Martedì 25 Febbraio 2020
   
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“SOLARIS” TEMA INSOLITO PER IL SALOTTO LETTERARIO

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copertinaTema un po' insolito per il salotto letterario a Spazio Uno-Tre di Mario Pugliese. "Solaris", scritto nel 1961 da Stanislaw Lem (Ed. Sellerio, 2013) non è soltanto un romanzo di fantascienza, è qualcosa di più. E' una porta che aprendo pretestuosamente alla conquista degli spazi interstellari conduce con più o meno surrettizia sagacia a scandagliare i profondi interrogativi epistemologici ed ancor di più escatologici che da sempre hanno accompagnato l'umanità; perciò quest'opera è stata definita di fantascienza filosofica, etichetta di cui ben pochi romanzi d'autore possono fregiarsi per diversi motivi, non ultimo quello editoriale che talvolta antepone la quantità materiale venduta prescindendo dalla qualità immateriale del libro. Solaris, ad una lettura approfondita, offre spunti di riflessione sulla vita a base di carbonio con quella a base di neutrini stabilizzati e offre persino la possibilità di incontrare un dio imperfetto, il pianeta oceano, e di poterci persino dialogare se solo gli scienziati-cosmonauti sapessero come fare. Vani tutti i tentativi di approccio, infatti: "la visione dell'universo non può non essere antropocentrica perché l'uomo non è che una scimmia antropomorfa e sperimenta l'esterno con i suoi limitati sensi e può conoscere soltanto in termini validi per la sua nicchia biologica, terrestre". Ma il mondo fuori di quella nicchia non è a misura d'uomo... "Questo antropocentrismo coatto e congenito è il primo limite invalicabile alle possibilità cognitive dell'umanità" come scrive G. Lippi e S.Barbesti "e parallelamente ciò che è alieno non può prescindere dalla Amatulli suonapropria alienità, dalla propria visione alienocentrica". Ne consegue che le due razze, umana ed aliena, sono destinate all'incomunicabilità o, nel migliore dei casi, "ad un incontro molto problematico". Ciò nonostante la curiosità umana è interminabile così come la pulsione a creare domande è inesauribile, e quindi: "è logico che l'uomo in questo sforzo per appagare la sua curiosità che gli è geneticamente connaturata, non riesca a vedere davvero la realtà ma che si trovi costantemente di fronte ad uno specchio - rappresentato dall'oceano vivente di Solaris piuttosto che dai prodotti della sua avanzata tecnologia - che gli rimanda la sua immagine più o meno deformata."

Ecco dunque il "disagio dell'uomo a confrontarsi con una realtà sfuggente, illogica, altra - e perciò disumana - e dunque inaccettabile" e che conduce alla tragedia, al disconosv e giacoscimento, ad una sorta di agnizione mancata - anzi - apertamente rifiutata.

Il filo della narrazione non sembra essere imperniato sulla mera avventura o sull'esasperazione dell'esotico; è uno dei molti tratti che rende questo romanzo piuttosto atipico, e forse anche per l'inusuale struttura è stato a lungo ritenuto una pietra miliare nella narrativa fantascientifica europea. Alla diffusione di Solaris contribuisce non poco il film (1972) di Andrei Tarkovsky la cui sceneggiatura si avvale del romanzo di Lem. Da molti considerato un autentico capolavoro del cinema sovietico, il successo del film può essere transitato copioso dalle sale cinematografiche verso l'opera di narrativa che troverà così una discreta fortuna, procurando fama e sostanze all'autore. Esiste anche una seconda versione, un remake statunitense (2002) con George Clooney e Natascha McElhone, che però delude nelle 62419 575038429176137 300819246 nforme e nei contenuti, trattandosi infatti di un forzoso e forzato riadattamento il cui esito è un gratuito scollamento con la prosa originaria in favore di una sceneggiatura priva di reali sorprese impastata con un pugnetto di effetti speciali. Gli interventi dei convenuti al salotto si avvicendano e la discussione dei molteplici temi, seppur impegnativa, scorre rapida lungo l'assetto della serata. Conduttore a latere dell'incontro letterario è Vito Osvaldo Angelillo che con Giacomo Leronni accompagna i presenti tra le stelle ed i pianeti, a cominciare dai numerosi video proiettati e provenienti dal film sia sovietico che americano. Intervengono nel corso della serata lo scrittore e filosofo Martino Sgobba, Piera De Giorgi, Sergio D'Onghia. La musica dal vivo è appannaggio del M° Giuseppe Amatulli che suona alla viola fraseggi estemporanei e alcuni adattamenti di Johan Sebastian Bach il cui preludio corale per organo (BWV 639) è altresì il tema musicale principale del film di Andrei Tarkovsky.

 

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