Martedì 23 Luglio 2019
   
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GRANDE SUCCESSO PER UNA “LOCANDIERA”... INNOVATIVA

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P4210060In scena al teatro Comunale Rossini di Gioia del Colle, il 21 aprile 2010, ed in replica pomeridiana alle 18.30, il giorno successivo, il grande classico di Carlo Goldoni “La Locandiera”.

Lo spettacolo nasce nell’ambito del progetto U. R. T. (Unità di Ricerca Teatrale, sostenuto dal Ministero dei beni e delle attività culturale), e la regia è di Jurij Ferrini, uno dei maggiori talenti del teatro a noi contemporaneo, che riveste anche il ruolo d’attore. Assieme a lui sul palco ci sono i fantastici: Roberta Caria, Marco Zanutto, Francesco Tonti, Woody Neri, Alessandra Frabetti, Wilma Sciuto e Ture Magro.

L’intreccio ruota intorno alla figura femminile di Mirandolina, una vera incantatrice di serpenti, cP4210052on al contempo un grande senso dell’humour che oltre a “far innamorare” tutti gli ospiti della sua bottega, seduce anche il pubblico!

Non c’è nessuno che sfugge al suo fascino e lei si muove con l’andamento di chi ne è assolutamente consapevole. Ci gioca su, si diverte ed accetta la sfida con se stessa quando alla sua vivanda arriva il Cavalier Ripafratta, un uomo ostile ai rapporti interpersonali e diffidente soprattutto nei confronti del genere femminile, ma che non potrà resistere alle lusinghe della donna. In realtà, però, “La locandiera” non è una vera commedia d’amore, benché se ne parli in continuazione.

I presunti sentimenti d’amore nei confronti di Mirandolina del marchese di Fornipopoli, nobile decaduto e spiantato, e del conte d’Albafiorita, aristocratico arricchito dell’ultima ora; ed anche le manovre di seduzione, sono pretesti per una sorta di recita, di gioco delle parti che serve a coprire la nullità o la relativa povertà delle varie situazioni personali. Sono tutti dei personaggi in cerca d’identità.

E anche la scelta finale delP4210054la donna di sposare il suo umile servo Maurizio non suona sincera.

Jurij Ferrini ci rende perfettamente questo elemento e la comicità, quindi, si incontra con un gusto amaro, perché non ci sono azioni spinte da grandi ideali, ma tutto si muove guidato dalla contraddittorietà umana.

Carlo Goldoni è insigne maestro nel costruire grandi personalità psicologiche dalle innumerevoli sfaccettature e sfumature, e questo è un dato di grande innovazione per il teatro della sua epoca.

Ed anche la rappresentazione a cui assistiamo ha dei tratti del tutto innovativi e lo si nota sin da quando si entra in sala e il sipario, rovesciando una delle regole basi del teatro, è già aperto.

P4210050Ci sono una serie di vestiti appesi che capiremo, una volta iniziata la commedia, essere quelli che avrebbero dovuto utilizzare gli attori per riportarci a quel lontano 1753, anno in cui la pièce teatrale fu rappresentata per la prima volta. Ed invece indossano abiti della modernità.

Ci sono, inoltre, un tavolo, un baule e delle sedie. Sedie utilizzate dagli stessi attori per assistere alle scene in cui non sono implicati. A tratti è spiazzante, sono attori e spettatori al contempo. Delle volte ridono assieme a noi ed il pubblico interagisce con molta piacevolezza.

C’è anche la figura del regista sul palco, il quale interrompe o fa proseguire delle scene.

C’è un’ironia del tutto esilarante sia nella commedia in sé e sia nel rifacimento in questione, e alla fine, quasi ci dispiace, che gli attori siano giunti al termine del copione!

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