Comune di Gioia in dissesto? Esternalizzando i tributi… sì!

municipio gioia di notte

panorama gioia del colleDa 8 potrebbero già essere saliti a 10 i milioni di euro (per ICI-Tarsu-Tares-Tari-Imu e Tasi) non riscossi dal Comune e dalle due società (Ce.r.in. e Tributi Service) pagate profumatamente per circa 500mila euro l’anno dai gioiesi per farlo. La punta di un iceberg denunciata mesi fa… Una ipotesi cui ha fatto riferimento il Commissario Umberto Postiglione il 17 agosto scorso, sulla quale riflettere prima di riesternalizzare il servizio tramite il bando in scadenza il 19 settembre 2018. [TRIBUTI. CI RISIAMO. 1.796.753 € PER (RI)ESTERNALIZZARE SERVIZIO]

Perché? In primis perché la futura società, pur non essendoci reali obblighi normativi, sarà costretta ad assumere le stesse persone che da cinque anni operano nella gestione dei tributi con i risultati di cui sopra, ovvero dipendenti di “… una società che non ha avuto la forza per organizzarsi bene oppure ha avuto indicazioni per non organizzarsi bene…” stando a quanto dichiarato da Postiglione in una intervista rilasciata ad un periodico locale. Da chi e perché? Queste le domande che dovremmo porci e su cui indagare…

Ricordiamo che sulla società, e di conseguenza sul suo personale, ricade la responsabilità della mancata comunicazione della lista discarichi che ha determinato il permanere di ingenti residui attivi, con le conseguenze del caso per l’azione amministrativa. Giusto per dare qualche numero, parliamo di € 1.159.042,50 per ruoli TARI (tassa rifiuti) emessi dal 2009Umberto Postiglione al 2016, mai riscossi.

Una società profumatamente pagata per far sprofondare Gioia in un mare di debiti, perché i tributi non incassati “gonfiavano” i bilanci in quanto nei termini di prescrizione erano ipoteticamente esigibili, ma di fatto inspiegabilmente “condonati”, in quanto nessuno ha chiesto agli evasori di pagare. E non parliamo di indigenti o nonnine finite in ospizio, ma di noti imprenditori gioiesi e non con proprietà immobiliari invendute e “grandi” contribuenti.

Una situazione a dir poco kafkiana! Affidiamo all’esterno la riscossione dei tributi con aggi faraonici per recuperare crediti da chi non paga, autotassandoci, e la situazione non solo peggiora, nel senso che ci rimettiamo centinaia di migliaia di euro per pagare la società e i suoi dipendenti, ma rischiamo come Comune la bancarotta e giusto per farci ancora più male, riproponiamo un bando anche più vantaggioso del precedente per la futura società che prenderà in appalto il servizio, invece di porre le basi per internalizzarlo, magari andando in proroga o con un affidamento breve, di massimo due anni e lasciare risolvere il problema alla prossima amministrazione.

COME FAR CASSA IN COMUNE…

Basterebbe un semplice accorgimento oggi per risparmiare centinaia di migliaia di euro domani… Quale? Per prima cosa modificare il bando, riducendone la durata e in riferimento alla banca dati che userà chi si aggiudicherà l’appalto, inserire una semplice postilla, chiedere che segua le specifiche di tracciato dell’Ente con aggiornamenti mensili.

Di che trattasi? Semplice: l’Ente chiede alla somunicipiocietà di salvare mensilmente i dati dei contribuenti non solo sul proprio database ma anche su un software (con file excel, xml, word ecc.) del Comune utilizzabile dai dipendenti comunali individuati per controllare i dati inseriti, e quindi anche l’operato della società pagata per farlo. In questo modo alla fine dell’appalto, si potrebbe internalizzare il servizio riducendo al minimo i danni, ovvero le spese, in quanto in parallelo si “formerebbe” il personale del Comune il quale, con una propria banca dati, avrebbe risolto i problemi della migrazione e delle verifiche.

Così come strutturato, invece, il bando parrebbe più funzionale al dissesto del Comune annunciato dal Commissario se non si porrà rimedio a questa emorragia di tributi non pagati.

E dire che proprio sui “buchi” dei mancati tributi il consigliere Rosa Addabbo avviò la sua crociata in Consiglio comunale!

Ma come andrebbe impostato il bando per fare gli interessi del Comune? Per prima cosa prendendo parametri corretti per stabilire quale cifra mettere a gara.

QUESTE LE MODIFICHE PER RISPARMIARE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO

L’importo di € 1.796.753,30 che pagheremo in cinque anni è stato calcolato non su una media delle entrate dei tributi degli ultimi anni, ma sul “gettito potenziale”. In parole povere, nel 2017 il Comune ha incassato € 158.424,80 tra IMU (4.433.854,24), Tari (3.051.456,18) - importi più corposi -, Tasi, Tosap e imposta sulla pubblicità.ufficio-tributi-code

Il corrispettivo fisso su cui si è calcolato quanto pagare alla società, invece, ammonta a 230.848,94, con Tasi alle aliquote massime e calcolando il 2% anche sui milioni di euro di entrate di competenza della Provincia e non del Comune. Facendo riferimento ad un gettito potenziale e non ai dati reali, paghiamo in più € 72.424,14 l’anno (bazzecole?) che in cinque anni diventano 362.120,70.

Nel caso vengano aboliti dei tributi - stando ai contenuti del bando - la società che si aggiudica l’appalto continuerà a “beccarsi” lo stesso importo e nessun reale incentivo è previsto per il recupero dell’evasione. Inoltre, nessun articolo del capitolato è dedicato all’attività di accertamento e liquidazione delle entrate tributarie ed extratributarie.

In base a quali criteri si è poi stabilito per la riscossione coattiva di pagare aggi del 15% sull’importo medio degli ultimi tre anni e del 10% delle riscossioni da accertamenti sempre dell’ultimo triennio?

COME EVITARE BRUTTE SORPRESE

Altro dato sconfortante… anche alla luce del triste e fallimentare destino di entrambe le società - Ce.r.in e Tributi Service -, (per quest’ultima è stato anche riconosciuto un debito fuori bilancio, dopo i danni fatti), ci saremmo aspettati misure cautelative al fine di selezionare società “sane”, magari testandone la capacità economica e finanziaria con dichiarazioni bancarie, coperture assicurative, controllo dei bilanci e quelle tecniche controllando quali lavori abbiano eseguito negli ultimi cinque anni, certificati di corretta esecuzione e buon esito di quelli più importanti, Noicattaro. Gestione tributi frontorganico medio, numero dei dirigenti o fideiussione bancaria

Invece nulla di tutto ciò è stato inserito. Il requisito prescelto è un fatturato non inferiore a 2.209.122,195 euro più IVA. Su quali criteri? Non lo si comprende…

E poiché sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico (salvo si tratti di effetti collaterali di copia/incolla) nel punto 4.7 del disciplinare e nell’art. 3 del capitolato si fa riferimento a casi di subappalto – cessione, il primo consentito nelle forme e nei limiti di legge, la seconda … fuori legge. Non è infatti consentita la cessione del contratto di concessione, per intenderci quello che la Ce.r.in ha fatto cedendo il ramo d’azienda contenente il contratto gioiese alla Tributi Service.

E magari se a riscuotere i tributi fosse stato il Comune, avremmo anche “beccato” per sbaglio qualche evasore in più.

E per chiudere alla “Report”, tra tanta desolazione, una buona notizia: da fonti certe parrebbe esista un avanzo vincolato da usare per gli spazi finanziari. Non tapperà buchi milionari, ma sempre meglio di niente! Se poi si riuscisse in autotutela a bloccare questo nefasto bando, potremmo anche, tra tante nuvole, iniziare a vedere il sole.