PAOLO DI PAOLO E LA VOGLIA DI “DISINTOSSICARSI DAL PRESENTE”

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paolo di paloSPA54615Si intitola “Mandami tanta vital’ultimo romanzo di Paolo Di Paolo, presentato lo scorso 9 maggio agli studenti del liceo classico “P. V. Marone”.

Finalista al premio “Strega” 2013, Di Paolo ricostruisce nella forma narrativa l’identità del giornalista e politico antifascista Piero Gobetti, vittima di violenze per mano fascista e morto prematuramente all’età di venticinque anni in esilio francese. Intelligenza, tenacia, coraggio: queste le qualità che della sua persona vanno sottolineate e fatte conoscere ai più giovani, perché in questo personaggio storico possano individuare un esempio di straordinaria modernità.

L’incontro, introdotto dal Preside Rocco Fazio, muove da una riflessione avanzata dal prof. Leopoldo Attolico: quanto l’evoluzione ideologica italiana è stata ostacolata dall’eliminazione di menti rivoluzionarie come quella di Piero Gobetti? Quanto avrebbe potuto essere diverso il destino ideologico della nostra nazione se vite come quella di Gobetti – si pensi anche a Matteotti, o alle più recenti morti di Peppino Impastato e Aldo Moro, di cui proprio il 9 maggio ricorreva l’anniversario - non fossero state stroncate prematuramente?

E’ la voglia di “disintossicarsi dal presente e di depurarsi dalle scorie dell’attualità” che spinge Paolo di Paolo a scrivere “Mandami tanta vita”; il desiderio di misurarsi con la capacità di “immedesimarsi nel presente di un fatto storico”. “Nel momento in cui io racconto il 1926”, chiarisce Di Paolo, “devo provare a immaginare come vivono e sentono personaggi che non hanno del fascismo la percezione che abbiamo noi avendone considerato l’intera parabola, ed è difficilissimo, perché tu sai come va a finire la storia”.

paolo di paloSPA54625Si configura quindi da un lato come un tentativo di fuga, dall’altro come un esperimento questo secondo romanzo di Di Paolo. Affascinato dal personaggio Gobetti, Di Paolo riflette sul fatto che “non c’è un momento storico privo di malessere e disagi; è la quantità di energia che individualmente e collettivamente, siamo disposti a sprecare per arginare il cinismo e la negatività dilaganti che fa la differenza.” Perché “l’indifferenza nei confronti della politica è anche l’indifferenza nei confronti della possibilità che la politica attui il cambiamento”.

Ed è questo il messaggio più alto del romanzo di Di Paolo.