RICORDANDO ALDO MORO NELL’ARCO NARDULLI

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partito-democratico_tondoIl Partito Democratico ed il suo segretario Enzo Cuscito hanno ricordato sabato, 31 luglio “Aldo Moro, uomo, politico e statista” in un arco Nardulli gremito di politici di diverso orientamento, intellettuali e gente comune che nei confronti del grande statista, ucciso dalle Brigate Rosse 32 anni or sono, ancor oggi nutrono rispetto ed ammirazione.

A rievocarne le gesta Gero Grassi ed Enzo Lavarra. L’incontro è stato brillantemente moderato da Sergio D’Onghia con eleganti incisi di raccordo, dopo aver tratteggiato un breve, intenso profilo di Moro.

gero-grassi2“La DC ed il PCI - a detta di Sergio – nel cui solco Grassi e Lavarra si sono formati, restano, nonostante la vocazione tutta italiana al facile oblio, i due pilastri etici sui quali si è fondata la storia democratica di una nazione che aveva conosciuto il fascismo e lo aveva combattuto con le sole armi in grado di abbattere un regime: la dignità e il sacrificio. Queste parole - che risuonano oggi piuttosto vuote e sempre meno austere, soprattutto se pronunciate dalle labbra di personaggi che fanno del glamour e della volgarità il proprio credo politico – ritornano integre e incorrotte tutte le volte che il pensiero si posa sul ricordo di Aldo Moro. Un uomo che non ha mai disgiunto il suo impegno politico dal suo ruolo di statista, riempiendo entrambi della sua umanità e della profonda convinzione religiosa. Un politico che riusciva perfettamente a far dialogare l’etica con la pratica”.

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Quindi Sergio passa la parola a Gero Grassi, il quale traccia il panorama che nel ’46 vide “il timido professorino sciabolare” con il ben più sanguigno Di Vittorio “sempre pronto a sbattere a terra la sua famosa coppola per sottolineare la sua indignazione e parlare al cuore delle persone”.

“Il 75% delle abitazioni non aveva il bagno, il 95% delle strade non era asfaltato – ricorda Grassi – per la prima volta erano chiamate al voto le donne, simbolo di unione non solo della famiglia. Moro era giovane e timido, parlava di diritto morale, di persona universo, di pluralità, di eticità…Alla fine del suo comizio tutti andavano via contenti, ma senza aver capito nulla di ciò che aveva detto”.

Per Moro ogni persona era un universo di cui lo Stato doveva riconoscere i diritti “innati”. Per rafforzare la democrazia occorreva includere e non escludgero_grassiere, questo portò al’inserimento dei socialisti nel circuito del potere. Egli credeva fortemente nel merito, che soprattutto in ambito scolastico era l’unico, vero riscatto sociale per i più poveri.

“Moro fu rapito per mettere in crisi lo Stato – continua Gero Grassi – Franceschini delle BR lo dichiarerà dal carcere. Fu scelto a Fanfani (vecchio politicamente) e ad Andreotti (definito dal brigatista “improprio”) perché sarebbe stato eletto come presidente riunendo DC e Partito Comunista”.

I brigatisti, come dichiarato da Adriana Faranda, potevano girare tranquillamente nei dintorni del Parlamento. Un poliziotto, cui aveva chiesto informazioni a 200 metri da via Della Scrofa, aveva sul cruscotto una sua foto segnaletica risalente alla sua prima comunione, impossibile riconoscerla. In queste condizioni si operava, né lo Stato fece quanto era in suo potere per salvarlo.

pubblico“Rifiutando di scendere a patti con i rapitori, primo ed unico caso nella storia italiana – afferma con sicurezza il deputato – lo Stato ne decretò la morte. Non decise in tal senso nel caso di Sossi o di Ciro Cirillo né, avvicinandoci ad oggi, per la liberazione degli ostaggi in Medio Oriente. Lo Stato ha sempre trattato e “pagato” anche quando si è detto il contrario. Nei servizi segreti c’erano infiltrati della P2, il caso mediatico del lago della Duchessa faceva parte di una controinformazione che doveva preparare psicologicamente alla morte di Moro. Lo volevano tutti morto. Era inviso agli U.S.A – Kissinger si tolse addirittura le cuffie per non sentir tradurre il suo intervento - ed alla Russia. Era controllato dalla CIA e dal KGB (un suo agente era tra gli studenti del suo corso)”.

In quei 55 giorni Moro scrisse profeticamente, rivolgendosi ai comunisti: “Il mio sangue ricadrà su di voi e voi non ci sarete più quando il muro di Berlino verrà meno”.

Dei nove brigatisti i quattro che gli erano stati vicino durante la prigionia votarono per la sua salvezza – dichiara con emozione Gero Grassi – li aveva conquistati, aveva parlato al loro cuore. Uccidere quell’uomo mite e buono che lo stesso Papa Paolo VI, in un suo appello chiese fosse restituito allo Stato, alla famiglia e al partito, decretò la loro sconfitta e li rese perdenti”.

“Moro aveva tentato di rigenelavarrarare la DC intuendo che solo l’alternanza poteva attivare questo processo. Il partito comunista aveva il 34% dei voti, insieme raggiungevano l’80%. Per Aldo Moro ogni persona aveva valore, umanità e andava considerata. Oggi, invece, lo Stato ci considera solo numeri ed il Governo consumatori del supermercato che è ormai la politica“.

Enzo Lavarra si sofferma sul “mito popolare” determinato dall’essere statista, politico e uomo.

Moro ha dato un contributo straordinario all’evoluzione democratica dell’Italia. Il suo passo lento, il linguaggio involuto potevano farlo percepire tattico, immobile, piegato alla condizione del potere. In realtà era proiettato verso il futuro, era attento alla massa dei lavoratori ed alla dignità della persona. Leggeva la realtà e la traduceva in un progetto politico. Ad esempio, riguardo alla legge sul divorzio la sua posizione di credente non gli impediva di indicare un altro orizzonte da ascrivere al principio di laicità. Non dimentichiamo che Moro partecipò alla stesura della Costituzione ed era un fervido sostenitore della necessità di allargare le basi democratiche del consenso. lavarra2Due poli in contrapposizione rendono fragile la democrazia, se c’è cooperazione e dialogo la si rafforza. La confluenza del compromesso storico e delle larghe intese contrastava con il meccanismo dell’alternanza che avrebbe messo in discussione l’egemonia della DC. Moro voleva allargare la base democratica, obbligando il partito ad attingere energie per mantenere il consenso. Oggi la democrazia è in ostaggio di un leader unico e plebiscitario al comando, il che semplifica il rapporto tra cittadini e potere ma espone al rischio di crollo… se fallisce l’apice, se cambia il segretario di un partito, c’è il rischio che crolli il sistema. Moro indicava il punto di equilibrio, delimitando gli spazi di agibilità della DC per la sovranità della democrazia. Il partito democratico non è lo sviluppo naturale della politica di Moro, lo è della caduta del muro di Berlino. Dobbiamo ricreare il rapporto “politica – bene comune” in contro tendenza con la politica – spirito imprenditivo”.

Unico intervento pubblico3a fine conferenza quello di Donato Stoppini, redattore de “la Piazza” e “Gioianet”, rammaricato dall’aver ascoltato poco della vita e dell’azione del grande statista, essendo incentrata l’attenzione dei relatori soprattutto sui 55 giorni della sua prigionia, sulle presunte cause che ne determinarono la sua condanna a morte e non sul contributo che ancora oggi il suo pensiero può dare alla democrazia, se ancora c’è democrazia e si chiede se i giovani sappiano chi è Aldo Moro. Evidenzia, inoltre, che la sua tanto discussa teoria politica delle “convergenze parallele”, da non confondere con il “compromesso storico”, enunciato da Enrico Berlinguer  e addebitato in serata alla figura del grande statista, oggi è stata snaturata a tal punto da averle trasformate in convergenze tangenti se non addirittura intersecanti tra i vari partiti e rappresentanti politici, a qualsiasi livello.

salutiGero Grassi non condivide tale affermazione, ritenendo si sia dissertato ampiamente sullo statista e sottolinea che la sua morte ha lasciato una traccia indelebile tra i ricordi della gente, così come la morte di Martin Luther King, di Robert Kennedy, l’attentato a Wojtyla, ma che è pur vero che nelle scuole molti non sanno chi sia Moro, da qui la necessità di parlarne con gli studenti.

Anche se, più che di ascolto passivo, i ragazzi oggi sentono il bisogno di “interpretare” di esser protagonisti della storia, di riviverla anche attraverso i media televisivi, vera “enciclopedia dei saperi” dei nostri tempi e di giovani, in occasione dell’incontro, ve n’erano ben pochi… Peccato!