HAFIDA FARIDI SU RAI3 A “BUONGIORNO REGIONE PUGLIA” -foto-

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hafida_perla_regione_pugliaDomani mattina, giovedì 16 giugno, alle 7.30, nel programma “Buongiorno Regione Pugliadi Rai Tre sarà mandato in onda un servizio su Hafida Faridi.

La troupe della Rai si è recata martedì a casa sua per intervistarla, per poi visitare la moschea e il cimitero islamico. Il servizio affidato a Perla Dipoppa si è rivelato una piacevolissima occasione per “assaporare” le tradizioni arabe, in particolare il rito del tè e al contempo approfonisdareledire tematiche inerenti l’immigrazione e l’esperienza vissuta in prima persona dalla mediatrice culturale, poetessa di recente assurta agli onori della cronaca.

A rappresentare l’amministrazioneorfana” del sindaco Piero Longo in quel di Roma, il vicesindaco Isacco Isdraele Romano, assente “giustificato” nel corso della serata di presentazione dell’opera di Hafida: “Quando il silenzio parla – il balsamo dei cuori”.

In “Righe di primavera” l’8 giugno i tanti, numerosissimi presenti nel chiostro comunale hanno condiviso l’emozione di una nuova alba culturale. Il suo linguaggio è la poesia, il suo orizzonte - “Aafahafida-antonicelli-declamatk”-  non ha confini, la sua voce irrompe nel silenzio dell’indifferenza e parla direttamente al cuore.

“Quando il silenzio parla – il balsamo dei cuori” di Hafida Farhafida-redavid-al-pianoidi, astro letterario che sorge dal Maghreb e brilla in Italia, è espressione di una dualità che si rivela preziosa nella sua originale “unicità”, esaltata da qualificatissimi relatori: il giornalista, poeta, scrittore e grande comunicatore “diocesano” Enzo Quarto e l’Assessore al Mediterraneo Silvia Godelli.

Francesco Maria Antonicelli recita sulle note improvvisate di Roberto Re David “Il tuo silenzio”, la parola quindi passa a Lucio Romano, ideatore della fortunata rashafida-lucio-romanosegna.

Quella di Hafida Faridi è una poesia nuova nel suo genere, l’emozione è diversa [...]. Hafida  ha creato con Gioia una condivisione dhafida-piero-longo’intenti. E’ per me un privilegio averla accanto e condividere con lei l’orgoglio di questo momento.”

Il sindaco Piero Longo ricorda i trascorsi, la presentazione del calendario delle tre religioni monoteiste, il quaderno territoriale sul cimitero islamico e dedica ad Hafida lusinghiere parole: “Gioia è orgogliosa di tenere a battesimo il debutto di Hafida, nostra amica nel sociale, fucina di iniziative, cittadina esemplare! Uno dei più luminosi esempi di integrazione di culture diverse. Il silenzio che parla è un ossimoro, ma parlare è un imperativo, un dovere morale. Hafida ha rotto questo silenzio e raccontato le sue emozioni. Quando il silenzio parla, la città di Gioia la ascolta con stima, ammirazione e profondo rispethafida-intervento-limitoneto.”

Dopo “Estranei” letta da Hafida e “La sfida”, appassionatamente declamata da Francesco, prende la parola Orietta Limitone, responsabile del presidio del libro “Polifonie”, al tavolo dei relatori con Quarto e la Godelli.

Questo è un battesimo letterario. Hafida ha accettato il mio aiuto, ma il mio intervento è stato minimo. Ho apprezzato la sua conoscenza della lingua araba, per bellezza e musicalità molto simile alla nostra. In questa opera affronta i temi più disparati, l’Amore coniugato nelle forme più diverse: l’Amore materno, quello verso la patria, verso il compagno…”

“Il tema prediletto – continua Orietta - è quello dell’immigrazione, argomento di bruciante attualità. Attraverso la sua penna questa tematica perde la sua connotazione politica o polemica, conserva solo quella umana. Analizza il dolore, l’angoscia di chi è hafida-pubblico1Doppiamente straniero”, perché l’immigrato sogna sempre il rientro nella terra natia, è lì che vuol concludere la sua avventura umana. Per Hafida l’immigrazione non ha implicazioni negative, è una sfida. L’immigrato soffre ma ha il dovere di reagire e di vivere comunque. I colori di Marrakech fanno da sfondo alle poesie, sono le tematiche che evocano la sua terra. Hafida invita tutti  ad assaporare la vita, la sua stessa opera è un inno alla vita. Auguro a tutti di leggere le sue poesie, di conoscere la profondità del suo mondo e del suo cuore.”

Enzo Quarto confessa: Hafida è per lui fonte di ispirazione! Meditava sulle sue poetiche riflessioni mentre componeva la relazione presentata al hafida-enzo-quartoTerzo Seminario Ecclesiale di San Giovanni Rotondo”, quando - piacevolmente sorpreso - la ritrovò tra gli ospiti con i suoi familiari.

Per Enzo “…un libro scritto da una donna musulmana che parla di Amore, non di Corano o delle sovrastrutture di una religione” è a dir poco sorprendente.”

“Ho ritrovato lo stesso amore di Gesù di duemila anni fa. Diamo per scontate troppe cose, ci capita di dover ricominciare, dopo un fallimento e ne cerchiamo le ragioni nella cultura, ma è nel volto speculare di Dio, nel nostro fratello, che troviamo le risposte. “Quando il silenzio parla – il balsamo dei cuori” è un libro che parla di Amore. Tengo a sottolineare il coraggio di Hafida, profetico come il sorriso sulla copertina, il coraggio di una donna che mette sentimenti, vita, tradizione, speranza, aspettative a disposizione di tutti per comunicare attraverso riflessioni poetiche l’Amore. Immagino la difficoltà che Hafida avrebbe incontrato nel pubblicare - da donna - nel suo paese questo libro, forse nohafida_libro_espostin sarebbe mai stato stampato.”

“C’è di più del ritrovarsi nelle religioni che abbiamo costruito – continua il giornalista - le lotte e il contrasto usano le questioni concettuali per innalzare barriere culturali. Hafida è una donna che parla col suo cuore di donna. Guardate come il nostro mondo sta cambiando! Oggi l’urgenza più grande è la mediazione culturale, in un mondo che viaggia velocemente, i processi negativi esplodono. L’incontro non è tolleranza, non è meticcizzare, non è contaminazione… sono sempre esistite. Attengono alla vita. La mediazione culturale è altro, è cercare le ragioni per convivere. Quali, se non l’Amore? C’è una sintesi delle culture che non significa rinnegare il passato, la ricchezza di quello che siamo, viene dal passato. La pagina più bella di quest’opera l’ho letta solo oggi, è quella in cui Hafida dedica le sue poesie, l’intero libro a sua madre Hadda alla memoria di suo padre Ibrahim, ai suoi fratelli, a hafida-e-famigliasuo marito Abdel Jalil Sakini, che prova “smisurato orgoglio” di lei, ai suoi figli Hafsa, Hamza, Ezzahraa… c’è il racconto della vita che passa attraverso l’Amore filiale, coniugale, materno che nasce dal passato ed è proiettato verso il futuro. Hafida è una donna che il destino ha portato qui e che ha trovato il coraggio di essere testimonianza, confronto, conversione…

Hafida legge con voce emozionata “La penitenza”, poi si racconta con voce appena resa più vibrante e sottile dall’emozione

“E’ fantastico che a qui a Gioia, ora mia casa, ci siano tanti amici e connazionali venuti da tutta la Puglia. Ringrazio tutti i presenti, in particolare coloro che hanno contribuito alla pubblicazione senza nulla chiedere in cambio, ringrazio Antonello Bianco per la sua generosità, il gruppo femminile della Croce Rossa, Don Gianni, hafida-interventoMario Pugliese che ha dato colore con le sue splendide dodici illustrazioni alle poesie, ringrazio il connazionale che ha trascritto parte dei versi in lingua araba, il signor Piero Posa, titolare di Stampa Sud e Marianna Santacroce, per l’infinita pazienza e la cura nell’impaginare l’opera… Questo libro è il risultato di un lavoro condiviso. Riprendendo quanto detto da un ragazzo arabo in un’intervista: “Io non sono che una sostanza in un contenitore. Ci voleva una mano che girasse lo zucchero”, persone che hanno fatto di una modesta passione un talento.”

“In molti mi hanno chiesto perché nelle mie poesia parla l’uomo - spiega Hafida - scrivo al maschile per rendere generico il mio discorso, è stato istintivo scrivere per tutti, la cosa più bella è toccare il cuore di tutti. Ho anche scritto per valorizzare la donna. Essere donna è un privilegio, ma abbiamo tutti gli stessi punti di forza e di debolezza. Siamo troppo presi hafida-legge-poesiedalla vita frenetica, pensiamo a tutto tranne che all’essere umano. Scompare il valore del legame umano, il senso della vita, stiamo assistendo alla decadenza della civiltà. Consumiamo il tempo per cose che ci fanno perdere l’essenza, non abbiamo tempo per riflettere sull’altro. La felicità ci appare un progetto lontano nel tempo, ma la felicità germoglia nel cuore, non fuori.”

hafida-panoramica-pubblico-“La donna – continua Hafida - a volte è vittima del maschilismo ma anche di sé stessa, di una tradizione ingiusta, anche nei paesi emancipati spesso è persa, lasciata a sé sceglie di ridursi in un corpo perdendo la sua vera sostanza. La donna di oggi, anche la più libera e impegnata, non vive intensamente il dono di esser madre. E’ ingiusto che non possa vivere il suo vero ruolo dato da Dio.”

Ho parlato dell’immigrazione in positivo e negativo. Penso che possa trasformarsi in fonte di ricchezza per l’immigrato, perché lo spoglia, lo lascia solo di fronte alle sfide, al confronto con l’altro. Ho scoperto la mia identità, in questa terra non mia, sono stata obbligata a spiegare chi sono. Grazie a questa thafida-quarto-longoerra sono la donna di oggi. Ma l’immigrazione è anche un travaglio, si ha tanto da dire, ma non si hanno gli strumenti, occorre sostenere la famiglia di origine, lavorare fino a ritrovarsi stremati.”

L’arabo è una lingua complessa, nata nel deserto, in un ambiente ostile all’inchiostro. Questo ha dato vita a una lingua altrettanto complessa. La caratteristica più bella dell’italiano è che si può arrivare alla profondità di un pensiero attraverso le parole, ha una sua musicalità. Il pensiero, le parole si sfilano da sole. I miei pensieri sono arabi, li ho tradotti in una lingua che amo e spero di condividere con voi. Abbiamo bisogno di riflettere, di frenare questa frenesia che occupa il nostro spazio e tempo per costruire noihafida-intervento-godelli stessi e la nostra civiltà.”

Silvi Godelli non ha incertezze, “Hafida è una amica perché ti viene incontro. E’ una sua particolare virtù, viene dalla sua anima, dalla sua tradizione culturale. Gioia disegna percorsi di dialogo, e Hafida ne è simbolo. In lei non c’è l’esigenza di ridurre a unicità, ma di mantenere in dialogo due parti, l’una interna, l’altra esterna. Interna la sua doppia appartenenza, esterna la sua doppia lontananza. Non può aderire a nessuna delle due completamente, ma neanche staccarsene.

Tra i temi che caratterizzano la sua opera, la maternità. E’ metaforicamente madre della sua scrittura, dei pensieri che scaturiscono dalle sue emozioni e trovano parole che sgorgano dalla sua anima.

Un secondo tema è la famiglia. Qui c’è una generazione, lì ce n’è una seconda che mantiene le sue radici. Nel pashafida-tavolo-relatorisaggio qualcosa si perde, i bimbi non parlano più la lingua dei loro antenati. Si creerà un allontanamento non solo nel linguaggio. Altro tema, la doppia appartenenza e lontananza. Non chiediamo, in realtà, mai a voce alta ma implicitamente a chi ha altre radici e cultura, di rinunziare a una parte di sé. Hafida è una donna araba con figli arabi, a pieno titolo italiani, dobbiamo comprendere che la doppia appartenenza è irrinunciabile natura ed ammirare la capacità di Hafida di rimanere sé stessa.”

“Non possiamo continuare a chiedere l’integrazione – continua Silvia Godelli - è una nobile, valoriale, stupenda parola, ma fatico a pronunciarla. La trasformazione che c’è in chi arriva ha un senso se anche la comunità di accoglienza detiene cambiamenti profondi, non solo simpatia, affetto, disponibilità. L’amicizia opera un effetto trasformativo simmetrico e complementare, in caso contrario chi viene da lontano vive in mezzo a noi, ma non insieme a hafida-pubblico-frnoi. Chi viene da lontano ha diritto a mantenere la propria originalità culturale e diventare più ricco acquisendo culture altre. A una donna araba che porta con orgoglio il suo velo, non possiamo chiedere di toglierlo, non sono d’accordo con forzature legislative. Ricordo donne velate anche in terra di Puglia. Non voglio che tutto questo sia enfatizzato in un’ottica molto ideologica, ma vissuto come disvalore. Stiamo imparando a convivere con gli altri. Per quanto popoloso sia il paese, è una goccia nel mondo oceanico, la maggioranza avrà colori diversi, continuiamo a pensare di essere l’ombellico del mondo, ma non lo siamo più!”

In questa mutazione cruenta tante volte c’è il seme della storia che verrà. Le culture umane shafida-autografa-libroi ingravidano a vicenda. In questa piccola comunità ho voluto rompere un’emozione, dire quello che penso, che mi preoccupa e ci deve preoccupare. Qui mi sento a mio agio, ho tantissimi amici di tante appartenenze. Io stesso sono aliena, vengo da molti diversi altrove, per cui questo chiedo e prego, che non venga più chiesto quello che a me veniva chiesto tutti i giorni…” , di non rinunciare a quella parte di sé che gli altri non potevano o volevano accettare, rinnegando le sue radici.

Il dilagare di emozioni così intense, catalizzate da versi, parole e dall’abbraccio tra Hafida e Silvia, dal cercarsi delle loro mani, quasi a infondersi coraggio durante la serata, ha acceso nello sguardo dei presenti scintille di condivisa commozione e la consapevolezza che l’Amore è il punto di incontro di ogni diversa percezione dell’umanità.

Un doveroso e sentito grazie lo rivolgiamo a Mario Di Giuseppe per l'immancabile contribuito fotografico.