Martedì 25 Giugno 2019
   
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FILIPPO DE BELLIS PRESENTA “DUE TRE CROCI SOPRA” DI PIERO ROSSI

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Due-tre-croci-sopra-235x300Il 4 febbraio alle ore 18.30 nel Chiostro del Comune di Gioia del Colle, il dottor Filippo De Bellis presenterà “Due tre croci sopra” - titolo emblematico e sottotitolo più che esaustivo: “Romanzo sui percolati della politica con la p invisibile”-, seconda fatica letteraria di Piero Rossi, edita Gelsorosso.

L’autore - avvocato 48enne nato a Bari specialista in diritto minorile e criminologo clinico -, è salito agli onori delle cronache letterarie con “Cape guastate”. Per dieci anni ha insegnato nel corso di laurea per Assistenti sociali all’Università di Bari ed è stato giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni. È tra i fondatori della cooperativa sociale per ex detenuti "Vita Nuova", autore di saggi scientifici e presidente della Confcooperative provinciale del capoluogo pugliese.

Accoglieranno Piero Rossi, il sindaco Sergio Povia, l’assessore alla Cultura Piera De Giorgi e il professor Giorgio Gasparre.

L’autore “romanza” politica, malaffare, situazioni al limite e tanti richiami alla vita di ogni giorno, proiettando in un mondo alquanto equivoco - quello delle votazioni - “un microcosmo che si raccoglie attorno ad un seggio, ad un candidato, agli elettori e alla microcriminalità. Un po’ romanzo di costume, un po’ giallo, un po’ noir, il libro di Rossi - presentato in anteprima nazionale al festival di letteratura politica di Bitonto “Word Citizen” - è anche molto divertente e ironico. Insomma, una fotografia dissacrante di quello che accade prima, durante e dopo qualsiasi tipo di votazione”.

In una sua recensione pubblicata su “Puglialibre” (www.puglialibre.it) Filippo De Bellis traccia le coordinate del romanzo che si presenta - sin dalle prime battute -, ironico e coinvolgente.

Di seguito il contributo di Filippo De Bellis e il booktrailer.

Presentazione-libro-Rossi“Ci ritroviamo immersi in una nuova periferia umana che ruota e si dipana dalla «sezione elettorale duecentoventitre» a volte affollata come la copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles e che ci rimanda mischiati i rumori e i sapori di una normalità a volte straniante attraverso i passanti in questa storia, specchio della crisi politica e morale che stiamo vivendo. Quasi come se improvvisamente fossimo immersi nella Vucciria di Guttuso, incapaci di fermarci su un particolare, perché sommersi e avvolti dal tutto, presi dai colori e dalle forme, che qui sono i protagonisti e le comparse di una storia gustosa, divertente e con un retrogusto amaro di quotidianità disillusa e disperante ma anche con una certa tenerezza e sfrontatezza e irritazione che sembra confinare e sconfinare con un coraggio un po’ temerario e un po’ fanfarone, che deve fare i conti con una violenza cui sembra che si possa reagire con solo altra violenza. Dalla paternità mancata del preside Michele Massari a quella preoccupata del ruvido Pasquale Carone detto lambretta; dalle macchinazioni elettorali del presidente della circoscrizione al broglietto dello stesso preside; fino alla sparatoria bulla e fanfarona; dall’assoluto clima di rassegnazione che si respira al quasi lieto fine, dove, come in un romanzo di Dickens, i buoni vedono la speranza del premio e i cattivi o la redenzione o l’inferno.

Non delude la seconda opera di Piero Rossi, che questa volta si cimenta con la pura invenzione letteraria, seppur attingendo al ricco patrimonio di tipi e soggetti che le sue molteplici attività civili gli fanno certamente incontrare. Quello che sembra contare di più non sono le storie personali o i personaggi in sé, a volte solo stereotipi di una varia umanità che ci sosta accanto e che guardiamo con un certo fastidio e superficialità, proprio perché non la vediamo, dove invece la penna di Rossi coglie l’essenziale, che diventa carburante per la storia di una collettività che va raccontando.

Il linguaggio, firma dell’autore e sua vera epifania, non ti lascia mai distrarre compreso com’è fra i leziosismi quasi involuti da liceo classico, ma mai fini a se stessi («lucidità ancora appannata dagli strascichi psicotropi della sostanza combusta e aspirata pochi minuti prima» come dire: ancora rincoglionito dalla canna che si era appena fumato) e la clava del dialetto, che continuamente ti riporta all’hic et nunc della condizione di questa fauna umana che non può riposare, ingoiata e affogata com’è da un sottobosco di politicanti, mezzecalzette, facinorosi e sbiadite comparse e poi da faticosi rapporti coniugali, violenza da strada e sentimenti da far quadrare. C’è anche l’innocenza di un bambino che fa entrare qualche raggio di sole e qualche picco di orgoglio che diventa rivalsa verso una quotidianità grigia e che fa dire al preside Massari, a giustificarsi con un’opinabile morale: «Non ho mai ambito ad essere onesto nella vita. Mi piacerebbe essere sempre giusto, questo sì».

Il contrappunto di questo linguaggio che è speculare anche al contrapporsi delle classi sociali e dei titoli di studio/non studio dei protagonisti, ma che si fonde bene nell’armonia del racconto, rende ricco il cammino della lettura che risulta, oltre che di estrema attualità, piacevole seppur piena di dolci sussulti, come una gita al mare fra vecchi amici in un’utilitaria con gli ammortizzatori da registrare”.

http://www.youtube.com/watch?v=JrRrk_fB_Os

http://www.youtube.com/watch?v=L73GH6jaW6A

Commenti  

 
#1 Filippo De Bellis 2013-01-30 08:59
Ringrazio la redazione per la presentazione dell'evento.
Volevo solo precisare che la presentazione ricade pienamente nelle attività dell'assessorato alla cultura del Comune.
Inoltre la mia recensione è pubblicata sul sito www.puglialibre.it che mi permetto di segnalare a chi volesse tenersi informato sull'editoria e sugli autori pugliesi.
Grazie
Filippo De Bellis
 

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