OSVALDO ANGELILLO ALLA CONQUISTA DEL SALENTO -foto-

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specchia-manifestoAd una settimana dal successo nel convento sconsacrato dei Francescani Neri di Specchia pubblichiamo avvenimento e foto dello spettacolo teatrale “Garibaldi, il mito – Amori, intrighi, inganni”, portato in scena dalla compagnia “DiversaMente” di Vito Osvaldo Angelillo, eccezionale interprete di Garibaldi (a detta di alcuni, così nella parte da sfiorare esoteriche metempsicosi) e regista della pièce, inserita nella quarta edizione di “MusiCultura”, rassegna di concerti e incontri letterari dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, a cura del Conservaspecchia-presentatricetorio “Tito Schipa” di Lecce in collaborazione con Regione, Provincia e Comuni del Salento interessati, di cui è ideatrice e curatrice la professoressa Elsa Martinelli.

La docente ha salutato il numeroso e qualificato pubblico per poi tracciare un rapido inquadramento storico-critico circa il fil rouge donizettiano in relazione al tema risorgimentale.

“Pur maestro di cappella e di teatro al servizio dell'impero asburgico – afferma la Martinelli -  Donizetti fu un insospettabile mazziniano, frequentò e fu amico di molti attivisti e liberali e produsse opere teatrali antitiranniche su libretti di letterati simpatizzanti della causa.”

L'atto unico “Garibaldi” tratto da un’opera di Mario Fratti del 2007, è stato sapientemente tradotto, riscritto ed interpretato da Osvaldo.

Specchia-scena-musicaleL’intreccio teatrale ruota attorno all'intervista all'eroe dei due mondi, ormai in pensione, da parte di una giornalista (Fiorella Cardilli) dopo la notte d'amore trascorsa assieme. Tra ricordi e rievocazioni ecco apparire i fantasmi del passato (Lyuba Centrone, Giovanna Carelli e Sofia Antonicelli), evocati da reminiscenze e inediti interludi musicali proposti da Garibaldi (Osvaldo) alla chitarra, frapposti con equilibrio alla recitazione vera e propria.

Dopo la rappresentazione, applauditissima dal pubblico e scritturata nel corso della stessa serata in altri salotti letterari del Salento, ha avuto luogo un concerto lirico di specchia-pubblicoalto spessore artistico con Valerio De Giorgi al pianoforte, Luciana Distante e Francesca Valente eccellenti soprani e Serena Scarinzi, mezzosoprano.

“Le tre giovani interpreti vocali – dichiara Elsa Martinelli - hanno eseguito con buon livello tecnico ed espressivo difficili arie d'opera e intere scene quali, ad esempio, la celeberrima e assai difficile scena della pazzia da "Lucia di Lammermoor", tratte dal repertorio donizettiano, noto e meno noto (da "La Favorita", "Anna Bolena", "Lucrezia Borgia"). Eccellente il soprano Francesca Valente che ha esibito una bella e specchia-presentazionecoinvolgente vocalità sia nei toni smorzati della voce che negli acuti impervi perfettamente resi. Anche il mezzosoprano Serena Scarinzi e il soprano italo-brasiliano Luciana Distante hanno ben presentato le loro arie e il duetto conclusivo con vocalità piena e assai corretta.”

Nel finale le tre protagoniste in terzetto hanno concesso un apprezzatissimo “bis” sul ritmo della celebre barcarola di Offenbach. Particolarmente gradito anche il fuori programma pianistico offerto dal validissimo M° Valerio De Giorgi mentre si consegnavano omaggi floreaspecchia-garibaldili alle belle e brave protagoniste. Decisamente palpabili l’emozione e la soddisfazione dei presenti in sala e del Sindaco, invitato a fine concerto a porgere il suo saluto istituzionale.

Così Vito Osvaldo Angelillo descrive questa “avventura garibaldina” nel Salento.

“Affrancata per via aerea, era una lettera che ho trovato nella cassetta della posta, qualche tempo fa.  Da New York lo scrittore e drammaturgo italo americano Mario Fratti mi suggeriva di considerare alcuni suoi lavori per una possibile messa in scena. Così ho scelto “Garibaldi”, un’opera del 2007.  Ho cominciato con la traduzione del testo, adattandola più o meno criticamente a quel senso di teatro che è anche sense of wonder,  la meraviglia che da sempre accompagna sia l’affabulazione sia l’alchimia delle scene.

Specchia-osvaldo-fiorellaIl testo originale - di resa tutt’altro che facile - ha comportato una precisa volontà registica d’ibridazione con il teatro epico brechtiano e, a tratti, quello dell’assurdo, abbastanza naturale e aderente agli stilemi del teatro che faccio e che prediligo.

Il passo successivo è stato il lavoro sul personaggio principale, Garibaldi, che avrei dovuto interpretare.  Alla psicologia e spessore spirituale del personaggio precede, in questo caso specifico, la sensatezza del physique du rôle del personaggio stesso. Per questa ragione mi sono messo a dieta ed ho perduto una decina di chili, quindi in tabella ho posto mirati esercizi ginnici (oltre a quelli ordinari e Specchia-notte-damoreconsueti per tutti gli attori), aggiungendo lavoro quotidiano sulla muscolatura con i pesi al fine di aumentarne la tonicità e la massa. Credo che interpretare un eroe nazionale valga e necessiti qualche sacrificio in più. Contemporaneamente ho posto l’attenzione sull’andatura e sul portamento, immedesimandomi, nelle mie passeggiate, in quell’incedere che avrebbe potuto possedere un uomo abituato al comando - un leader naturale - e che fosse, al contempo, un soldato ben addestrato al combattimento e alla sopportazione d’ogni genere di privazione. Infine, ottenuto il corpo, ecco che occorreva trovare un’anima che fosse liaison tra il mito, l’eroe, e l’uomo. Non è stato facile. Non so quanto ho provato - ma è stato davvero tanto - prima di potermi ritenere moderatamente soddisfatto del risultato. Smessi i panni dell’attore, è la volta di quelli del regista. Ho chiamato alle specchia-scena-garibaldiarmi il meglio della mia attuale Compagnia, nella fattispecie la task force femminile - Fiorella Cardilli, Lyuba Centrone, Giovanna Carelli e Sofia Antonicelli (son esse infatti i miei uomini migliori) e tutti insieme abbiamo dato carne e sangue e voce alla parola scritta. I tentativi e gli errori sono stati numerosi, ma credo che sia del tutto naturale provare e scartare, e tornare a provare e scartare, sino a quando giunti ad una perfettibile e provvisoria  stabilità, non resta che provare, provare e provare. All’ordine ed alla disciplina ho voluto, come contrappasso, dare spazio, più o meno aleatorio, alla creatività e all’improvvisazione, costruendo, di tanto in tanto, la scena in scena. Questa particolarità rende ciascuna possibile replica mai identica alla precedente; pur rimanendo specchia-salutil’incastellatura della messinscena solida e stabile, è però flessibile quel poco (o quel tanto) da resistere saldamente al terremoto di un’inaspettata improvvisazione.

Ho debuttato a Specchia, in provincia di Lecce, negli spazi del suggestivo Convento dei Francescani Neri. Il pubblico attento, gli amministratori locali sensibili ed accondiscendenti ad ogni mio capriccio tecnico. Gentilezza ed affabilità hanno sempre accompagnato l’allestimento dell’opera. A scritturarmi è stato il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce che, con il programma “MusiCultura”, ha coinvolto le municipalità di Brindisi, Lecce, Matino e Specchia. Lusingato dall’essere il solo e privilegiato rappresentante teatrale del Risorgimento dell’intero calendario della manifestazione musicale salentina, sorrido a volte, a mezzabocca, pensando a Gioia del Colle, mia patria, e a quanto potrebbe essere migliore”.