Lunedì 21 Ottobre 2019
   
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GIANCARLO VISITILLI 'RAPISCE' CON “E LA FELICITÁ, PROF?”

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giancarlo visitilli a spazio unotreAllora ho fatto il bastian contrario, chiedendo direttamente le opinioni dei ragazzi. Convinto che la poesia che insegno possa servire anche ad una futura madre o ad un futuro padre, per capire la bellezza della vita”. Questo è uno dei tanti pensieri tratti dal libro di Giancarlo Visitilli dal titolo ‘E la felicità, prof’?’, edito Einaudi 2012.

La bellezza della vita che è difficile da afferrare o da cogliere, specialmente quando si ha di fronte una ragazza che a 18 anni si ritiene già grande. E allora in qualcosa, forse, si è commesso qualche errore. C’è stato qualcosa che non ha funzionato, un pezzo del puzzle perso, o messo al posto sbagliato.

Un libro presentato durante la serata di lunedì 28 gennaio presso la suggestiva e accogliente location di Spazio Unotre, messa a disposizione della cultura dalla grande ospitalità di Mario Pugliese. Un incontro organizzato dall’istituto di ricerca Meters – studi e ricerche per il sociale – , e condotto da Giovanna Magistro, con la collaborazione del prof. Sergio D’Onghia.visitilli pubblico unotre

Giancarlo Visitilli, docente di Lettere e giornalista, cura, tra le altre cose, una rubrica interessante su ‘La Repubblica’ inc@attedra. Si occupa del sociale e si mostra sensibile alle dinamiche tra la scuola, famiglia, e ragazzi. Sceglie di narrare la vita dei vinti, si sofferma su tutti quei ragazzi, che in tredici anni di insegnamento, hanno avuti percorsi difficili e sofferti.

Sono 29 le storie raccontate, nelle quali torna questo tema della felicità, e torna perché se ne ha bisogno. “[…] Si vede che è un libro costruito attraverso una predisposizione al bello, alla letterarietà. Ci sono delle pagine di bella letteratura. Non è propriamente un romanzo, e, forse, come il grande letterato Asor Rosa ha affermato in una delle presentazioni a Roma è un genere che si definirà con il tempo”, in questi termini si esprime in riguardo Sergio D’Onghia.

Un libro dal titolo che lo stesso autore non ama molto; ma che piace, perché rappresenta un ossimoro. Perché a scuola, spesso, la felicità è trascurata. Si parla della buona educazione, e Giancarlo Visitilli sostiene: “La buona educazione mi fa diventare volente o nolente un modello. C’è un sorta di patto tacito che s’instaura sin dal primo giorno. Quella giusta distanza la vedi nel modo d’insegnare […]”.dongia-visitilli-magistro

E aggiunge: “Io non credo al genitore amico o all’educatore amico … O ai genitori che rinunciano a fare i genitori”. Si parla di quel fenomeno che in psicologia si chiama ‘evitamento’, e che non fa altro che amplificare quello che non si è vissuto. “Bisognerebbe iniziare cambiando atteggiamento, docenti inclusi; e in quanto educatore mi devo preoccupare di quello che i ragazzi sentono, ascoltano, vedono […]”.

Si parla degli ideali, talvolta, persi. E della tematica complessa del suicidio adolescenziale, aumentato del 36% nell’ultimo anno. E conclude con un’affermazione che solo chi è innamorato del suo mestiere può sostenere: “Se potessi tornare indietro, mi piacerebbe insegnare la geografia dei sentimenti, per far sì che questi sentimenti possano essere toccati con mano […]”. Perché i sentimenti possano prendere consistenza. Perché si possano definire e vivere i sintomi della felicità.

Un ringraziamento particolare a Cataldo Liuzzi e Fabio Guliersi per la loro collaborazione fotografica.

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