Lunedì 12 Aprile 2021
   
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Tra ripresa e crisi: il maggio ambivalente dell’economia mondiale

moneyfarm

In momenti di particolare complessità e di informazioni ampie e vaghe, non c’è necessità di perdere la calma. Questo assunto vale anzitutto sui mercati finanziari, in forte fermento in tutto il periodo del Coronavirus. Con la fase due appena agli inizi, Moneyfarm ha analizzato l’andamento dei mercati in questo torrido mese di maggio 2020.

Le prime novità si sono registrate dallo scorso quattro maggio: Warren Buffet, noto economista statunitense, ha stupito tutti. Infatti, è uscito, da aprile, dalle azioni delle compagnie aeree in cui aveva investito da quattro anni, avendo accumulato parecchie perdite nel processo. L’ha reso noto nell’annuale meeting del Berkshire Hathaway, che è stato trasmesso in streaming online, da dove è emerso che aveva accumulato una liquidità record di 137 miliardi di dollari alla fine del primo trimestre. Nella stessa giornata Roche ha avuto autorizzazione dalla FDA per l’uso di emergenza del nuovo test al fine di determinare qualche esposizione al Covid-19: l’azienda farmaceutica ha spedito milioni di test negli USA, e poi in Europa, dove saranno disponibili da questo mese. Nel frattempo, la Gran Bretagna ha cominciato ad elaborare la sua fase 2, presentando i piani di rientro al lavoro entro pochi giorni.

La Francia ha affermato che le date di allentamento varieranno da regione a regione, mentre Trump, dagli USA, ha richiamato gli statunitensi a lavoro. Rolls-Royce rischia di perdere fino al 15% del suo personale, il che implicherebbe circa ottomila tagli di posti di lavoro: le tensioni, ed i colloqui, coi sindacati continuano. Airbus, per le stesse ragioni, ha bisogno del sostegno statale e Norwgian Air ha concordato, coi suoi obbligazionisti, scambi debito con azioni, facendo passi avanti notevoli sulle garanzie dei prestiti statali.

Nel frattempo, buone nuove giungono dalla Cina: il crollo stimato dell’11% non si è verificato ed anzi le esportazioni cinesi sono aumentate del 3,5% in dollari, mentre le importazioni sono andate in calo del 14,2%, peggio del previsto. Brutte notizie anche sul fronte dell’olo, in diminuzione, mentre il petrolio WTI ha guadagnato il 4,4% a 24,59 dollari a barile, prezzo più alto in più di due settimane. Tuttavia in pochi giorni il prezzo del greggio è sceso, perché gli investitori hanno valutato il calo delle scorte rispetto ad una prospettiva peggiore della domanda e della ripresa economica. Parallelamente l’euro è sceso dello 0,3% a 1,0815 dollari, il ribasso più grande registrato.

Nel frattempo, lo scorso 14 maggio si è palesato uno scenario da molti predetto: due mesi di pandemia cancelleranno quattro anni di crescita, mettendo a rischio 130 milioni di persone che, secondo le ultime stime rese note dall’ONU, rischiano di ridursi in povertà nell’arco del prossimo decennio. Solo per questo 2020 la crescita globale crollerà del 3,2%. Nella stessa giornata l’Italia ha approvato un pacchetto da 55 miliardi di euro, aumentando la liquidità ad imprese e famiglie. Ancora: l’economia giapponese crolla, in forte recessione nel primo trimestre dell’anno con il peggio all’orizzonte: il PIL si è ridotto del 3,4% su base annua, dato che la spesa delle famiglie e gli investimenti ha subito riduzione.

Altre notizie non di certo confortanti arrivano dalle tensioni tra USA e Cina: i primi hanno criticato le politiche economiche e militari di Pechino in un rapporto al Congresso, con Trump che ha cominciato la sua battaglia verbale contro Pechino sottolineando come Xi Jinping sia vittima di un attacco di disinformazione e propaganda sugli Stati Uniti. Precedentemente il Senato ha approvato un disegno di legge contro alcune società cinesi, a cui si fa divieto di quotarsi sui mercati statunitensi. La questione si evolverà sicuramente nelle prossime settimane. Intanto ulteriori allentamenti monetari potrebbero arrivare prossimamente: per la prima volta da dicembre gli economisti prevedono che la banca centrale turca abbasserà i tassi, creando un altro taglio, il nono. La maggior parte prevede una riduzione di 50 bps all’8,25%, mentre una consistente minoranza propende per una mossa più ampia.

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