RAFFAELE CATALDO, LICEALE, PREMIATO A POGGIOMARINO

premio-poesia

cataldo-raffaeleDopo la segnalazione di Irene Galatola nel concorso di narrativa di Albenga, un altro liceale conquista il podio, questa volta nel concorso “poetico” organizzato nella città di Poggiomarino e giunto alla sua 21a edizione: Raffaele Cataldo.

A coordinare in qualità di “funzione strumentale” la partecipazione ai concorsi letterari, e di conseguenza “madrina” di questi riconoscimenti, la professoressa Grazia Procino.

premi-2Hanno partecipato al premio di narrativa "C'era una svolta" circa una quarantina di studenti – dichiara la professoressa - dieci di loro, particolarmente sensibili e versatili, hanno presentato dei componimenti poetici che sono stati spediti alla Pro Loco di Poggiomarino”.

Raffaele Cataldo di Acquaviva, in terza B riceverà sabato, 5 giugno, alle ore 18 a Poggiomarino, in presenza di numerose autorità, un premio speciale per aver interpretato il mito e la suggestione di Medea, un classico indimenticabile, nella post-modernità sulla scia di altri poeti e scrittori come il viennese Grillparzer o la tedesca Christa Wolf.

Lo accompagnerà il professor Leopoldo Attolico.

Raffaele lo scorso anno era stato segnalato tra i primi dieci nel Certamenr horatianum di Venosa.

Di seguito la poesia premiata, davvero splendida a conferma che “…il mito continua a dialogare con i ragazzi di oggi”, come sottolineato da Grazia Procino.

Medea imprigionata

Chiamando dolce l'ombra

e chiudendo appena gli occhi

dal resto del mondo indiscreto,

lei bevve la rovina dalle sue labbra,

instancabilmente,

mentre l'alba si frantumava sopra di lei,

luci pericolanti inghiottite negli abissi,

mentre si lasciava scottare dalle sue braccia,

e il mare infuriava, gonfio di allarme.

Innocenza, amante della colpa,

Medea tremava, vinta dalla forza,

padrona di una nuova violenza,

penosa e traditrice,

che l’abbatteva

e la risolleva,

da principessa inconsolabile

in uno scrigno di gioie,

a schiava

di felicità e disperazione.

Fuggita dai cancelli soleggiati,

si gettava in una gabbia troppo stretta:

un mare polveroso e  grigio di tempesta.

Il conquistatore si erge,

tiranno e divino,

fino a coprire tutto il cielo,

dio che da tempo antico
serba il suo piano

giovane e crudele,

dio che ha sete di sacrificio,

che fa ombra con la sua luce,

mentre Medea,

gli occhi smarriti

nel nuovo infinito confuso,

dimenticava gli orizzonti d’oro

del firmamento placido,

non più solcato

dai voli bianchi di promesse.