Giovedì 12 Dicembre 2019
   
Text Size

EMOZIONANTE “MATTANZA DELL’INCANTO” DI N. VACCA-foto

nicola-vacca-libro-mattanza-pp

nicola vacca declama mattanza“Mattanza dell’incanto” (Marco Saya editore) di Nicola Vacca: uno tsunami di emozioni evocato dai versi e dalle incursioni musicali e di sottofondo eseguite dal trio “esilarante e creativo” formato da Roberto Re David, Ninnì Rizzi e Dante Spada, musicisti che con strumenti canonici (pianoforte, clavietta, sax, piatti e percussioni, sonorità liquide generate con l'acqua...) hanno saputo creare atmosfere eteree e coinvolgenti.

Atmosfere che “quelli di…” Spazio UnoTre - un parterre sempre più nutrito, attento ed affascinato dalla tangibile creatività culturale di cui il luogo è icona -, il 26 aprile hanno applaudito ed apprezzato.

Spazio UnoTre - lo ricordiamo – è uno spazio “culturale” non virtuale autogestito e gratuitamente condiviso da Mario Pugliese con gli amici e tutti coloro che amano l’Arte.

Lasciamo alla bella recensione di Fortunato Buttiglione ed alle foto di Cataldo Liuzzi il compito di “gustare” e illustrare “Mattanza dell’incanto”.

-----------------------------

fortunato buttiglione-nicola vacca“Nel leggere le composizioni di quest’ultima raccolta in versi di Nicola Vacca dal titolo “Mattanza dell’incanto” (Marco Saya Edizioni-Milano 2013), si coglie immediatamente un profondo senso di disagio, prima intellettuale e subito dopo esistenziale, che contraddistingue l’uomo del nostro tempo e nel contempo suscita nel lettore un coinvolgimento pieno e una partecipazione emotiva alle vicende prospettate. Sin dal principio si avverte ineccepibile e incalzante nell’Autore la condizione di estrema frustrazione determinata dal fatto di essere e sentirsi eredi dei principi e degli ideali frutto di altissime intuizioni partecipate e, allo stesso tempo, risultato delle profonde analisi elaborate da filosofi, pensatori, letterati, poeti e scrittori che hanno illuminato con le loro speculazioni l’intero XX secolo.

Nel contempo, però, si avverte pressante negli uomini del XXI secolo la netta sensazione di aver dissipato questo enorme patrimonio e di vivere ormai orfani e incapaci di tesaurizzare e far lievitare la dote acquisita, al punto che, per dirla con gli stessi versi di Nicola “… Sono troppe le parole che non dissetano. Il deserto si fa sempre più lungo. Sembra non avere fine il vagare per le terre arse dalla siccità delle cose”. Emerge evidente la convinzione di “vivere l’inferno”, ma è un inferno terreno, diverso da quello prefigurato da Jean Paul Sartre, padre dell’Esistenzialismo, che lo portava a sostenere con decisione che “… l’inferno sono gli altri …”, e senz’altro meno poetico e compassato di quello descritto da Montale, quando avvertiva il tarlo del “male di vivere”. L’inferno presagito dall’Autore si sostanzia essenzialmente, invece, nell’amarezza profonda di chi oggi, e nicola vacca mattanza dellincantosono tantissimi, fa finta di “non vedere e di non sentire”: è ciò che si materializza nell’indifferenza, che si annuncia con la condanna all’esclusione e, quindi, porta inevitabilmente alla solitudine, fino a indurlo a sostenere che: “… Il pianeta è grande / ci sarebbe posto per tutti /eppure nelle città accalcate /si muore di solitudine”. Accanto a queste sensazioni avanza e cresce il senso del vuoto che si dilata a dismisura, occupa tutto lo spazio, non dà più risposte agli interrogativi dell’esistenza umana e nella condizione alla quale siamo condannati “… non ci sono sconti di pena / né attenuanti alla vita / che si consuma nello spavento dei giorni / che ti parla di fine dappertutto/”.

Dal tormento più intimo si passa, poi, al rimpianto e alla rassegnazione per l’ignavia di chi non prende posizioni, perché “… E’ più comodo non scomodarsi / che essere una sola umanità /”.

Si prefigura e s’impone, allora, anche lo smarrimento per la mancanza di certezze sul futuro prossimo dell’umanità, abbandonata a se stessa, persino abbandonata dall’amore salvifico, incapace di “… offrire la mano / per non precipitare / ”.

Di pari passo anche la felicità sembra preclusa e inarrivabile, confinata com’è nella tensione utopica, laddove anche i sogni sembrano destinati a soccombere. Restano gli interrogativi, inquietanti e sovrastanti, le paure per l’avvicinarsi dell’irreparabile, le angosce che portano al disfacimento anche della speranza: ma è qui che si manifesta dirompente la forza della Poesia, possibile ancora di salvezza dal naufragio.

Si ripropone nuovamente, pertanto, l’antico e discusso dilemma, tanto che anche mattanza dellincantoNicola sembra domandarsi: “La Poesia può salvare il mondo?”.

Difficile fornire una risposta esaustiva, perché se è pur vero che la Poesia da sola non può salvare il mondo, sicuramente può apportare un grande contributo alla decifrazione del comune sentire dell’umanità intera, ancorché caratterizzata da civiltà e culture diverse, mediante quel formidabile veicolo che è la parola, sia essa suono o segno, quando essa si fa Poesia, come quando Nicola intuisce che: “Le emozioni hanno la loro casa / nelle parole. / Solo allora si consuma l’abbraccio / del sogno con la vita. /” La Poesia, perciò, appare l’unica solida barriera al dilagante pessimismo, la sola possibilità di coniugare nelle forme e nei modi più alti e più suggestivi valori quali la pace, la solidarietà, l’uguaglianza, la fraternità, la libertà e, su tutti, l’Amore. In particolare, quest’ultimo, inteso nella sua totalità e universalità, rappresenta il superamento di ogni egoismo, l’abbandono delle preoccupazioni del quotidiano, il tramonto dell’arrivismo sfrenato e dei timori dilaganti per lo “spread”. E quando tutto e tutti sembrano congiurare e attentare alle aspirazioni più nobili dell’animo umano, la Poesia riscopre e riporta in auge l’idea di bellezza, nell’esaltazione del dono della creazione che avvicina al Supremo Creatore”.

Fortunato   Buttiglione  

Commenti  

 
#2 marisa 2013-05-03 18:04
Con grande rammarico, la penso anche io così- Un mondo lontano da altre persone semplici e che scrivono senza parole incomprensibili. Se a loro va bene così, nulla da ridire! Hanno i loro seguaci e a loro bastano quelli. Auguri.
 
 
#1 Osservante 2 2013-05-02 22:39
Nicola Vacca è molto bravo, però a me i salottini letterari stanno antipatici, hanno sempre quel qualcosa di "snob" che non aggiunge niente, casomai toglie qualcosa al talento di un autore
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI

LA VOCE DEL PAESE Un Network di Idee.

l ACQUAVIVA DELLE FONTI l CASAMASSIMA l CASSANO DELLE MURGE l GIOIA DEL COLLE l NOICATTARO l POLIGNANO A MARE l PUTIGNANO l SANTERAMO IN COLLE l TURI l

Porta la Voce nel tuo paese

Copyright 2008-2017 © LA VOCE DEL PAESE. È vietata la riproduzione anche parziale. Tutti i diritti sono riservati.