Giovedì 27 Giugno 2019
   
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ANITA PISCAZZI, NEI SUOI VERSI I COLORI DEL SUD-foto

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anita piscazzi unotre“Nella parte più nera di me c’è il sud/ quel sud da raccogliere come si fa coi granchi/ […] Potrei donarti solo le stagioni nostalgiche/ quelle che si colorano come i limoni/ sfiancati al sole/ […] Vaso di alabastro così fragile sei/ raccoglierò i tuoi cocci se mai ti frantumerai/ […]”. Ed è il sud ad essere cantato nel volumetto ‘Maremàje’, edito Campanotto – casa editrice udinese – nell’anno corrente.

Un sud quasi mitico e magico: “Maremàje – termine salentino e abruzzese associato al lamento funebre – è un mio compianto nei confronti di un sud ancestrale che non esiste più … Un rimpianto-compianto che sta nell’aver perso quella terra di splendore”.

Maremàje, libro della poetessa Anita Piscazzi, presentato nella serata di giovedì 17 gennaio, nell’ambito degli incontri letterari, organizzati da Fortunato Buttiglione, Giorgio Gasparre e Giacomo Leronni. Incontro tenutosi presso anita piscazzi unotre4Spazio Unotre, luogo dalla grande fascinazione, messo a disposizione dell’arte dalla gentilezza di Mario Pugliese.

Tre le tele tessute dall’autrice Anita Piscazzi: si parte dalla metamorfosi dal mito di aracne per approdare alla terra vista come calore, accoglienza … madre, e per giungere, infine ad una dimensione sospesa … onirica. Una poesia piena di colori, umori e atmosfere tipicamente meridionali che ha trovato spazio in una casa editrice del nord. “[…] Credo che per i nostri poeti sia importante confrontarsi con un terreno editoriale che non sia solo quello meridionale, perché gli orizzonti possano allargarsi”.

In questi termini si esprime il giornalista Salvatore Francesco Lattarulo, che per l’occasione ha curato la lettura critica al testo, e il quale sottolinea anita piscazzi unotre2l’importanza della nota introduttiva del poeta e critico letterario, Cristanziano Serricchio. È una delle sue ultime note, nella quale afferma di trovare in Maremàje il sud. E non solo il sud di Vittorio Bodini o di Lino Angiuli.

Trova delle parole illuminanti e illuminate, le radici greco-romane di quel sud radioso e splendente. Il tutto accompagnato da una parola estremamente moderna che si affranca al Novecento e all’oggettivazione. Una prova di necessità poetica, quella di Anita Piscazzi, perché, come la stessa afferma, “la scrittura è una dinamica inconscia […]”.

L’autrice acquavivese, ma che ha scelto il Salento come terra d’elezione, canta un attaccamento viscerale alla propria terra d’origine che riesce a diventare una grande metafora dell’immaginario e individuale e collettivo. Una terra che diventa grembo e madre: “[…] Viene fuori il tema della maternità affidata a donne nere che devono piangere una perdita, un lutto. Non ci sono donne giovani. Sono soprattutto anziane”, così sostiene in un momento anita piscazzi unotre3dell’incontro il giornalista Salvatore Francesco Lattarulo.

E aggiunge: “Anita mostra di più i segni della ferita, della sofferenza per tutte quelle generazioni che dal sud sono dovute andare via”. Tema che diventa sempre più cocente e attuale. Ricorda ancora il mito di aracne, Salvatore Francesco Lattarulo, quando afferma, “l’autrice è come aracne che fa uscire dalla propria bocca questo canto caleidoscopico, che scaturisce da una sorta di maledizione … Condanna che l’autrice si porta dentro, ma che, oltre ad essere condanna, diventa via di fuga […]”.

Sottolinea questa dicotomia del testo. Dicotomia che si ritrova nei versi della poetessa: “Non mi sono mai mossa di qui dalla terra di sempre./ Allora capisci che del tutto sei parte, ma al niente appartieni […]”. Ma Anita sostiene anche che lo sguardo periferico, è uno sguardo privilegiato. Uno sguardo che può andare oltre. Guardare lontano.

Ad accompagnare il tutto la musica di sottofondo, rigorosamente salentina, e le immagini date dagli acquerelli di Vito Osvaldo. Grazie di cuore, infine, a Cataldo Liuzzi per il suo contributo fotografico.

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