Lunedì 14 Ottobre 2019
   
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LERONNI E BUTTIGLIONE, PRESENZIANO A “LES BARISIENS”

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Copertina_-_Le_BarisienspegorariNel pomeriggio di oggi, 27 ottobre 2010, presso la libreria Laterza di Bari sarà presentata una raccolta di scritti sulla poesia e sulla letteratura di Bari e provincia “Les Barisiens” Letteratura di una capitale di periferia 1850 - 2010 (Stilo editrice – maggio 2010), a cura di Daniele Maria Pegorari, presentata da Salvatore Francesco Lattarulo, Enzo Mansueto, Raffaele Nigro e Lea Durante. Presenti all'incontro due nostri poeti: Giacomo Leronni e Fortunato Buttiglione.

Il termine “Barisien” fu coniato per un nostro famoso concittadino, Ricciotto Canudo, ed a lui fa riferimento Pegoraro, nella sua presentazione.

“Nella Parigi di inizio Novecento Ricciotto Canudo, uno fra i primi teorici mondiali del cinema, partito da Gioia del Colle per divenire protagonista della vita culturale della Ville Lumière, veniva vezzosamente appellato barisien. Negli anni Settanta – dichiara Pegorari - il termine fu riscoperto per indicare quell’école di giovani sociologi, filosofi, storici e critici dell’Università di Bari che seppe parlare con coraggiosa originalità e nuova problematicità allo sclerotizzato panorama del marxismo italiano.

fortunato-buttiglione-unotrLa storia di quell’aggettivo diviene in questo libro il simbolo della trasformazione della figura dell’intellettuale e delle sue condizioni di lavoro in Puglia, dalla secolare diaspora verso Napoli, Firenze, Parigi e gli Stati Uniti fino alla creazione di un ceto di scrittori e critici finalmente residenti dopo lo spartiacque rappresentato dal Sessantotto e dalla nascita dell’ente Regione (1970).

È così che la Puglia ha potuto scrollarsi di dosso il complesso di essere solo una “provincia dell’impero” e ha scoperto il risvolto positivo di essere “periferia”: la sua natura di confine può renderla più aperta all’ascolto e alla sperimentazione.”

“Scegliere la letteratura come campo di prova di ogni interpretazione della realtà – continua il poeta - e affidare, in particolare, alla disciplina critica il compito di praticare con rigore e severità la valutazione, la storicizzazione e il discernimento di quelle forme di pensiero (visioni del mgiacomo-leronniondo o testimonianze soggettive) che si comunicano attraverso un codice linguistico, significa avvertire un preciso senso di responsabilità nell’uso delle parole, di ogni singola parola.

Significa avvertire il brivido e la vertigine di un’ipotesi sul mondo che diviene testo, transitando dall’aleatorietà della fantasia alla perentorietà di una formulazione stabile e, almeno qualche volta, destinata a durare nel tempo. È questa la premessa che m’inchioda, allorché da critico guardo alla storia della Puglia e comincio a riflettere sull’ipotesi che essa abbia avuto fino al giorno d’oggi una direzione più che casuale e che da essa siano ricavabili dei caratteri riconoscibili, una natura secunda (oltre quella bio-geologica così ben evidente), una ‘identità’, insomma. E scopro che è precisamente questa parola che mi ha costretto a quella premessa”.

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