Sabato 19 Ottobre 2019
   
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..."SI' PADRONE". Sotto i riflettori lo sfruttamento dei lavoratori

caporalato

attività di caporalato L'estate è fatta anche di morti di fatica. Di chi viene pagato anche 1,50€ all'ora, per dodici ore al giorno, senza riposo settimanale, dormendo in un angolo ricavato in una stalla, con un puzzo nauseabondo, insozzandosi con l'acqua della fattoria immaginando così di detergersi.

Diciamo di ospitarli in baraccopoli senza acqua e servizi igienici. No, non è una storia che proviene dai Paesi del Terzo mondo.

Nelle campagne di Gioia del Colle ci sono schiavi che non vediamo, e continuiamo a non vedere anche quando sappiamo della loro esistenza.

Così come quando fingiamo di non interrogarci sul perché e per come indiani piuttosto che africani entrano ed escono da furgoncini bianchi che sostano sulle strade secondarie, oppure quando li vediamo pedalare o macinare km a caporalatopiedi con uno zainetto in spalla come rifiuti in mezzo alla strada, mentre noi sfrecciamo con le nostre auto.

Lo sfruttamento dei braccianti è una realtà tragica. Una realtà di cui è conscio chiunque abiti in una zona rurale: quante volte, guidando per le strade di campagna, abbiamo visto braccianti agricoli caricati sul retro di furgoni aperti, quasi come se fossero delle bestie?

Fingiamo di essere umani ed evoluti. Noi, fingiamo di essere quello che non siamo.  

Nelle campagne di casa nostra, in meno di un mese, in due aziende agricole (due, perché "sotto osservazione") sono stati trovati degli schiavi. 

Schiavizzati da gioiesi per la loro attività imprenditoriale. 1,50€ all'ora, una paga quasi nove volte minore rispetto a quella dei contratti nazionali. Niente sicurezza per mansioni rischiose e ad caporalatoalta intensità. Niente visita medica. Niente riposo.

Gli stranierierano "costretti a dormire e a cambiarsi in un locale ricavato in una stalla, alla presenza degli animali. Per i servizi igienici era stata allestita una camera adiacente ad una stanza adibita alla mungitura, ma spesso i due decidevano di lavarsi direttamente con l'acqua estratta dal pozzo utilizzato per la fattoria".

"Per i titolari dell'azienda sono scattati gli arresti domiciliari, la sospensione dell'attività e sono state comminate sanzioni amministrative/pecuniarie superiori ai 100mila euro". Ci stiamo interrogando? Gioia del Colle si sta interrogando? Perché è anche attraverso il modo di garantire condizioni di lavoro dignitose che si misura la civiltà di un'intera comunità.

Era il 2015 quando nei campi di Andria moriva Paola Clemente, la bracciante agricola stroncata dalla faticacaporalato nei campi.

C'è voluta la sua morte perché l’opinione pubblica si focalizzasse sul problema del caporalato e, più in generale, dello sfruttamento dei lavoratori agricoli. Poi la morte di altri braccianti agricoli nel foggiano ha riportato il problema dello sfruttamento in prima pagina.

Se ne parla al massimo per una settimana, poi tutto tace e tutto riparte con buona pace per i defunti.

Lo sfruttamento dei lavoratori - dove con “sfruttamento” si intende non soltanto il caporalato, ma anche l’impiego di braccianti (spesso immigrati irregolari) in nero - è un fenomeno disumano. Disumano perché non soltanto incide pesantemente sulla qualità di vita degli esseri umani sfruttati (spesso trattati come veri e propri schiavi), ma anche perché il lato triste di tutto questo è che restiamo TUTTI indifferenti.

La Legge pugliese e nazionale sul caporalato, il Rapporto Agromafie, le battaglie dei sindacati sono evidentemente insufficienti per contrastare la legge spietata dei caporali che arrivano a schiavizzare donne e uomini, talvolta anche sessualmente, con numeri chcaporalatoe fanno accapponare la pelle. Che poi numeri solo per la quantità, persone per la qualità.

Persone che sono disposte ad essere sfruttate pur di sopravvivere, così almeno credono e sperano. Accade così soprattutto per gli immigrati. Per gli italiani invece non è sempre così. Gli italiani o non vengono assunti dai caporali oppure, se assunti, vengono licenziati per lasciare spazio a manodopera che costa meno. Il mercato del lavoro è una speculazione al ribasso: a parità di competenze viene scelto il lavoratore che costa meno.

Ed è a dir poco paradossale che in risposta a questo argomento si sentano frasi di politici poco lungimiranti che pensano solo al consenso elettorale a furia di decreti sulla sicurezza. Ma di quale sicurezza parliamo?

Parliamo di politiche per contrastare l'immigrazione clandestina quando i veri clandestini sono gli italiani che dimostrano, con le loro azioni, che l'Italia non è simbolo di dignità, perché vige ancora la schiavitù su un esercito di disperati pronti ad abbassarsi allo sfruttamento.

Storie di questo tipo si ripetono da un capo all’altro del Paese, svelando i retroscencaporalatoa di un made in Italy.

Beviamo Barolo, mangiamo mele e pesche Igp, il pomodoro rosso, il cocomero e mangiamo formaggi in quantità industriale. Se dalle campagne italiane sparissero i lavoratori stranieri, il made in Italy agricolo si paralizzerebbe.

Tra storie di sfruttamento e avvilimento personale, la manodopera straniera costituisce dunque un pilastro fondamentale su cui si regge l’agricoltura italiana. Uno scenario di violazioni sistematiche dei diritti umani spesso ignorato dalle istituzioni. In molti casi si grida #stopinvasioni ai megafoni e poi si onora l’agricoltura italiana come uno dei propri cavalli di battaglia.

Però tutto questo si legge in modo politicamente inverso. Se a portare avanti le aziende agricole fossero solo gli italiani, infatti, le produzioni si bloccherebbero proprio nelle aree a forte trazione leghista, laddove cioè si registrano maggiori proclami ostili rispetto alla presunta "invasione straniera".

Mentre ciò che è emerso dai risultati delle recenti elezioni politiche in Italia, racconta di un Italia che vuole gli immigrati (solo) per dire "Sì padrone". Bontà loro, questi italiani generosi sono la maggioranza...”.

 

Commenti  

 
#9 DX 2019-08-16 20:21
Redazione l'articolo "non è firmato affatto", Gioiese di campagna ha ragione ad attribuire a voi la paternalità dell'articolo, anche se non è così. Se Giovanna Magistro a vostro dire è una "firma" che molti conoscono nel settore sindacale PERCHE' NON FIRMA A TERGO QUANTO HA SCRITTO?
la spersonalizzazione di quanto si fa e si dice ormai è una moda, poi se la prendono con chi fa commenti con un nome finto, così detto NIKNAME. Che ipocrisia.

La Redazione
Le firme degli autori sono da sempre in alto a sinistra... Puoi verificare anche sugli altri articoli pubblicati.
Saluti.
 
 
#8 prendetevela col PD 2019-08-16 15:58
Prima di tutto chi dev'essere messo sotto accusa è chi ha voluto e permesso quest'invasione selvaggia ed incontrollata. L'Italia sta scoppiando d'immigrati irregolari, e se quando li facevano sbarcare li chiamavano pietosamente "disperati" non credo che adesso possano farci più pena di prima. E' già tanto se non siano rimasti nel deserto o su di un barcone che "forse" sarebbe affondato. E soprattutto E' GIA' TANTO SE QUALCUNO DI LORO (SFRUTTATO O NO) LAVORI!
 
 
#7 Campagnola 2019-08-16 14:06
X Paolo. Ho scritto che le indagini ed i giudici faranno giustizia, allora capiremo cosa realmente è successo e chi ha sbagliato pagherà. Nell'articolo viene ribadito più volte che l'agricoltura pugliese va avanti solo grazie allo sfruttamento e ciò non è assolutamente vero! È un'umiliazione per la categoria degli agricoltori. Prima di giudicare bisogna conoscere i fatti fino in fondo.
 
 
#6 paolo 2019-08-16 08:48
X la campagnola: E risaputo che il lavoro in campagna, non è il solo, sicuramente è pesante, impegnativo e faticoso, ma se permette si stava parlando d'altro. Se i margini di guadagno sono ridotti sicuramente non è colpa dei dipendenti, pertanto non si possono giustificare gli abusi, i soprusi, le carte false che avvengono spesso e volentieri, in agricoltura ma anche in altre attività. Le rivendicazioni, quando sono necessarie sarebbe il caso di rivolgerle alle persone e/o istituzioni giuste, non recuperare strozzando i dipendenti specialmente se più disagiati come gli immigrati. Fino ha quando non si cambierà questa cultura, di prendersela con i più deboli e bisognosi, non si faranno passi avanti, non saremo mai un popolo evoluto, emancipato, civile e rispettoso gli uni degli altri.
 
 
#5 Campagnola 2019-08-15 21:28
Esistono delle indagini e dei processi che servono a fare chiarezza... Per quanto riguarda il settore agricolo state sparando a zero su una categoria di gente che si guadagna da vivere fino all'ultimo centesimo, che non fa solo 12 ore ma molte di più per mandare avanti la propria attività in un'Italia ed in una Puglia che ostacola anche i più volenterosi. Voi che giudicate senza sapere dovreste venire a vivere anche poche ore in un allevamento o in un campo e capireste, ci sono tante, tantissime realtà che vanno avanti senza sfruttare nessuno, gente che ci mette il sudore, l'anima e si vede ricambiato da una società ignorante che al minimo scandalo fa di tutta l'erba un fascio.
 
 
#4 paolo 2019-08-15 09:24
L'indole, dei padroni specialmente di piccole aziende (i grandi utilizzano altri metodi più raffinati), in genere e in modo particolare agricoli, di utilizzare i dipendenti come gente da sfruttare al massimo, purtroppo è datato. Cercare giustifiche è quantomeno fuori luogo e fuori tempo. Mi chiedo: ci sono padroni che rispettano in toto le normative previste dai contratti: orario di lavoro, paga, giusti contributi previdenziali INPS, adeguata assicurazione INAIL, norme sulla sicurezza e quant'altro previsto ivi compreso il rispetto della persona? Ci sono padroni che fanno i furbi sulle giornate lavorative? in pratica quelli che fanno lavorare tutti i giorni ma, con la complicità passiva del lavoratore, asssicurano per 101 o al massimo 151 giornate lavorative annue, limite minimo per accedere all'indennità di disoccupazione? Se è vero tutto questo l'alibi di crisi, difficoltà nel guadagno, presenza di immigrati, non tiene. Non è nemmeno vero che queste cose succedono soltanto nel meridione, hanno fatto fior di servizi televisivi che riguardavano aziende agricole del Piemonte, Lombardia e Veneto (regioni formalmente ricche ed evolute), si dice :"IL LUPO CAMBIA IL PELO MA NON IL VIZIO". Serve un cambio culturale è la consapevolezza di riconoscere al prestatore d'opera rispetto e dignità in quando persona e non qualcosa da sottomettere, sfruttare e magari abusare in qualche modo.
 
 
#3 Sinceramente... 2019-08-14 18:00
Se non ci fossero così tanti immigrati in Italia queste situazioni non si verrebbero a creare. Ci sarebbe più lavoro per gli italiani e le condizioni di lavoro sarebbero migliori perché in un mercato del lavoro che funziona i datori sarebbero costretti a fornire garanzie e retribuzioni adeguate per tenersi i lavoratori.

Questo è il risultato a cui ci hanno portato i governi precedenti (soprattutto quelli di sinistra).
 
 
#2 Rabbrivido 2019-08-14 17:59
Ad oggi cara redazione dopo le nefaste notizie provenienti dalla schiavitù gioiese, non c'è stata alcuna dichiarazione in merito da parte della nuova amministrazione comunale. Ci si aspettava una dichiarazione del segretario PD e consigliere, ma tra un mojito ed un aperitivo in top class tempo da dedicare agli schiavi non avrà trovato. Ci si aspettava una dichiarazione dagli imprenditori consiglieri Serra e Donvito, ma in alcuni casi meglio tacere non si sa mai. Ci si aspettava qualche dichiarazione del leghista Etna ma meglio andare per concerti e spiagge a fare selfie che occuparsi di operai schiavi, infine ci aspettavamo almeno un pensiero del Sindaco visto che tali nefandezze si svolgono non a Belluno ma nel paese di cui è sindaco, ma domani è ferragosto meglio pensare dove andare a fare festa che a chi anche domani lavorerà 12/14/16 ore a 700 euro al mese....salvo detrazioni.
 
 
#1 Gioiese di campagna 2019-08-14 16:27
Articolo troppo di parte.
Anche io condanno fortemente queste forme di sfruttamento, ci mancherebbe. Tuttavia mi sento in dovere di intervenire perché su questo argomento si stanno esprimendo giudizi con una certa faciloneria e come al solito si tende a fare di tutta l'erba un fascio.

In particolare trovo irrispettoso il tono denigratorio usato, dovreste scrivere anche che il settore agricolo italiano (soprattutto al sud) si trova al limite della sopravvivenza economica a causa di prezzi di vendita all'ingrosso troppo bassi dovuti alla concorrenza estera, calamità naturali sempre più frequenti, spese per adeguamento alle normative europee totalmente a carico delle aziende, danni dovuti alla fauna selvatica, furti dei raccolti, ecc...

Purtroppo ci sono imprenditori senza scrupoli che ricorrono a queste forme di sfruttamento, che ripeto vanno assolutamente condannate e sanzionate e che cercano di tirare avanti in questo modo becero magari anche arricchendosi. Ci sono tuttavia imprenditori onesti che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera, che ci mettono passione in quello che fanno e che magari alla fine del mese o della campagna non riescono a rientrare nelle spese e sono costretti a chiudere l'attività.

Se foste una testata giornalistica seria, e ho qualche dubbio al riguardo, invece di sparare a zero e demonizzare il settore agricolo in questo modo dovreste correggere l'articolo e affrontare con obbiettività una questione che è ben più complessa di quanto lasciate intendere.

La Redazione
Certo hai ragione, non siamo seri. Siamo di parte, magari di quella parte che chiede si faccia chiarezza o che magari vuol capire. Se fossimo stati di parte non avremmo neanche pubblicato il tuo commento o di altri più o meno sullo stesso tenore. Ancora una volta si tende ad accusare anzichè capire. L'articolo è firmato, ed è una firma che in molti conoscono, soprattutto nel settore sindacale e politico. E se la "questione è ben più complessa di quanto lasciamo intendere" sta a voi del settore chiarirla. Il nostro compito è quello di dare voce a tutti, esattamente per raggiungere questo obiettivo. Nè più nè meno, che piaccia o non piaccia.
Saluti
 

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