Carmen Pellegrino e l’importanza del perdono e della parola che aggiusta

carmen pellegrino

campiello carmen pellegrino “È stato emozione, arricchimento e riflessione l’incontro con la scrittrice Carmen Pellegrino, Premio Selezione Campiello 2015 con “Cade la terra” edito da Giunti, avuto luogo giovedì 7 giugno presso il Chiostro Comunale. Incontro promosso dal Presidio del Libro “Illiria” di Gioia nella persona di Orietta Limitone che con il liceo “P.V. Marone” ha intrapreso un “percorso di lettura” che si rivela ogni anno sempre più proficuo e stimolante per gli studenti e non solo.

Carmen Pellegrino si fregia non solo di prestigiosi riconoscimenti letterari, ma anche di un nuovo vocabolo coniato appositamente per lei dal Vocabolario Treccani: “abbandonologa”.

Grazie alla sua attività di studiosa di luoghi abbandonati, che dati alla mano in Italia sono circa 2000, la maggior parte sono qui al Sud (guarda caso), mentre sono circa 6000 quelli a rischio abbandono.

“Il nostro sud è abbandonato perché noi abbiamo abbandonato noi stessi, la vera questione meridionale non siamo altro che noi, le nostre coscienze e se non avremo il coraggio di affrontarle, la questione meridionale rimarrà irrisolta”, puntualizza Nicola Vacca, poeta gioiese che ha conquistato il premio Camaiore e critico letterario che colloca Carmen Pellegrino nel nobile filone letterario meridionalista dove, tra gli altri, ritroviamo nomi del calibro di Alfonso Gatto a cui la stessa autrice è legata dall’infanzia, Tommaso Fiore, Rocco Scodellaro, Carlo Levi, Gaetano Salvemini e all’indimenticato Alessandro Leogrande, “… dobbiamo molto a lui” conclude Vacca.

E di una storia di abbandono racconta “Se mi tornassi questa sera accanto”, secondo romanzo dell’autrice campana titolo che riprende l’incipit della poesia “A mio padre” di Gatto.

Protagonisti di “una storia che commuove”come la definisce, a ben dire, la prof.ssa Grazia Procino, sono Giosuè Pindari, padre molto legato alla sua terra, alla sua famiglia, ai suoi ideali, così tanto legato da non accettare che sua figlia Lulu abbia idee diverse dalle sue. Giosuè crede fermamente nel riscatto della gente attraverso gli ideali di giustizia sociale e libertà, ideali mutuati dal socialismo di cui è fervido sostenitore, vede nella scelta di sua figlia di iscriversi ai Giovani Comunisti, una sconfitta, un tradimento difficile da perdonare. Il perdono, oltre al conflitto generazionale inevitabile tra genitori e figli, è uno dei temi cardine del romanzo, così difficile da concedere:

“Perdono non come macigno da gettare sugli altri, ma come atto d’amore anzitutto verso sé stessi è il primo passo, il più difficile, il più importante”, riprendendo quanto riportato nell’aletta anteriore della copertina. La34779979_10216418702769923_5891507648964067328_n scrittura come mezzo per risanare ferite doloranti nel tentativo di riconciliarsi con sè stessi, così il fiume nel romanzo diventa un messaggero, un modo per un padredi ritrovare una figlia forse persa per sempre, fiume che dispensa attraverso le lettere una salvezza temporanea, precaria come la vita stessa e i rapporti umani lo sono. Letteratura e vita si intrecciano in “Se mi tornassi questa sera accanto”, gli stessi personaggi “sono il risultato di tutti gli uomini e le donne che ho conosciuto nei paesini tra Campania e Basilicatadove sono nata e cresciuta, come Teodora, ex monaca che si ostinava a vivere nel suo paesino disabitato, senza né luce e né acqua corrente, che dopo aver preso i voti lasciò il convento perché “io il mio Dio lo incontro più facilmente sulle mie montagne” confidò a Carmen Pellegrino. Il contrasto di Lulù con suo padre è simile a quello che la stessa autrice ha vissuto con il suo genitore: “dopo avergli detto che volevo fare la scrittrice non mi ha rivolto la parola per dieci anni, il passo del perdono lo feci io quando ho scoperto a mie spese che il tempo che abbiamo a disposizione finisce, che a un passo dalla solitudine c’è l’amore, che è il passo più difficile in assoluto. Abbracciandolo ho visto in lui un uomo fragile nonostante l’imponente corporatura”.

Tra i passaggi più significativi e forti dell’incontro vi è certamente quello relativo all’aspra critica alla sua generazione, quella dei trentacinquenni e quarantenni, alla mancata volontà di risolvere la questione meridionale, all’incomunicabilità e all’indifferenza dei tempi.

“Oggi stiamo assistendo ad un arretramento della prerogativa dell’essere umano, l’umanità stessa.” Secondo l’autrice viviamo tempi caratterizzati da una “disperanza” occorre per questo “cercare speranza nelle cose disperate” come possono essere i luoghi abbandonati, dove sembra non ci sia nulla, nelle macerie dell’umanità.

“Qui al sud ci stiamo senza starci, non riusciamo mai a sentirci parte del luogo che viviamo”, è difficile vivere in paesini mal o non collegati con i grandi centri, discorso differente per i paesini del centro e nord dove ci sono infrastrutture e collegamenti rapidi.

A questo punto la scrittrice rivolge ai ragazzi un appello: “Siate sentinelle di umanità, non cedete all’impero della tecnologia, dei selfie, della comunicazione senza comunicabilità, siamo i più connessi ma siamo molto più soli”. Per essere sentinelle è fondamentale dotarsi di strumenti “perché nessuno possa mettervi i piedi in testa”. Studiare, leggere, informarsi: “a dieci anni capii che nella lettura c’era una via di salvezza, bisogna dotarsi dei mezzi per cavarsela da soli, per difendersi dalle insidie che si nascondono nelle parole, mi auguro che siate la generazione che riscatti anche la mia”. Un onere che siamo sicuri le nuove generazioni riusciranno ad onorare egregiamente se recepiranno e faranno propri messaggi che momenti come quelli realizzati in questo anno scolastico nell’ambito del “Progetto lettura” continuano a instillare in loro, chiamasi la vera buona scuola.

Alcuni studenti impegnati in un corso teatrale hanno dimostrato che la buona scuola dà ottimi frutti interpretando sentitamente alcuni estratti dal romanzo. I ringraziamenti del Dirigente prof. Rocco Fazio, della prof.ssa Procino e di Orietta Limitone sono stati rivolti alla scrittrice per la sua presenza, agli studenti per l’attenzione e il coinvolgimento e alla Libreria Minerva di Tommaso Lillo che da sempre supporta le iniziative del Presidio del Libro”.