“La democrazia in Atene. Storia di un mito” di Francesco Colafemmina

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116699565-10220918075533193-981703667005977246-nSi è tenuto lunedì, 3 agosto, in Piazza Rossini il quarto appuntamento di «Storie di Piazza» dedicato al saggio di Francesco Colafemmina «La democrazia in Atene. Storia di un mito», una ricostruzione storica di come è nata e si è sviluppata la democrazia nella città greca e di quanto ancora adesso sia presente la sua influenza nella vita politica dei paesi occidentali.

Raffaella Rizzi ha introdotto l'ospite disegnandone una breve biografia: nato a Roma nel 1980, ha frequentato il liceo Classico a Gioia, poi ha conseguito la laurea in Lettere Classiche nel 2004 a Bari e frequentato la scuola di Giornalismo Rai a Perugia.

Ama il mondo greco e trascorre molto tempo in Grecia, che considera la sua patria spirituale. Conosce anche il greco moderno. Attualmente è consigliere comunale ad Acquaviva e gestisce la sua Azienda Apistica "La Pecheronza".

Ha scritto altri tre libri, di tenore e argomento molto diverso tra loro: il romanzo «La serpe tra gli ulivi» (Settecolori Edizioni 2010); «Le api e noi» (edizioni Apèinsieme 2017), dedicato al suo lavoro di apicoltore; «Il mistero della Chiesa di san Pio. Coincidenze e strategie esoteriche all'ombra del grande Santo di Pietrelcina» (Settecolori Edizioni 2010) e due saggi di storia antica: "Dialoghi con un Persiano di Manuele II Paleologo" (Rubbettino 2007) e "Il Matrimonio nella Grecia classica" (Settecolori 2011).

Raffaella ha poi presentato anche Marica Laudadio, che si è aggiunta questa sera egregiamente alla squadra di «Storie di Piazza» per dialogare con l'autore. Marica è insegnante presso il liceo classico «P.V. Marone» di Gioia. Appassionata di libri e aspirante scrittrice, è laureata in «Filologia Moderna» e ha curato varie recensioni sulla rivista letteraria «Orizzonti».

L'assessore Lucio Romano ha rivelato di aver già seguito la presentazione del libro ad Acquaviva, rimanendo positivamente impressionato oltre che dai contenuti del libro, dagli occhi espressivi e pieni di vita e di cultura dell'autore, contattato poi tramite Francesco Paolo Resta.

Ha evidenziato con orgoglio la felice coincidenza della presenza di quattro ex «Virgiliani», accomunati oltre che dagli studi dall'amore per la Grecia, precisando che «La democrazia in Atene. Storia di un mito» illustra la storia della democrazia ateniese, ma permette anche di parlare delle dinamiche della politica e della democraz117175523-2729186837360934-5468492880146198577-oia oggi. Non è mancato nel corso della serata qualche riferimento, qualche frecciatina polemica sulla situazione politica attuale, ma nel complesso l'autore ha saputo mantenere un giusto equilibrio, nonostante l'argomento si prestasse a tracimare in campagna elettorale.

Romano ha ringraziato Marica per la sua disponibilità, sottolineando l'importanza di dare la possibilità a giovani intellettuali emergenti di dire la propria, e i ragazzi e ragazze della Comunità Terapeutica «Fratello Sole» che nell'ambito delle loro attività didattiche estive, anche stasera hanno curato abilmente la lettura di alcuni brani del libro.

Marica si è detta felice di collaborare e di aver avuto la possibilità di conoscere Raffaella con cui ha scoperto di avere un background comune sia a livello culturale che nella vita privata e di condividere la stessa forza che le rende entrambe combattive.

Nel primo estratto letto da Alberto è stata ripresa una citazione di Finley che afferma che «i Greci scoprirono la democrazia esattamente come Colombo, e non un navigatore vichingo, scoprì l’America». La politica e la democrazia occidentali sono il frutto della civiltà greca.

COME NASCE LA DEMOCRAZIA?

Secondo Francesco Colafemmina non è importante stabilire quando nasce la democrazia in Grecia, quanto capire come nasce, come avviene il passaggio da un regime aristocratico oligarchico alla democrazia. Di solito immaginiamo la democrazia come il frutto di un'ideologia, una creazione dal basso; invece ad Atene la democrazia è nata dall'alto, dalle élite fondiarie, arricchitesi attraverso il latifondo.

In quel periodo il potenziale mercantile della città era poco sfruttato e i latifondisti hanno pensato di affidare una delega al popolo per il controllo dei conflitti tra le élite.117161498-2729185957361022-4789089128538818383-o

Il libro copre un vasto periodo che va da Solone alle guerre del Peloponneso. Le élite si ingraziano il popolo dandogli maggiore potere, ma in realtà è solo un modo diverso di accrescere il loro potere. Socrate e altri pensatori erano scettici sulla democrazia, che secondo loro poteva facilmente sfociare in demagogia e interessi personali.

Atene dell'epoca era grande come l'odierna Altamura e aveva un'economia rurale, simile a quella pugliese di un secolo fa, caratterizzata da una grande povertà. L'agricoltura dipende molto dalla natura del suolo, dagli eventi atmosferici e l'Attica era sfavorita rispetto ad altre regioni greche. Atene era circondato da campagne brulle, dove cresceva soprattutto orzo. Il grano arrivava dall'odierna Ucraina. C'erano anche gli ulivi e pochi latifondisti controllavano ettari ed ettari di terreno.

Ai latifondisti andava bene così: i contadini erano sfruttati nei campi e spesso portati alla schiavitù.

Le uniche opportunità per l'Attica erano nel commercio. Le élite avviano il processo democratico con grande sensibilità. Solone abolisce la schiavitù per i greci e per debiti, crede nella redistribuzione, afferma che l'uomo non può andare oltre i suoi limiti, oltre ciò che spetta all'umano.

IL CLIENTELISMO? NASCE DALLA POVERTÀ

In questo clima di grande divario sociale cominciano a svilupparsi le clientele. Nell'antica Grecia il clientelismo si basava sulla povertà, sulla consapevolezza che solo il nobile ti può proteggere nel momento del bisogno. Un fenomeno ancora molto presente anche nel nostro sud per una povertà strutturale.

Dal clientelismo nasce l'idea di usare parte della cittadinanza per117166518-2729186670694284-7115379079798708182-o accrescere il proprio consenso utilizzando la potenza della propria clientela.

Pisistrato gestiva una delle clientele più forti nella terra più povera, dove erano presenti soprattutto apicoltori e minatori.

A nord dell'Attica c'erano le vie che servivano per il commercio sul Mar Nero e le altre città greche. Pisistrato sposta i commerci verso sud. Sotto un tiranno nascono le dinamiche che porteranno alla nascita della democrazia, alla formulazione dei poemi omerici. La cultura veniva utilizzata, serviva per creare consenso, creare un rapporto diretto con la massa, con il popolo.

Nei cento anni successivi progressivamente si è creata la struttura democratica dello Stato. Si eleggevano 500 rappresentanti per scrutinio; inizialmente scelti tra i nobili, poi per sorteggio tra persone prese a caso.

Sembra paradossale, ma anche oggi spesso sono i partiti a formulare le liste, a scegliere per noi chi dovrà rappresentarci.

Nel 450 a.C. nasce la consuetudine del pagamento dei rappresentanti, quello che oggi potremmo definire «stato sociale».

Chi viene eletto come membro del consiglio prende un indennizzo per il proprio lavoro e ci sono complicati sistemi contro la corruzione. I giurati venivano pagati e molte cariche prevedevano una retribuzione che avrebbe dovuto scoraggiare la corruzione. Era lo stato che si occupava di pagare i cittadini, eseguendo molti lavori pubblici come la costruzione di grandi templi e teatri come sfoggio di potere. 

Veniva commissionata la costruzione di edifici religiosi anche se i capi erano atei, solo per mostrare il proprio potere. In questi cantieri lavoravano insieme operai pag117158947-2729185870694364-830373886243812554-oati e schiavi.

Nei due brani letti da Pierfrancesco e Danilo, si parla della guerra civile che si manifesta per la prima volta anche ad Atene, ribaltando tutti gli schemi preesistenti. Il consigliare prudenza o non schierarsi apertamente era considerato sospetto mentre c'era un grande zelo per la lotta, per la competizione che portò prima a feroci lotte interne e poi a spietate vendette, a conseguire il potere in maniera violenta per fame di competizione. L'onestà era poco considerata mentre invece era ammessa ogni forma di depravazione per chi si collocava negli opposti schieramenti.

Marica ha ribadito l'importanza di conoscere la storia, sottolineando come tanti di noi non conoscono la nostra storia.

La vera libertà è quella del cittadino greco che ha lottato per conquistarle. Solo conoscendo la storia si possono capire le insidie celate nella democrazia.

Francesco ha rievocato con nostalgia i pomeriggi passati a Gioia a fare ripetizioni di greco con la prof.ssa Procino che gli ha insegnato a leggere e tradurre Tucidide, concludendo che forse deve a lei l'amore per la Grecia. Ricorda in particolare le traduzioni dell'epitaffio per i caduti di Pericle, momenti che permettono di leggere il mondo antico senza i filtri dell'accademia.

Ha ribadito l'importanza di studiare gli antichi per vedere l'efficacia nel nostro presente di quello che ci hanno lasciato, «l'interesse per il potere dietro il belletto delle belle parole».117172497-2729186544027630-4962723993570290843-o

Gli aristocratici erano alla ricerca del premio per il loro agone, portavano a morte una città solo per mostrare il loro potere.

In seguito la retorica democratica francese dopo la rivoluzione ci ha imposto il modello evolutivo, che afferma che tramite la tecnica progrediamo giorno per giorno e mette da parte l'insegnamento di Atene e della democrazia antica. Le contrapposizioni c'erano e ci sono ancora. Nella retorica viene spesso preso in giro il popolo.

LA PROPAGANDA? È FONDAMENTALE PER «DARE FORMA AL CAOS»

Secondo Edward Bernays, autore del testo del 1929 «Propaganda», la propaganda è fondamentale per «dare forma al caos» e permettere la manipolazione consapevole e intelligente delle masse. Le tecniche usate dal potere per plasmare l'opinione pubblica sono state inventate e sviluppate negli anni, spiegava Bernays, «via, via che la società diventava più complessa e l'esigenza di un governo invisibile si rivelava sempre più necessaria».

Uomini che non conosciamo governano le nostre vite. Siamo dominati da un numero esiguo di persone che escogitano nuovi mezzi per guidare il mondo tramite i mezzi di comunicazione.

I grandi filosofi «elitisti» come Vilfredo F.D. Pareto dicevano che sono pochi che determinano il destino della società.

Finora c'era la speranza che ad Atene ci fosse stata un'isola felice; purtroppo anche lì c'erano capipopolo, aristocratici a determinare i destini.116720383-2729186410694310-7245761839179946315-o

Secondo Colafemmina la politica oggi non serve più a nulla. E cita Jovanotti che ha rivelato di essere stato invitato da Google a partecipare a un convegno sul futuro del mondo. Una riunione dove paradossalmente non si poteva portare il telefono e non si potevano fare riprese o registrazioni. E non c'era neanche un politico, perché secondo loro i politici non contano.

Anche durate l'emergenza Covid-19 spesso i politici si sono trincerati dietro gli scienziati, in particolare i virologi, spesso in disaccordo tra loro, per evitare di dare delle indicazioni chiare.

In passato per fare politica occorreva una preparazione di base, una cultura politica, spesso raggiunta dopo anni di militanza.

Si puntava su una persona che avesse una visione globale dei problemi e capacità organizzative, capacità di ascolto e determinazione di risolvere i problemi della gente.

Ora la politica esula dal contesto e spinge soprattutto sui personaggi noti.

È emblematico il caso del rapper americano Kanye West che ha dichiarato di volersi candidare per le presidenziali 2020. Forse è solo una provocazione, forse un modo per illudere la gente, ormai disillusa, che conti ancora qualcosa andare a votare. Un rapper che si candida alle presidenziali dice che chiunque ha l'opportunità di arrivare ai luoghi di potere.

DAL GOVERNO MALGRADO IL POPOLO AL GOVERNO SENZA IL P117167770-2729185924027692-2280422270091810038-oOPOLO

Se poi queste persone si rivelano incapaci la gente non va più a votare e realizza il desiderio delle élite finanziarie internazionali e transazionali di passare dal «governo malgrado il popolo al governo senza il popolo».

Recentemente la sindaca di Parigi è stata eletta con soli 200.000 voti. Anche negli Stati Uniti sembra che oggi le emergenze siano altre, si parla più delle statue di Colombo abbattute che del Covid.

È un caos strumentale per ignorare i veri problemi come dimostra anche in Italia tutta la diatriba attorno all'uso del monopattino e all'opportunità di offrire incentivi all'acquisto.

Nel libro si cita Montesquieu che diceva che non esisterebbe nessuna potenza senza una stabilità religiosa.

L'importanza della religione per la potenza di una nazione è dimostrata dal fatto che le grandi rivoluzioni culturali come l'Illuminismo solitamente sono precedute da movimenti culturali anticattolici. In genere anche durante e dopo la rivoluzione il popolo però resta legato alle sue vecchie devozioni.

Anche ad Atene i sofisti mettevano in discussione l'esistenza degli dei, ma poi riemergeva l'animo popolare legato ala religione. Il rapporto con il divino implica un ordine sociale, che confligge con un valore materialista della vita.

Nello svolgimento dei sacrifici rituali in genere le parti migliori erano riservate ai sacerdoti, poi via, via agli altri in ordine discendente d'importanza. La coesione della comunità era garantita dagli dei. In tutti i processi religiosi ci sono dei mediatori, che in Grecia non formano una vera e propria casta, e poi117288765-10220918600986329-341681470965107424-n un ordine verticale in cui le parti sono suddivise in base a una precisa gerarchia. Se manca Dio la libertà si trasforma in arbitrio.

Ad Atene si svolgevano tanti sacrifici, con un seguito di molti devoti. Isocrate diceva che la gente non partecipava ai sacrifici per devozione, ma per poter mangiare. La carne sacrificale, arrosto o bollita, era una forma di «sussidio alimentare».

Le tragedie greche nascono per ammonire l'uomo a comportarsi in un certo modo.

Nel brano letto da Ivan si parla dell'importanza della tecnica, in grado di soddisfare bisogni sempre nuovi, in parte da lei stessa indotti.

Marica ha ricordato che secondo Platone le città sono malgovernate a causa dei cattivi costumi, chiedendo poi quanto la perdita degli antichi valori porti alla corruzione.

LA SOCIETÀ È AL COLLASSO

Francesco ha confermato che siamo in una società relativista in cui non esistono più valori. Oggi si pensa persino di emendare i testi classici perché parlano di schiavitù.

La società è al collasso. Il nostro compito secondo alcuni è di salvare la semente, nell'idea che non bisogna modificare ciò che si è ricevuto, ma trasmetterlo ai propri figli.

Oggi invece ciascuno interpreta le leggi a modo suo e cambiano i valori di riferimento adottati dalle masse. Il politico dovrebbe essere lo specchio del suo elettorato. Invece c'è un cortocircuito di valori che porta alla progressiva corruzione del sistema. Più degenera la comunità in termini etici, più degenera la politica.

Predicare dei valori va fatto in silenzio, impone la dittatura del pensiero. I valori sono decaduti, anche se cerchiamo di spolverarli. Possiamo mostrare solo la nostra etica individuale.

La poesia crea risonanza, è questo che può salvarci e preservare ciò che abbiamo ricevuto.

Silvia ha letto l'ultimo brano dedicato alla distruzione dei valori che lanciano un inquietante messaggio sul valore della libertà.

«Libertà o morte» ripete un motto antico.

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Secondo Colafemmina la democrazia è ancor oggi la migliore forma di governo, ma ogni forma di governo può avere delle degenerazioni.

Ha ricordato che la bandiera greca e fatta di fasce bianche e azzurre, che simboleggiano la lotta contro i turchi.

Per preservare la democrazia serve l'educazione, la conoscenza del sistema costituzionale, l'educazione a che cos'è la libertà.

Serve un'adeguata educazione civica, perché i propri diritti non vengano calpestati, insieme ala capacità di unirsi per risolvere le emergenze reali. Bisogna essere educati alla libertà e a difendere i propri diritti, a imparare a riconoscere e contrastare le prevaricazioni dei potenti. Altrimenti il rischio è di diventare sudditi invece di essere cittadini.

L'incontro si è concluso con un breve intervento del sindaco Mastrangelo che ha ricordato l'impegno politico dell'autore, consigliere comunale ad Acquaviva, un percorso che si richiama ai valori della democrazia ateniese e che attraverso Atene ha permesso di parlare di come vorremmo diventasse la politica. [Foto Mario Di Giuseppe]