero evidenti al consesso europeo e più generalmente a quello internazionale.

L’arte divenne così un affare di stato! La mostra era stata ideata per promuovere l'idea che il modernismo fosse una cospirazione di persone che odiavano la decenza tedesca, spesso identificata come ebrea-bolscevica, sebbene solo sei dei 112 artisti inclusi nella mostra fossero in realtà ebrei.

In questi anni infatti si parla di ARTE DEGENERATA ovvero tutto ciò che non rispettava i canoni nazisti veniva schernito e separato da tutto il resto.

Hitler sosteneva che l’arte modernista, ossia quella di avanguardia, corrompesse la società. Così chiunque sostenesse tale arte, nella fattispecie la frangia degli intellettuali ebrei, era all’origine del disfacimento della società. E da qui si evince con particolare chiarezza come anche l’arte fosse strumento per dare forza all’ideologia nazista.

Nel 1933 i funzionari del partito si liberarono dei precedenti direttori e curatori di musei per sostituirli con persone riconosciute dal partito quali idonee per le idee politiche e non per ragioni correlate alle loro abilità e conoscenze in ambito artistico. In questo modo il controllo delle esposizioni era assoluto e assicurato e di conseguenza le collezioni di arte moderna vennero requisite. Sembra incredibile come tra gli artisti più famosi che Hitler considerava degenerati riconosciamo Picasso, Monet, Chagall.

Questa discriminazione mi porta a rivolgere una domanda provocatoria: qual è il ruolo degli artisti, ribellarsi poiché l’arte alla fine è libertà di espressione, pensiero, parola o rimanere in silenzio e accettare il ruolo che li era stato imposto? (LEONARDO MELE 5Ai Istituto Tecnico Industriale)

La bellezza è un concetto complesso, variegato e indefinito che non tutti comprendono. Non è possibile dare un’unica interpretazione di bellezza. Secondo Johann Winckelmann celebre teorico d’arte: L’arte perfetta è un’arte che ricerca la forma ideale, uno studio dell’equilibrio compositivo che rende il prodotto artistico armonico e d’immortale bellezza. La bellezza ideale si esprime, per Winckelmann,secondo il celebre principio di “nobile semplicità e quieta grandezza”, la ricetta della perfezione dell’arte classica. Nell’edificazione del Terzo Reich Hitler aveva l’esigenza di delineare dei tratti generali della bellezza che avrebbero contribuito a sostenere la tesi di superiorità della razza ariana. Attraverso la codificazione del concetto di bellezza avrebbe assicurato l’egemonia culturale e artistica tedesche. Quest’egemonia sarebbe stata ulteriormente rafforzata dalla propaganda nazista.

La bellezza concepita dal nazismo si ispirava al mondo artistico della Grecia antica e del Medioevo, ritenendo che questi due periodi “puri” fossero associabili alla razza ariana in quanto non contaminati dai semiti. La bellezza del mondo greco rispettava i valori di equilibrio, proporzione e regolarità voluti dal nazismo. In più esaltava i valori della bellezza del corpo umano.saccheggio-2

La bellezza, secondo il Terzo Reich, doveva rispettare determinate caratteristiche quali emotività, semplicità e chiarezza. La propaganda nazista puntava a coinvolgere la massa della popolazione, nei quali rientravano i ceti meno abbienti e più ignoranti. Le opere dovevano essere comprese anche da questi ceti. 

Non stupisce che la pittura di genere rientrasse nei canoni accolti dal partito: il paesaggio, il contadino, il cacciatore, la madre, nel tentativo di tornare ad a ridare vita alla nobile ed eroica volontà di tutto il popolo e della grandezza della patria.

Il corpo umano e il nudo alla rappresentazione della vita e del vigore del buon sangue, acquisendo un valore non solo biologico, ma aprendosi a un segnale di rinascita individuale, di un intero popolo e del suo spirito. Per il Führer il modernismo era intollerabile in quanto provocatorio, enigmatico, cinico e scomodo: il fine dell’arte doveva essere una via di fuga dal dolore e non un confronto con esso. Il leader tedesco ha strenuamente tentato di instaurare un’arte di regime poiché era pienamente consapevole della portata dell’espressione artistica sulle masse. Il regime tedesco represse negli anni ’30 e ’40 del ‘900 qualsiasi tipo di forma d’arte che non favorisse un’immagine “pubblicitaria” del Paese. (FILIPPO DONATONE IIIA Liceo Scientifico)

“Il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma di trasmettere benessere e bellezza”.

Sin dal momento in cui arrivò al potere, nel ‘33, Hitler aveva ben chiaro uno dei suoi obiettivi: rinnovare lo spirito della Patria utilizzando l’arte come arma di attacco contro i valori corrotti, ma anche come strumento più fiero per difendere il popolo tedesco. Perché proprio l’arte? Wolfgang Willrich, organizzatore della mostra di Monaco, scrisse:

“L’arte è migliore delle parole nel diffondere e nel far rimanere impressa un’idea.”

L’arte deve, in sostanza, fornire un esempio al popolo, tale da poterlo guidare nella definizione della razza pura.

Questa era l’idea inserita da Hitler nel suo Mein Kampf e ribadita, poi, nel ‘35 al Congresso del Partito. Hitler ha sempre rincorso un ideale di bellezza classico, cercando di replicare il senso di solennità che ne scaturiva ovunque intorno a se. La sua missione contro l’arte degenerata ambiva ad eliminare tutto ciò che non potesse contribuire a costruire un mondo bello e pulito. In questa concezione perversa si possono considerare anche le camere a gas: mezzi per ripulire il mondo, andando a preservare la purezza ariana. L’arte, per il Fuhrer, era anche e soprattutto un mezzo per imporre e sottolineare, ancora, i valori e le tradizioni germaniche, come benessere e bellezza, forza e salute, attaccamento alla terra ed al lavoro. I nudi maschili e femminili, privati della carica erotica, erano esempio dell’imperituro trionfo della razza ariana. I corpi sono giovani, forti, fieri ed ispirati agli atleti. La maggior parte delle volte sono soldati coraggiosi che credono nella grandezza della Germania, sono orgogliosi di esserne parte. Molte sculture sono giganti, creando nella popolazione un senso di appartenenza ad una grande nazione vincente. In questo campo, fondamentali sono i lavori di Arno Breker. Anche l’immagine stessa di Hitler viene innalzata sino a dei paragoni con immagini sacre.

Tutte le opere, invece, rappresentatSACCHEGGIOe nelle Entartete Kunst, le mostre “degenerate”, “rappresentavano l’uomo soltanto nella sua condizione di putrefazione, descrivono gli imbecilli come simboli della maturità e indicano gli storpi come esponenti della forza virile”. (cit.Hitler). I corpi rappresentati dagli artisti degenerati erano storpiati, stravolti da contrasti cromatici e deformi.

Dal momento che l’arte doveva essere edificante per il popolo tedesco, fondamentale fu la subordinazione di questa alla propaganda. Importantissima è, dunque, l’immagine idealizzata dell’uomo tedesco, della sua appartenenza al regime, che era stata diffusa sin dall’arrivo di Hitler.

Da quì nasce il concetto di “arte degenerata”, che nel contesto della Germania nazista indicava quelle forme d’arte che riflettevano valori o estetiche contrarie agli ideali del regime. Hitler diede vita ad una vera e propria operazione capillare volta all’annientamento dell’arte “inutile”, intenzione che venne, infine, resa esplicita proprio dalla “Mostra sull’arte degenerata”, dove vennero esposte circa 650 opere saccheggiate dai musei delle città invase e destinate alla distruzione. Questa mostra itinerante che toccò undici città della Germania e dell’Austria, aveva lo scopo di mostrare ai tedeschi quale fosse il tipo di arte da disprezzare.

Appare chiaro come questo tipo di arte risultasse agli occhi del regime come degenerata e pericolosa per l’uniformità di pensiero a cui aspiravano. Mettere su una tela l’interiorità di un individuo, lasciare una certa libertà interpretativa svuotando l’opera da un preciso soggetto da raffigurare avrebbe generato caos, interrogativi profondi e, per questo, le opere che si ponevano su questa linea venivano stigmatizzate e il più delle volte distrutte. Hitler prediligeva, al contrario, quelle forme d’arte che veicolavano uno e un solo significato, ammirate per la loro forma esteriore ed esposte per rafforzare un ideale di purezza della razza, motivazione che legittimava le sue pretese di conquista. Avere paura della portata ideologica dell’arte significa avere compreso quello che Paul Klee sintetizza in una delle sue frasi più celebri: L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.”   (CARMINE NARDELLI VC Liceo Scientifico)

Celeberrimo pittore russo di origine ebraica, Marc Chagall si ritrovò a vivere l’aberrante periodo dei due conflitti mondiali. L’arte per Chagall diviene così l’unica via di uscita dalle brutture della guerra. Nelle sue opere il tema fondante è rappresentato proprio dalla leggerezza dell’amore, in contrapposizione alla pesantezza portata dalla guerra, come vediamo in questo dipinto intitolato “Gli amanti in blu”, dove l’artista rappresenta l’intimo momento di un bacio tra un uomo e una donna, ovvero Chagall stesso e sua moglie Bella. Il dipinto fu tuttavia ritenuto degenerato, poiché non si confaceva agli ideali classici di presunta perfezione, cHITLER-CONTRO-PICassohe Hitler impose come unica espressione artistica accettabile, e per questo presentato nella mostra del ’37. Tuttavia Chagall è stato fortemente ripreso e reinterpretato in chiave moderna, non solo in ambito artistico ma anche cinematografico e letterario. Fabio Mauri, uno dei più celebri avanguardisti del secondo dopoguerra decise di riproporre nell’85 la mostra di arte degenerata del ‘37, in cui vennero esposti al pubblico tutti i quadri considerati degenerati tra cui alcuni ispirati a Chagall stesso. Nel 2009 invece apparve in tutte le sale cinematografiche il film “Ferro tre”, completamente ispirato al tema della leggerezza dell’amore, come vediamo in una scena del film in cui i due protagonisti, salendo sulla bilancia, pesano 0. Nel 2019 invece Roy Anderson mise in scena “Sulla Infinitezza”, un film sulla cui copertina venivano rappresentati due amanti stretti in un intimo abbraccio che fluttuano sulla città, chiaro riferimento all’opera “sulla città” del famoso pittore. In ambito letterario non possiamo tralasciare l’opera “Vita? O teatro?” di Charlotte Salomon, in cui la ragazza inserisce una serie di immagini ispirate ai quadri dell’artista, che riprendono ogni singolo momento o esperienza di vita come il nazismo che vive in prima persona, l’esilio, gli amori e le grandi amicizie. PATRICIA MALAJ e CHIARA PALAZZI (VA Liceo Classico)

La Rigenerazione dell’arte, nel tempo, si nutre della sensibilità di coloro che amano l’arte e ricercano attraverso il linguaggio visivo l’espressione della libertà che nessun governo dispotico potrà mai soffocare. La Rigenerazione dell’Arte passa attraverso la capacità del pensiero di interpretarne le forme e i colori. Di qui la stretta sinergia fra Arte e Filosofia, Immagine e Concetto che docenti e studenti hanno provato a far interagire.

Sono allegati solo alcuni dei contributi video prodotti dagli studenti che testimoniano la capacità re- interpretativa delle vicende storiche che hanno depredato la grande bellezza dell’Europa, perché riproponendo una celebre citazione di Vasilij Kandinskij:

“L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro.”

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