Martedì 25 Febbraio 2020
   
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LA “MATTANZA DELL’INCANTO” DI NICOLA VACCA ALL’UNOTRE

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copertina mattanzaQuesta sera, venerdì 26 aprile, alle ore 20.00, sarà ospite a Spazio UnoTre il poeta gioiese Nicola Vacca con la sua ultima opera “Mattanza dell’incanto” (Marco Saya editore).

Interverranno Paolo Fiore e Fortunato Buttiglione, con le incursioni musicali di Roberto Re David.

Ingresso libero.

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Filippo Trotta - presidente della Fondazione Alfonso Gatto - scrive:

 

Si rimane immediatamente colpiti da questo libro di Nicola Vacca. In primo luogo dal titolo. Mattanza è un termine che non lascia scampo al lettore, nessun dubbio. Si tratta di un atto crudele, di massa. Necessario e pianificato da chi lo compie. Mattanza è un termine forse peggiore di genocidio perché si riferisce all'uccisione di bestie, e per questo motivo condotto in maniera spietata. Come se il carnefice considerasse le proprie vittime al pari delle bestie. Mattanza e incanto sono termini antitetici. Un ossimoro.

Nel lungo prologo Nicola Vacca ci regala pagine di indignazione, ed un una chiara esortazione. L'esortazione a schierarsi. Che sia un preludio, una dichiarazione di intenti, per una discesa in campo? E poi schierarsi con chi? Nicola Vacca si schiera con la poesia. O meglio ancora con la poesia civile, con alfonso gatto 1la forza della poesia civile. Nelle sue liriche, o meglio ancora, nella sua opera la parola d'ordine è condivisione, è partecipazione. Queste poesie sono un atto di rivincita, un urlo consapevole verso la natura umana offesa dalle convenzioni e da questo vile conformismo inteso come osservanza dei modelli acquisiti. Nicola, da anticonformista, denuncia e condanna questi modelli acquisiti, denuncia questa “miseria psicologica della massa”, direbbe Freud, per la propria falsità. Elaborando una coscienza nuova contro la civiltà dell'inciviltà che si consuma nella menzogna e nell'indifferenza, che è l'altra faccia del conformismo.

Sappiamo essere crudeli/ quanto basta per condannare a morte/ chi ancora raccoglie per noi / i fiori del male. Il poeta è colui che raccogliendo i fiori del male è stato, è e sarà sempre un bastione contro l'indifferenza, l'obbedienza e il conformismo.

Alfonso Gatto scrive che ‘per essere veramente poeti, ovverosia uomini, bisogna guardare all'essere più che all'avere’. Così nasce la poesia”.

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