Martedì 20 Agosto 2019
   
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CELESTE CADINI. CRONACA DI UNA PREMIAZIONE IN DIRETTA

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aula-magna-Liceo-Galileo-di-FirenzeTanta sensibilità e dolcezza in una quindicenne destano davvero gioia, soprattutto quando sollecitata a raccontare della sua esperienza di “terza” classificata in un concorso di scrittura nazionale, con umiltà confessa tutto il suo stupore (CELESTE CADINI, LICEALE GIOIESE, TERZA NEL “PREMIO CONTI”).

Quel che più di ogni altra cosa muove a tenerezza, è il profilo che Celeste Cadini traccia di Alessandra Ponticelli, madre di Gaetano Conti, il ragazzo cui è intitolato il concorso letterario “Allena il tuo cuore”.

A conferma dell’estrema sensibilità di una adolescente attenta nel “leggere” sul volto di una madre ferita dal più atroce dei dolori, ogni emozione, quanto da lei scritto.

Questi sono i nostri giovani! Ne siamo orgogliosi così come lo siamo dei docenti che sanno “educare” estraendo dalle loro menti e dal loro cuore autentici “distillati” di talento.

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Cronaca di una premiazione

interni Liceo ClassicoErano le 10 del mattino di sabato 23 marzo quando misi piede nel Liceo "Galileo" di Firenze e ancora non potevo crederci. Non mi capacitavo di come proprio il mio racconto, quello di una ragazza di IV ginnasio, fosse arrivato terzo su settecento elaborati. Appena entrai nell'aula magna, immediatamente cercai con lo sguardo i genitori di Gaetano Conti. Li trovai seduti nella prima fila, la madre, Alessandra Ponticelli, mi sorrise. Si ricordava di me e del mio racconto. Sceglie lei personalmente i racconti che poi passavano alla giuria. Lei mi spiegò che  giudicava i testi con il "criterio del cuore", guardava oltre i vocaboli complessi, i segni di punteggiatura, tralasciando il giudizio tecnico. Possiamo quindi dire che ogni racconto passava prima sotto l'occhio del cuore e poi attraverso l'occhio critico e rigoroso della giuria. Sentivo i battiti del mio cuore accelerare mentre Alessandra mi parlava di suo figlio, delle sue grandi qualità intellettuali e soprattutto delle sue doti di umanità, sensibilità e apertura verso gli altri. Nel mio racconto aveva riscontrato molti aspetti della personalità di Gaetano, tra i quali anche la passione per la musica. Sono rimasta colpita dalla sensibilità di questa donna, mentre lei mi parlava di suo figlio, delle sue idee, ma anche della sua perdita, io provavo a immaginare l'atrocità di perdere un figlio così, all'improvviso. Sentivo le sue calde mani che mi accarezzavano il viso, i suoi occhi brillavano. Brillavano dell'amore per Gaetano.

Alla cerimonia di premiazione vi erano presenti eminenti personalità culturali di Firenze tra le quali Annamaria Bax, dirigente del Liceo "Galileo", il professor Mercuri, ex preside dell'istituto nonché presidente della giuria giudicatrice, e l'Assessore della Pubblica Istruzione Giovanni Di Fede, ma vi era anche un'ex compagna di classe di Gaetano, lei frequentava il Conservatorio, e adesso suona a Vienna, infatti era venuta a Firenze apposta per esibirsi in un breve concerto al violoncello per onorare la memoria di Gaetano. Il discorso di ognuno di loro spaziava dalla personalità di Gaetano, al ruolo fondamentale che un insegnante riveste nella vita di un alunno, ma pergamena-premio-celesteanche all'importanza della famiglia che deve essere sempre presente e che ha il dovere di trasmettere sani e forti valori ai propri figli. Dopo queste introduzioni e dopo il breve concerto per violoncello tenuto da un'ex compagna di classe di Gaetano che era arrivata da Vienna a Firenze appositamente per onorare la sua memoria, la dirigente Annamaria Bax passa alla premiazione degli studenti delle scuole superiori. I primi due classificati erano due ragazzi, di tre anni più grandi di me all'incirca. Dopo la consegna dell'attestato, la motivazione del premio, e la lettura di un breve estratto dei loro temi, arriva il mio turno. L'attestato mi viene consegnato dal professor Mercuri che si congratula vivamente con me e mentre mi consegnano il libro "Alla fermata dell'anima" scritto dalla madre di Gaetano, la dirigente Annamaria Bax legge la motivazione del mio premio. E' stato scelto perché sottolinea l'importanza dell'arte, che non muore mai, sempre capace di curare e cucire le profonde ferite dell'animo, in grado di accomunare le persone attraverso l'arte dei suoni. 

Ho scelto questa tematica totalmente ignara della passione che Gaetano nutriva nei confronti della musica, poiché la mia docente di lettere, la professoressa Grazia Procino, ci aveva parlato di Gaetano solo dopo che ognuno aveva terminato il suo racconto. Se è per questo ero anche all'oscuro del fatto che il mio racconto, come quello dei miei compagni, sarebbe stato spedito a Firenze per un concorso. La traccia data dalla mia docente appariva quindi ai miei occhi come tutti gli altri compiti, in quanto lei è solita stimolarci a dare il massimo in ogni contesto, a condividere con noi i suoi orizzonti molto vasti dedicandosi quotidianamente e in maniera egregia alla scuola per migliorarla e rinnovarla, riuscendoci con ottimi risultati. Quindi, ho scritto questo racconto in maniera spontanea, parlando della musica che è sempre al centro delle mie giornate, frequento infatti il terzo anno di pianoforte al Conservatorio "Niccolò Piccinni" di Bari. Ho parlato semplicemente di ciò che amo fare, mettendo a nudo le mie emozioni, raccontando di come la musica riesce a salvare le persone dall'oblio, di come riesce ad avvicinarle creando tra loro legami molto forti, di quelli che ti uniscono a vita. La musica guarisce, non c'è medicina o terapia migliore. 

Questo avvenimento rimarrà per sempre nella mia mente, ma ancor più della gratificante premiazione, resterà indelebile nel cuore la conoscenza di una Persona magnifica, di quelle vere, con la "P" maiuscola: Alessandra Ponticelli. Ci vuole una grande forza per convivere con la  perdita di un figlio, perché un simile dolore non si può dimenticare e non si può neanche far finta di averlo superato, allora l'unica cosa che resta da fare è conviverci, guardarlo in faccia e affrontarlo, magari distruggerlo, prima che lui distrugga te, anche se per quanto possiamo lottare è inevitabile rimaner segnati da una cicatrice, di quelle grandi e profonde, quelle che rimangono sul nostro corpo dopo un intervento, quelle che tutti vedono. E io l'ho vista questa cicatrice, e non l'ho solo vista nei suoi occhi, nel suo volto,ma l'ho anche sentita, sentita nelle sue parole: "...è morto per un aneurisma cerebrale". "Un aneurisma cerebrale" è questo il suo nome, e anche se questa parola è morte, è sofferenza, lei non ha più paura di pronunciarla, anche se fa male. E' davvero un cuore "allenato" quello di questa donna, è forte, è come quello dei soldati, che hanno lottato con tutte le loro forze. E' un cuore che porta una cicatrice di guerra.

Celeste Cadini - studentessa di IV ginnasio del Liceo Classico P. V. Marone 

Commenti  

 
#3 Alessandra Conti 2013-06-29 09:22
Sono la madre di Gaetano Conti. Voglio ringraziare Celeste Cadini per quello che ha scritto a proposito di me, ma soprattutto ringraziarla per la sua sensibilità. I giovani come lei ci fanno sperare in un futuro migliore.

Grazie Celeste di avere partecipato al Premio Letterario " Allena il tuo cuore".
 
 
#2 Lettore stufo 2013-04-21 19:13
Sarà anche brava ma "l'autocommemorazione" non mi sembra affatto un pregio.

La Redazione
E' stato espressamente chiesto da noi un resoconto sulla premiazione, per cui nessuna "autocommemorazione", casomai "gentile collaborazione".
 
 
#1 serena 2013-04-05 19:27
brava celeste amica mia
:lol: :-)
 

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