Venerdì 23 Agosto 2019
   
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“LE DIMORE DELLO SPIRITO ASSENTE” DI G. LERONNI-foto

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leronni spaziounotreNel silenzio la poesia ritrova la sua voce. Sceglie parole da scandire al ritmo della semplicità di un pensiero che si evolve e sedimenta nella complessità della sua genesi. Le sillabe compongono melodiche, misteriche assonanze. La percezione del senso, in criptiche danze lessicali, perde consistenza, lasciando alla musicalità del verso il presagio di una inconfessata profezia.

Spazio UnoTre ospita il 14 marzo la lettura dei versi racchiusi ne “Le dimore dello spirito assentedi Giacomo Leronni. Orfane di grafica e immagini le parole dominano, riecheggiano nel silenzio cercato, svelano la loro verità. Attraverso la sola voce del poeta si porgono all’ascolto, accettando come unico interlocutore la musica, “creatura e amalgama” di versi ed emozioni che canta attraverso il flauto di Titti Dell’Orco e il sassofono di Giacomo Eramo, in una insolita e inedita partogenesi di arti affini.

titti eramo spazioE con essa, solo per poco, duettano, si inseguono, riecheggiano nel parossismo di un appassionato, dialogico divenire. Torna il silenzio. Le parole lo possiedono, si insinua nei respiri, si smarrisce nei pensieri, dissipa quell’alieno, metallico “clik” dei tanti scatti fotografici, indesiderato “metronomo” di un “rosario” poetico che si sgrana ed assurge a preghiera nella liturgia dell’ascolto.

Spazio UnoTre di Mario Pugliese si rivela ancora una volta uno spazio duttile, un contenitore “liquido” che si adatta e configura alla regia suggerita dall’evento che ospita. Da esso si lascia “possedere” e ne assume “il volto”, l’originalità, il gusto, il profumo, la sottesa spiritualità.

Non è un caso che sia spazio “abitato” dalla poesia, che in questa trasfigurante metemspicosi si rigenera e ricrea.

“Le musiche sono state pensate per fondere il suono del verso con i suoni ascoltati - afferma Giacomo Eramo al termine della vibrante esecuzione - abbiamo cercato elementi stilistici comuni, le stesse composizioni risultano contaminate da una poetica che si esprime con suoni non convenzionali. In altri casi la fusione tra verso e musica è stata pensata tenendo conto del suono ritmico delle parole, l’aspetto semantico è una dimensione riportata nelle musiche attraverso le scale minori e maggiori e gli stessi intervalli. Abbiamo letteralmente trasposto in musica i versi.”

Vito Difino - per Giacomo poeticamente un vero “figlio spirituale” -, rompe il ghiaccio e leronni montebellointerviene a fine lettura riproponendo frasi tratte da recensioni, accennando ad una poetica dal respiro metafisico, all’Olimpo dei poeti, al contatto con l’assoluto negato da questioni futili

“La poesia è un contatto gratificante, ma va vissuto in modo assoluto. Quando si ha a disposizione tutto, non si dosano più le forze, si perde tempo dietro cose inutili, si pensa di conoscere tutto… Può risultate comodo e aiutare a vivere con minor inquietudine, attraversando i flutti saltando da uno scoglio all’altro… ma il poeta preferisce scendere nel baratro, andare a fondo.”

Dina Montebello ricorda gli albori di una nascente poetica.

“La mia è una testimonianza, non una riflessione. Una sera, in casa con amici discutevano di poesia, Giacomo era con noi, nacque così l’idea di spazio unotre leronni pubblicosperimentare questa formula di incontri. Questa sera ho ascoltato ad occhi chiusi, desideravo che le voci entrassero dentro, nella mente e nel cuore, la voce “parlata” di Giacomo e quella suonata da Titti Dell’Orco e Giacomo Eramo - “lo scienziato” - come affettuosamente chiamiamo il nostro geologo. Grazie per averci regalato tante emozioni!”

Dopo la lettura dello scritto che Fortunato Buttiglione dedica a Giacomo e alle sue “Dimore dello spirito assente”, di seguito riportato integralmente, giunge l’intrigante domanda di Sergio D’Onghia, scaturita da una riflessione su Luzi.

Luzi, riferendosi a Caino e Abele scrisse che non sono stati loro a creare, cercare il male ma il male a trovarli. Nella bellezza, nel lavoro delle parole quanto la tua poesia è cercata e quanto vengono loro a cercarla?” La risposta è da leggersi tra le righe della recensione di Sergio leronni redavid spazio unotrededicata all’ultima fatica di Leronni e di recente pubblicata sulla Rivista Letteraria Libera “laRecherche.it” (http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Recensioni&;Id=676), ma Giacomo sta al gioco e risponde.

Non siamo in grado di aggiungere nulla alla potenza delle parole… bussano, non puoi che farti da parte e obbedire. Sono le parole che ti cercano, altrimenti quel momento non era il momento di scrivere. Questo dono lo gestiamo noi, ci mettiamo del nostro, annotiamo in maniera imperfetta, non siamo in grado di scrivere la perfezione, tentiamo di preparare qualcosa che oltre a dire qualcosa a noi, la dica anche agli altri. Noi abitiamo una casa in cui apparentemente lo spirito (in senso laico) è uscito a fare quattro passi, dove il padrone manca, abitiamo in un posto che è di qualcun altro…”.pugliese re david spazio2

Quindi ringrazia i presenti, definendosi “fortunato” ad avere amici come Mario Pugliese, Roberto Re David, per una serata prestato al mixer e non al pianoforte, Giacomo Eramo, Gregory Venere impegnato nella registrazione di un video, Fabio Guliersi - fotografo ufficiale di Spazio UnoTre e Cataldo Liuzzi, definito affettuosamente “apprendista fotografo tarantino”.

In attesa di leggere la prossima “fatica poetica” di Giacomo Leronni, la cui pubblicazione è prevista per Natale e che - a detta del poeta - conterrà versi meno “decantati”, rivisitiamo “Le dimore dello spirito assente” attraverso l'appassionata recensione di Fortunato Buttiglione.

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buttiglione-fortunato-leronni2“Dalle stanze più segrete della Poesia, Giacomo Leronni ci rende partecipi di un’appassionata confessione, frutto di una profonda e complessa autoanalisi della sfera personale più intima, nascosta e discreta. In questa sua seconda raccolta emerge il compiacimento apparentemente esclusivo della sua iniziale esperienza poetica, caratterizzata dalla narrazione prevalentemente ermetica, per privilegiare in una rinnovata e feconda ispirazione un canto più confidenziale, proteso ad un coinvolgimento più diretto e dialogico del lettore. Nel confidarci le suggestioni più emozionanti del suo percorso umano e poetico, Giacomo sembra essere costantemente di fronte a uno specchio, dove si riflettono ansie e dubbi, interrogativi e struggimenti sulla propria e sull’altrui condizione esistenziale, manifestandoli in maniera ironica, sorniona e disincantata, ma a volte anche tragica, salendo in cattedra, ma non certo per assumere il ruolo del cattedratico, quanto, piuttosto, per condurci per mano a conoscere e scoprire le valenze e le istanze più autentiche della Poesia. In questo appassionante cammino Giacomo si fa apprezzare per la consueta cura e la raffinatezza del verso, perciò ne cito alcuni tratti dai suoi testi poetici per esplicitare al meglio la complessità e la profondità delle sue lucide analisi: “ … essere frusto che si aggruma / sasso che sollecita la marea” “ … scioltezza del senno / che inciampa nelle prove / voce che implode nel suo altrove …” , “ sono dietro l’angolo / mi vedo oltre il gomito delle stelle / invocato per portare buio”, “ … la luce mirabile è quella che spegne “, “ … perché oltre questi minimi spazi / non risuono.”

Sono versi estrapolati da alcune sue poesie di questa raccolta e che, comunque, sono legati in un continuum come fossero le tessere di un mosaico della stessa narrazione, utili indizi per decifrare l’enigma. La lettura ci fa immergere in atmosfere eteree, ci fa presagire la raffigurazione di situazioni verosimili che preludono a quelle inverosimili, suscitando nel lettore la reinterpretazione personale delle poesie. Le magistrali metafore lasciano affascinati e interdetti, fino allo smacco di fronte alla meraviglia di ricorrenti iperboli che riportano a situazioni oniriche, ma che rimandano anche a vissuti comuni e, nel contempo, del tutto inimmaginabili, quasi paragonabili a situazioni pirandelliane. Particolarmente apprezzabile nell’autore risulta il ricorso al climax, attraverso un uso puntuale e arguto, che, alla fine di ogni composizione, suscita sorpresa per i frequenti ossimori capaci, più che di stordire e lasciare confuso il lettore, di comunicargli la propensione a meditare e a interrogarsi sull’essenza più autentica della Poesia, dei suoi canoni e dei suoi codici. Proprio quest’ultima considerazione mi fa pensare, in definitiva, che la Poesia di Giacomo non sia da collocarsi in quel genere letterario che molti critici sbrigativamente catalogano come “poesia del non-senso” , perché, invece, proprio in questa raccolta, corposa e complessa, è presente la testimonianza dell’espressione poetica che, gradatamente, dall’iniziale accostamento ermetico evolve, pur nella tensione a rincorrere stilemi e tecniche creative di alto livello e spessore, nella tenace disposizione a coinvolgere emotivamente il lettore per accompagnarlo nella condivisione piena del travaglio poetico. Così la vicenda umana s’intreccia e si trasfonde nella vicenda poetica e il tutto si salda, tra struggenti perifrasi e incredibili metonimie, in un gioioso avvicendarsi di figure semantiche, nell’esaltazione del gioco delle parole, nell’invito accorato a scandagliare, congiuntamente a un’umanità evocata e invocata, i sentieri dell’essere che si sostanziano, per dirla ancora con i versi di Giacomo “ … in voi, nel nulla / filiforme intesa ratificata con la cenere …/ e intanto infetto / eccomi nel nulla / con voi ”.

Con questi versi l’Autore ci consegna il suo testamento esistenziale e poetico, denso di mistero e costituito da aneliti tendenti alla spiritualità, per esorcizzare il precipizio, l’abisso, la notte sempiterna che attentano al volo, all’innato desiderio che proietta all’assoluto e calamita verso l’eterno. [Fortunato   Buttiglione]

Commenti  

 
#1 Veleno 2013-03-25 21:41
Gioia gemellata con Firenze! abbiamo più poeti, musicisti e artisti famosi noi, che il resto di Italia. BRAVI e bravo Mario che fa da mecenate, li ospita nel suo SPAZIO, gli prepara lo sfondo e pure la cornice!
 

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