Martedì 20 Agosto 2019
   
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LO STATUTO DEI LAVORATORI E’ ANCORA ATTUALE?

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A 40 anni della stesura dello Statuto dei Lavoratori – Legge 300, approvata dal Parlamento della Repubblica il 20 maggio 1970 – la domanda che siamo costretti a farci, a causa dei tentativi di manomissione in atto da parte del Governo e delle imprese, è: “Può dirsi ancora valido? È attuale?”.

La domanda ha in sé un suono retorico e se ne è parlato giovedì, 10 giugno 2010, presso la Sala De Deo, in una conferenza dal titolo “Una conquista da difendere oggi per costruire il domani”.

Emblematica è la scelta di pquarto1orre sulle locandine pubblicitarie il dipinto del 1901 di Giuseppe Pellizza da Volpedo, rappresentante lo sciopero, e vero e proprio manifesto della carica sociale e progressista, dove sono raccontate le drammatiche condizioni di vita del proletariato attraverso quella marcia sicura e fiera, serena e inarrestabile verso un avvenire di riscatto rispetto alla condizione di miseria e di sfruttamento.

All’incontro hanno partecipato: Giorgio Donvito, coordinatore dei Giovani Democratici di Gioia del Colle; Vito Pinto, professore di Diritto del Lavoro presso l’Università degli Studi di Bari; Mario Lozito, ricercatore presso l’Università degli Studi di Bari; e Giovanni Nicastri, Segretario Regionale Filea CGIL.

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Immediatamente, all’attenzione dell’uditorio, è sottolineata, dal giovane Giorgio Donvito, la correlazione della Legge con la Costituzione Italiana che proprio nel lavoro trova il suo supporto fondante. Interessante è l’intervento del prof. Vito Pinto, secondo il quale “[…] bisognerebbe cercare d’individuarne il significato più profondo per capire se lo Statuto ha ancora ragione di esistere. Innanzitutto bisogna guardare il tipo di cultura precedente allo statuto che vedeva l’impresa immune dalle norme giuridiche”.

Lo Statuto regola, infatti, per la prima volta i poteri del datore di lavoro che si deve confrontare non più con delle sole esigenze di mercato, ma con il lavoratore, in quanto persona dotata di dignità. È una legge che garantisce la rappresentanza sindacale aziendale dando la possibilità di interloquire con il proprio datore esprimendo le proprie idee; che garantisce, quindi, la possibilità di far sentire la propria voce sul luogo di lavoro e che garantisce, soprattutto, il non essere licenziati senza un giusto motivo.

P6100239.jpg4Ed è su questo punto che si sofferma il prof. Pinto, sostenendo che proprio l’art. 18, sulla reintegrazione nel posto di lavoro, è la norma più penetrante, la norma con la quale lo Statuto raggiunge l’apice. Detto ciò, alla domanda iniziale: “È ancora attuale lo statuto?”; il professore risponde così: “Premettendo che esistono tutt’ora le produzioni produttive e i poteri datoriali e che l’assetto interno non è cambiato, a me viene da pensare che se ci sono i poteri, la prospettiva delineata dallo Statuto è sempre attuale, perché ci sarà sempre bisogno di quel contropotere che possa difendere il valore del lavoratore”. E conclude: “La sua negazione sarebbe un modo, permettetemi, quasi ridicolo di spostare le lancette dell’orologio all’indietro”.P6100237.jpg2

Sulla stessa linea si muove l’intervento di Marco Lozito, “Concordo pienamente con Giorgio e il professor Pinto sull’attualità dello statuto all’interno del quale si possono fare delle rivisitazioni che il tempo necessita a fare”. Fa, così, l’esempio dell’art. 4 sul divieto degli impianti audiovisivi con lo scopo di controllare a distanza l’attività dei lavoratori. È ovvio che oggi con l’avanzare della tecnologia un discorso del genere non può essere circoscritto ai soli impianti audiovisivi.

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Infine, l’intervenP6100241.jpg3to di Giovanni Nicastri che con veemenza ricorda l’affermazione di Giuseppe Di Vittorio avutasi durante il III Congresso Confederale nazionale e svoltosi a Napoli a novembre del 1952, a pochi anni dalla promulgazione della Costituzione, dove per la prima volta si ebbe, proprio da Di Vittorio, la proposta di uno Statuto: “Il lavoratore non è un attrezzo qualsiasi. Non si affitta, non si vende. Il lavoratore è un uomo, ha una sua personalità, un suo amor proprio, una sua idea, una sua opinione politica, una sua fede religiosa e vuole che questi suoi diritti vengano rispettati da tutti e in primo luogo dal padrone”.

E l’affermazione di Di Vittorio, alla luce del momento storico attuale connotato dalla provvisorietà, dalla precarietà; lascia ai presenti e a chi legge motivi su cui pensare.

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