Martedì 24 Novembre 2020
   
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Riflessioni sul probabile abbattimento degli alberi di via Donnola

albero via donnola

albero via donnola“Sono passati circa quindici anni, da quando, in qualità di attivista e presidente della Sezione locale del WWF Gioia – Acquaviva – Santeramo, insieme ai miei compagni di allora, mi ritrovavo spesso a dirigermi, a passo sostenuto, verso l’Ufficio Tecnico di Palazzo San Domenico, con l’obiettivo di chiedere delucidazioni, in merito all’ennesima segnalazione di imminente abbattimento di alberi, presenti sul territorio di Gioia.

Quelle corse contro il tempo sono state innumerevoli e purtroppo, solo in pochissimi casi siamo riusciti a fermare le motoseghe o a porre rimedio alle conseguenze di interventi già parzialmente messi in atto.

Molto spesso si trattava di alberi ai quali, nel corso delle loro lunghe esistenze, era capitato di ritrovarsi, ad un certo punto, su suoli divenuti privati o che avevano cambiato proprietario. Tale collocazione purtroppo, non giocava a loro favore qualora “il padrone di casa”, non avesse avuto, per così dire, il cosiddetto “pollice verde”.

Qualche volta gli abbattimenti avvenivano in “modalità blitz”, in orari e in periodi dell’anno alquanto improbabili e autorizzazioni e perizie, somigliavano più a delle autopsie (prodotte “postume” e all’occorrenza), volte a decretare la pericolosità di piante, a cui non era stata lasciata nemmeno l’evidenza, come strumento di legittima difesa.

Altre sono state abbattute per essere sostituite da nuove essenze, in contesti di rinnovi urbani. Alberi adulti e sani, dismessi come si fa, ad un certo punto, con l’arredo di casa diventato fuori moda. Interpellato a riguardo, un vicesindaco di allora, rispose che personalmente preferiva alberi che non “creavano sporcizia” perdendo le foglie. Evidentemente ignorava, che anche i giovani arbusti con i quali quegli alberi sarebbero stati sostituiti, erano caducifoglie!

Altre volte gli alberi tagliati, presentavano realmente caratteri di pericolosità legati alla salute pubblica e quindi erano inevitabilmente condannati a morte!

E così, seppure mastodontici o con un discreto numero di anni, non vantando nessuna caratteristica atta ad assicurargli una qualche tutela legale, scomparivano pezzi importanti del patrimonio arboreo, visivo e paesaggistico della nostra cittadina.

Quanti alberi Gioia ha perso così, con una tale superficialità, negli ultimi anni? Tanti. Troppi. Di ogni specie e dimensione. Giovani arbusti o piante dall’età ragguardevole.

Di quegli alberi oggi non c’è più l’ombra, sarebbe proprio il caso di dire. Nessuna traccia.

I bambini di oggi non li hanno mai visti e forse farebbero persino fatica ad immaginarli, grandi com’erano, nel bel mezzo della nostra città.

Penso per esempio ai due Pini giganti presenti in un cortile interno di uno stabile, nei pressi dei Giardini Paolo VI, alle spalle del Mesa Libre.

Altri due Pini secolari svettavano in un campo di fronte al supermercato Eurospin.

Un meraviglioso Cedro del Libano si ergeva maestoso e fiero, in via Regina Elena, in pieno centro, di fronte al mercato coperto. Oggi al posto della villa storica che l’ospitava nel suo cortile, campeggia un palazzo.

La gestione del verde a Gioia, è sempre stata piuttosto sui generis, soggetta, ad accontentare richieste di privati, piuttosto che a tutelare l’interesse pubblico e il suo patrimonio.

Vi ricordate di quella volta in cui “ci fecero girare le palme”? Era il luglio del 2008 e otto grosse palme, collocate da anni in P.zza Don Luigi Sturzo, cominciarono a “muoversi” di buon mattino (i lavori di espianto iniziarono molto presto), “attirate” da una palm beach di periferia. D’altra parte, quale miglior posto per una palma, se non a bordo piscina?

La macchina dei controlli, fatta scattare immediatamente, impose necessariamente il ripristino di un certo decoro (non urbano questa volta, ma politico) e le piante furono riallocate in aree diverse da quelle cui parevano inizialmente destinate.

O ancora, mi vengono in mente, le centinaia di alberelli piantati dalla nostra Associazione e adottati dai cittadini.

L’eradicamento di quegli alberi, divenne un punto della campagna elettorale del sindaco Longo, poi effettivamente messo in atto, ma solo parzialmente, apparentemente senza criterio. Gli stessi furono rimossi qua e là appunto, dove probabilmente risultavano scomodi a qualcuno, salvo graziarli altrove, dove non erano giunte lamentele.

Per fortuna, a qualche altro rappresentate di quella stessa amministrazione, quei giovani arbusti nei pressi di casa, non dispiacevano affatto. E fu subito cordoletto!

Quest’ultimo esempio diventa emblematico, rispetto alle riflessioni che emergono in merito alla vicenda degli alberi di Via Donnola. Quelle piante che hanno trovato il favore di qualcuno, manutenute a dovere, dal pubblico o dal privato, sono quelle che ancora oggi sono visibili per Gioia e che hanno avuto modo e tempo, di trasformarsi da fragili ramoscelli quali erano, in giovani alberi.

La parola d’ordine quando si parla di verde urbano, è manutenzione!

Alberi malati, parzialmente secchi, inclinati, appesantiti, pericolanti e dunque pericolosi e scomodi, sono il risultato di una manutenzione mai avvenuta, impropria o peggio, eseguita da mani inesperte e incompetenti.

Non so quale sia la situazione attuale relativa alla gestione del verde pubblico, ma ricordo che allora, tale manutenzione (potature comprese), era affidata a lavoratori socialmente utili, i quali (non certo per colpa loro) non potevano disporre delle conoscenze necessarie all’espletamento di quel delicato compito. Neanche dopo aver effettuato un corso ad hoc.

A riprova di ciò, l’indiscutibile ed evidente brutalità di alcune capitozzature, le cui cicatrici sono ben visibili ancora oggi su alcuni alberi diventati nel tempo deformi, ricurvi e tendenti su un lato, nel vano tentativo di riacquistare un equilibrio strappatogli di colpo, come a qualcuno a cui vengono improvvisamente mozzate le braccia.

Quegli alberi, ripetutamente brutalizzati negli anni e vilipesi nel loro portamento arboreo, sono gli stessi a presentare, oggi come allora, quei caratteri di pericolosità per la collettività, a cui poniamo rimedio abbattendoli.

Se ne deduce dunque, che quand’anche il perito abbia vita facile e le perizie possano facilmente fondarsi su dati evidenti e inconfutabili e non fosse necessario lavorare troppo di tecnicismi per giustificare alcuni interventi, anche in questo caso, gli abbattimenti non dovrebbero essere effettuati a cuor leggero ma, al contrario, generare alcune considerazioni e domande importanti nell’interesse della comunità.

Mi chiedo, per esempio, nel caso in oggetto, a quanto tempo fa risalga l’ultimo intervento di manutenzione degli alberi incriminati e da chi sia stato effettuato.

Quando si prevede l’abbattimento di un albero perché considerato un pericolo (per le ragioni più svariate) per la collettività, non ci si dovrebbe fermare ad un provvedimento d’urgenza, ma indagarne le cause e, qualora queste vengano individuate in una gestione impropria, trattandosi di un bene pubblico, qualcuno dovrebbe assumersene le responsabilità e i cittadini avere il diritto e il dovere di chiederne conto!

La gestione del caso in questione, sembra piuttosto lontana da un approccio di questo tipo.

Nel caso del Pioppo di Via Donnola, non solo pare non vi sia traccia di perizia alcuna, atta a decretare la pericolosità dell’albero (se non quella commissionata dal consigliere Colacicco, che proverebbe il contrario) ma addirittura, il verdetto parrebbe essere stato emesso da una sorta di “piccola giuria popolare”, composta da non meglio identificati cittadini residenti in zona, che avrebbe sollevato lamentele verbali, mettendo insieme le motivazioni più disparate, scientificamente infondate e comunque non sufficienti a giustificare la distruzione di un bene pubblico, al fine di soddisfare l’interesse di pochissimi.

Un’istanza del genere, risulterebbe impresentabile e fuori luogo persino a “Forum”! Sorprende che a prenderla in considerazione sia stata un’Amministrazione comunale.

Elevare a pratica di governo, un modus operandi che prevede di adottare, in un modo così poco oculato, provvedimenti miranti alla distruzione di un bene appartenente alla comunità, per soddisfare l’interesse privato di un ristretto numero di cittadini, mette a repentaglio molto più di una pianta, ma alcune fra le più basilari norme di democrazia e buon governo e i cittadini gioiesi dovrebbero levarsi TUTTI in un moto di sdegno e di protesta!

Ciò che preoccupa di più in questa vicenda, va al di là della vicenda stessa.

Non si tratta infatti, “solo” di salvare la vita ad alcuni alberi, ma di porre lo sguardo sul modo in cui noi uomini, in qualità di cittadini e di Istituzioni, ci relazioniamo con l’Ambiente nel quale viviamo. In quanto reduci di una pandemia che non ci siamo ancora lasciati alle spalle, tale approccio abbiamo il dovere di indagarlo con estrema attenzione, in virtù del fatto che i disastri più grandi del nostro tempo, derivano dall’aver trasformato la Natura e le sue risorse, in merce di scambio per il vantaggio di pochi e a discapito di tutti!

Oggi leggo con un senso di sollievo e di speranza, che centinaia di gioiesi e associazioni presenti sul territorio, s’indignano e alzano la voce di fronte all’abbattimento di alcuni alberi. Che per lo stesso lanciano petizioni e si mobilitano.

Mi rincuora prendere atto del fatto, che negli ultimi anni la sensibilità della società civile sia diventata più matura e consapevole; che anche grazie ai recenti movimenti ambientalisti e alle marce per il clima, persino i bambini conoscono ormai, il nesso profondo, tra un ambiente sano e una buona qualità della vita.

Ciò che mi disorienta e destabilizza invece, è notare come, a fronte di un cambiamento tanto importante da parte della collettività, non ci sia un cambio di passo altrettanto significativo da parte della politica e delle Istituzioni che ci rappresentano. Istituzioni che al contrario, dovrebbero essere alla guida di quel cambiamento ed essere d’esempio per tutti.

La pandemia dovrebbe aver reso innegabile, persino ai più scettici, che la nostra sopravvivenza dipende dal modo in cui ci relazioniamo con la Natura e con gli altri essere viventi.

Dovrebbe aver messo a nudo, la nostra estrema fragilità su una Terra impoverita, malata, stuprata e depredata da un atteggiamento che ci vede come bambini viziati, intenti a soddisfare falsi bisogni dell’oggi, senza interrogarci sulle conseguenze che tale atteggiamento, avrà sicuramente sul domani.

Il virus, con le sue possibili cause e le sue molte conseguenze, ci ha urlato in faccia, che no, non siamo i padroni, ma semplici abitanti, al pari di tutti gli altri e che possiamo essere spazzati via in un colpo, se non cambiamo rotta.

Non tenere conto di questo insegnamento può voler dire soltanto due cose. O non essere consapevoli di tali dinamiche e quindi essere inadeguati a rappresentare una collettività con una visione più lungimirante o assumersi la responsabilità di decidere, con alcune scelte politiche, di mandare deliberatamente e consapevolmente al macero, il futuro di tutti noi, delle generazioni presenti e di quelle future.

Si tratta di scegliere oggi, cosa decidiamo di lasciare in eredità ai bambini di oggi e di domani. Ai cittadini gioiesi del futuro.

Le opzioni al vaglio, al momento, non paiono molte:

- una manciata di nuovi posti auto;

- un punto vendita di prodotti caseari;

o un ambiente vivibile e salutare, che non imponga loro di vivere in un lockdown permanente!

A livello internazionale, si parla da anni, di diritti delle generazioni future.

Un albero, così come l’acqua, l’aria, il suolo e la biodiversità in tutte le sue forme, costituiscono, oggi più che mai, beni dal valore inestimabile e come tali appartengono a tutti e nessuno.

E’ per questo che, non solo non abbiamo il diritto di distruggerle (pur avendone il potere) ma abbiamo piuttosto il dovere di difenderle e preservarle e la responsabilità di gestirle con cura, per poterle consegnare, nelle migliori condizioni possibili, alle generazioni di domani.

Il diritto dell’individuo ad un ambiente sano è considerato ormai da tempo, il prerequisito essenziale per il godimento di tutti gli altri diritti umani. Un diritto fondamentale, sancito a più riprese, da diversi organi internazionali.

Un diritto di tutti, non un capriccio di pochi, ed è tale diritto che la politica, a tutti i livelli, ha il dovere di tutelare e promuovere!

Sono estremamente fiduciosa nel fatto che l’Amministrazione voglia riconsiderare una decisione presa, senz’altro in buona fede, ma forse un po’ troppo di fretta e decida di essere ricordata, come un’Amministrazione capace di guardare al futuro, nell’interesse di tutti e non solo di alcuni!”

Ivana Guagnano
Cittadina ed ex Presidente della Sezione WWF Gioia – Acquaviva - Santeramo

 

Commenti  

 
#8 Vito Nettis 2020-06-09 10:12
A proposito del cedro del Libano in via Regina Elena vorrei sottolineare che la comunità non può professarsi amante degli alberi a spese del privato. Una comunità sensibile, attraverso gli organi amministrativi preposti, acquista al prezzo di mercato il suolo su cui insiste la pianta da salvare, compreso le idonee zone di rispetto verso la costruendanuova abitazione, e realizza un piccolo giardino ad uso pubblico. Colpevolizzare ilprivato non mi sembra corretto,
 
 
#7 cittadino 2020-06-09 05:05
meno male che ci pensa un albero a distogliere i cittadini dagli enormi problemi che ci sono a gioia del colle.

La Redazione
A distogliere l'attenzione sono gli stessi che sorvolano su tanti problemi, compreso questo.
Saluti
 
 
#6 Andrea 2020-06-08 17:48
Eccellenti riflessioni!Brava Ivana, concordo su tutto.
 
 
#5 Rocco Girardi 2020-06-08 13:03
Sai che in altre cose,siamo su pianeti opposti.
Ma alla base c'è un profondo amore per l'ambiente.
Con sfaccettature diverse.
Brava.
Concordo su tutto..
 
 
#4 cataldo recchia 2020-06-08 12:09
complimenti
 
 
#3 Nicola A. 2020-06-08 08:20
Un DIRITTO DI TUTTI e non un CAPRICCIO DI POCHI, un esame profondo della situazione "VERDE" di Gioia del Colle. L'Assessore ha affermato che ci sono 185 alberi da piantare; bene, ci sono molti "buchi" vuoti per tutti gli alberi abbattuti. Questa Amministrazione, per farsi perdonare per la scellerata delibera di abbattimento dei PIOPPI di via Donnola, oltre a RITIRARE la delibera, deve procedere immediatamente a piantare i 185 alberi.
 
 
#2 studentesco 2020-06-08 08:14
«O ancora, mi vengono in mente, le centinaia di alberelli piantati dalla nostra Associazione e adottati dai cittadini»

Cara Ivana, il presagio è funesto anche per i sopravvissuti di quella copiosa piantumazione...
Posso solo sperare che i politici di turno passeggiando per la città nei prossimi mesi estivi si possano rendere conto dell'abissale differenza tra l'ombra prodotta dalle fronde di un albero e quella data dall'ennesimo palazzo di cemento.
 
 
#1 Franco T. 2020-06-08 08:03
Mastrangelo, un’istanza del genere, risulterebbe impresentabile e fuori luogo persino a “Forum”! Sorprende che a prenderla in considerazione sia stata la TUA Amministrazione comunale......
 

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