Lunedì 24 Giugno 2019
   
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PRESENTAZIONE LIBRO "LA QUESTIONE IMMORALE"

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Il 19 gennaio alle 18.30 nell’Aula Magna del Liceo Classico P. V. Marone il procuratore della Repubblica Bruno Tinti, autore di “TOGHE ROTTE”, presenterà la sua ultima pubblicazione: “LA QUESTIONE IMMORALE” - Perché la politica vuole controllare la Magistratura?”.

L’iniziativa è curata dal laboratorio di legalità e libera informazione "un'altra societ@" avviato dal Centro Studi Erasmo, Scuola di Formazione Socio Politica di Gioia del Colle in collaborazione con l'Associazione Cercasi un Fine - periodico di cultura e politica.

Il problema più urgente che emerge da una prima analisi dei contenuti del libro è riformare la giustizia attraverso la separazione delle carriere, la non obbligatorietà dell'azione penale, la responsabilità civile dei magistrati, il blocco delle intercettazioni telefoniche.

Più che l'efficienza della giustizia ai politici sembra stare a cuore il controllo dei magistrati e la garanzia dell'impunità. Questo libro spiega il come e il perché. Basta togliere l'iniziativa al PM e metterlo alle dipendenze del potere politico, o gli si toglie il controllo della polizia giudiziaria o si limitano le intercettazioni, mentre polizia, servizi e quindi il governo per motivi di sicurezza possono intercettare migliaia di cittadini. Un enorme archivio segreto di cui nessuno fa menzione.

In realtà molto si potrebbe fare per rendere più efficiente la giustizia, e subito.

Tinti lo dimostra e tutti lo sanno, ma una giustizia che veramente funzioni fa troppa paura.

Bruno Tinti è stato Procuratore aggiunto presso la Procura di Torino, e dal dicembre 2008 ha lasciato la magistratura.

Di se racconta: “Sono nato tanti anni fa, molti di più di quanto mi piacerebbe. Mi piace andare in motocicletta, sciare, arrampicare, giocare a tennis, viaggiare in camper; insomma mi piace godermi la vita. In realtà ci sono riuscito poco, perché ho sempre lavorato come una bestia, e sempre nel campo penale. Nel lavoro sono stato fortunato perché ho avuto come capi persone straordinarie, prima Mario Carassi e poi Bruno Caccia, morto ammazzato per le solite ragioni per cui si ammazza un magistrato: troppo onesto, troppo efficiente, intransigente, non condizionabile. Da loro ho imparato sul campo tutto quello che è importante sapere per fare il magistrato, senza cui diritto e procedura servono a poco; anzi sono strumenti pericolosi.

Da più di venticinque anni mi occupo di diritto penale dell’economia, falsi in bilancio, frodi fiscali, reati fallimentari e finanziari, tutta roba difficile da gestire nel contesto politico e giudiziario italiano.

Per qualche anno ho fatto anche il professore all’università, ma ho scoperto che era troppo faticoso: professore e Procuratore della Repubblica riempiono due vite; e a me quella che avevo serviva anche ad altro.

In tempi meno conflittuali sono stato anche consulente di qualche Ministro e ho scritto la legge che punisce i reati tributari, in vigore ancora adesso; solo che me ne lamento tutte le volte che me ne parlano perché il Parlamento (tutti d’accordo, senza distinzione tra maggioranza e opposizione) me l'ha cambiata e quella che è venuta fuori è l’ennesima legge fatta per non funzionare.

Questa stessa tecnica è stata utilizzata per quasi tutte le leggi che riguardano il mio settore professionale, reati societari e fallimentari in particolare; e così progressivamente il mio lavoro è diventato più o meno inutile. E così mi sono stufato di lavorare in un’azienda in cui entrano camion carichi di carta ed escono camion carichi di carta, alla fine ho lasciato la magistratura e mi sono messo a fare "il cantastorie". Scrivo e racconto: quello che ho imparato di leggi, politica e giustizia.”

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