..."SI' PADRONE". Sotto i riflettori lo sfruttamento dei lavoratori

caporalato

attività di caporalato L'estate è fatta anche di morti di fatica. Di chi viene pagato anche 1,50€ all'ora, per dodici ore al giorno, senza riposo settimanale, dormendo in un angolo ricavato in una stalla, con un puzzo nauseabondo, insozzandosi con l'acqua della fattoria immaginando così di detergersi.

Diciamo di ospitarli in baraccopoli senza acqua e servizi igienici. No, non è una storia che proviene dai Paesi del Terzo mondo.

Nelle campagne di Gioia del Colle ci sono schiavi che non vediamo, e continuiamo a non vedere anche quando sappiamo della loro esistenza.

Così come quando fingiamo di non interrogarci sul perché e per come indiani piuttosto che africani entrano ed escono da furgoncini bianchi che sostano sulle strade secondarie, oppure quando li vediamo pedalare o macinare km a caporalatopiedi con uno zainetto in spalla come rifiuti in mezzo alla strada, mentre noi sfrecciamo con le nostre auto.

Lo sfruttamento dei braccianti è una realtà tragica. Una realtà di cui è conscio chiunque abiti in una zona rurale: quante volte, guidando per le strade di campagna, abbiamo visto braccianti agricoli caricati sul retro di furgoni aperti, quasi come se fossero delle bestie?

Fingiamo di essere umani ed evoluti. Noi, fingiamo di essere quello che non siamo.  

Nelle campagne di casa nostra, in meno di un mese, in due aziende agricole (due, perché "sotto osservazione") sono stati trovati degli schiavi. 

Schiavizzati da gioiesi per la loro attività imprenditoriale. 1,50€ all'ora, una paga quasi nove volte minore rispetto a quella dei contratti nazionali. Niente sicurezza per mansioni rischiose e ad caporalatoalta intensità. Niente visita medica. Niente riposo.

Gli stranierierano "costretti a dormire e a cambiarsi in un locale ricavato in una stalla, alla presenza degli animali. Per i servizi igienici era stata allestita una camera adiacente ad una stanza adibita alla mungitura, ma spesso i due decidevano di lavarsi direttamente con l'acqua estratta dal pozzo utilizzato per la fattoria".

"Per i titolari dell'azienda sono scattati gli arresti domiciliari, la sospensione dell'attività e sono state comminate sanzioni amministrative/pecuniarie superiori ai 100mila euro". Ci stiamo interrogando? Gioia del Colle si sta interrogando? Perché è anche attraverso il modo di garantire condizioni di lavoro dignitose che si misura la civiltà di un'intera comunità.

Era il 2015 quando nei campi di Andria moriva Paola Clemente, la bracciante agricola stroncata dalla faticacaporalato nei campi.

C'è voluta la sua morte perché l’opinione pubblica si focalizzasse sul problema del caporalato e, più in generale, dello sfruttamento dei lavoratori agricoli. Poi la morte di altri braccianti agricoli nel foggiano ha riportato il problema dello sfruttamento in prima pagina.

Se ne parla al massimo per una settimana, poi tutto tace e tutto riparte con buona pace per i defunti.

Lo sfruttamento dei lavoratori - dove con “sfruttamento” si intende non soltanto il caporalato, ma anche l’impiego di braccianti (spesso immigrati irregolari) in nero - è un fenomeno disumano. Disumano perché non soltanto incide pesantemente sulla qualità di vita degli esseri umani sfruttati (spesso trattati come veri e propri schiavi), ma anche perché il lato triste di tutto questo è che restiamo TUTTI indifferenti.

La Legge pugliese e nazionale sul caporalato, il Rapporto Agromafie, le battaglie dei sindacati sono evidentemente insufficienti per contrastare la legge spietata dei caporali che arrivano a schiavizzare donne e uomini, talvolta anche sessualmente, con numeri chcaporalatoe fanno accapponare la pelle. Che poi numeri solo per la quantità, persone per la qualità.

Persone che sono disposte ad essere sfruttate pur di sopravvivere, così almeno credono e sperano. Accade così soprattutto per gli immigrati. Per gli italiani invece non è sempre così. Gli italiani o non vengono assunti dai caporali oppure, se assunti, vengono licenziati per lasciare spazio a manodopera che costa meno. Il mercato del lavoro è una speculazione al ribasso: a parità di competenze viene scelto il lavoratore che costa meno.

Ed è a dir poco paradossale che in risposta a questo argomento si sentano frasi di politici poco lungimiranti che pensano solo al consenso elettorale a furia di decreti sulla sicurezza. Ma di quale sicurezza parliamo?

Parliamo di politiche per contrastare l'immigrazione clandestina quando i veri clandestini sono gli italiani che dimostrano, con le loro azioni, che l'Italia non è simbolo di dignità, perché vige ancora la schiavitù su un esercito di disperati pronti ad abbassarsi allo sfruttamento.

Storie di questo tipo si ripetono da un capo all’altro del Paese, svelando i retroscencaporalatoa di un made in Italy.

Beviamo Barolo, mangiamo mele e pesche Igp, il pomodoro rosso, il cocomero e mangiamo formaggi in quantità industriale. Se dalle campagne italiane sparissero i lavoratori stranieri, il made in Italy agricolo si paralizzerebbe.

Tra storie di sfruttamento e avvilimento personale, la manodopera straniera costituisce dunque un pilastro fondamentale su cui si regge l’agricoltura italiana. Uno scenario di violazioni sistematiche dei diritti umani spesso ignorato dalle istituzioni. In molti casi si grida #stopinvasioni ai megafoni e poi si onora l’agricoltura italiana come uno dei propri cavalli di battaglia.

Però tutto questo si legge in modo politicamente inverso. Se a portare avanti le aziende agricole fossero solo gli italiani, infatti, le produzioni si bloccherebbero proprio nelle aree a forte trazione leghista, laddove cioè si registrano maggiori proclami ostili rispetto alla presunta "invasione straniera".

Mentre ciò che è emerso dai risultati delle recenti elezioni politiche in Italia, racconta di un Italia che vuole gli immigrati (solo) per dire "Sì padrone". Bontà loro, questi italiani generosi sono la maggioranza...”.