Giovedì 12 Dicembre 2019
   
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PIETA’ E COMPIANTI: SOLITUDINE E CORALITA’ SUL CORPO DEL CRISTO MORTO

mariella_donvito

n1607696784_5442.jpg2“Pietà e compianti”, questo è il tema scelto da Mariella Donvito per il secondo incontro, dopo aver attentamente discusso quello dell’”Ultima Cena”, proprio in occasione della celebrazione del mistero pasquale.

È un viaggio nel mondo dell’arte alla ricerca delle interpretazioni più varie di un tema che si avvale della possibilità di essere poi realizzato come frutto di una visione più o meno intima del soggetto e più o meno sacra di un momento così significativo nella storia della vita di Cristo Risorto.

250px-Benedetto_antelmani_dettaglio_della_deposizioneL’analisi comincia dalla Deposizione di Benedetto Antelami (1178), una delle più antiche; si tratta di un bassorilievo in marmo realizzato da uno scultore di passaggio dal romanico al gotico che svolge un ruolo tutto nuovo di umanizzazione di questo passaggio religioso. L’artista abbandona i canovacci su cui si è basato fin ora per rendere l’avvicinamento della fede all’uomo attraverso un Cristo che si trasforma in un personaggio sofferente deposto.

La tipologia del compianto giottesco invece, uno dei più importanti, è contrassegnato dalla presenza di molti più personaggi, tipico dei modelli medievali delle confraternite ma soprattutto si tratta di una rappresentazione Sacra lontana da quella mistica e più legata alla mimica e al teatro popolare.

200px-Daniele_da_Volterra_002Durante questa esplorazione artistica Mariella Donvito focalizzerà l’attenzione dell’osservatore sulle mutazioni di raffigurazione e di ruolo dei personaggi che saranno quasi una costante di questo momento storico-religioso quali Cristo, le tre Marie e Giovanni Evangelista.

Il percorso prosegue mediante un analisi trasversale della pietà e del compianto che passa attraverso una pietà compiuta nell’opera di Donatello (1449); la deposizione di Beato Angelico (1432-34) che tratta l’argomento con più compostezza, figlio di una Firenze intellettuale; il manierismo di Pontormo (1526-28) che richiama alla tradizione della folla e che rivela l’immagine del “trasporto” del corpo di Cristo; il corpo di Cristo durante lo schiodamento di Rosso Fiorentino (1521) e la figura dai tratti nordici della madonna svenuta di Daniele da Volterra.

gr4Il Correggio (1524-25) ritrae Maria Maddalena che cosparge di balsami il corpo di Cristo, vicina agli altri personaggi che formano tra di loro una catena umana che però  non si realizza in nessun gesto di esasperazione; Annibale Carracci ci mostra due interpretazioni della pietà, la prima (1599-600) palesa una sofferenza tutta interiore attraverso l’accompagnamento degli angeli, l’isolamento della Madonna ed il sepolcro sullo sfondo, la seconda (1606) fa riferimento all’imbalsamazione e non c’è più la croce; Sebastiano del Piombo (1516) ci mostra l’unica immagine in cui Maria ha gli occhi al cielo e approda alla realizzazione di un corpo lugubre che allude alla morte corporale e non più divina.

brera7La pietà è oggetto dell’opera di Tiziano, dei tre punti di vista di Bellini, dell’essenzialità di Antonello da Messina, del teatro popolare in Botticelli e dell’opera su commissione di Raffaello. Mantegna rende l’immagine materica nel Cristo in Pietà (1495-97) e raggiunge un risultato esclusivo nella composizione di una delle poche rappresentazioni dell’esposizione di Cristo Morto in un realismo assoluto di una pittura tridimensionale.

Questo itinerario che Mariella Donvito ha accuratamente descritto con un attenzione al dettaglio rivisitando il lavoro dei personaggi che sono in assoluto tra i più eccelsi nel panorama artistico pieta-michelangelonon solo italiano, ma mondiale, trova il massimo dello splendore, della compostezza e della grandiosità nella Pietà di Michelangelo (1498-99) realizzata in marmo bianco di Carrara ricercato.

La scultura è il concentrato di un misticismo ideale: la madonna è bellissima, giovanissima e dai tratti tipici della donna italiana, tiene tra le sue braccia il corpo morbido di Cristo morto come se lo tenesse da bambino, con la mano destra sotto l’ascella, e la sinistra che ce lo presenta.

La relatrice ha abilmente svelato come la concezione di questo momento relbologna_campanile_giotto_formelle_firenze_044igioso mutasse forma a seguito delle influenze artistiche e culturali del tempo, ricollegandosi in ultimo ai riproponimenti locali della Pietà, certamente di minore impatto e precisione. Ha citato Stefano da Putignano che si è cimentato in più di una raffigurazione del tema, passando per Paolo Catalano da Cassano, G. Colombo e scultori ignoti, per le opere in terracotta di Nicolò dell’Arca fino al richiamo alla Pietà che troviamo nella Chiesa di S. Angelo e al polittico sulla Passione di Cristo collocato ne Comune di Gioia del Colle.

Questo lavoro è  stato realizzato dalle ricerche di Mariella Donvito e l’incontro si è concretizzato con il supporto di Vittoria Procino, presidente della Pro Loco, e di Mario Pugliese che ha messo a disposizione lo Spazio UnoTre.

Si ringrazia Fabio Guliersi per la collaborazione fotografica.

 

Commenti  

 
#2 Laura 2010-04-10 14:29
Giovanni,a dire il vero non trovo un nesso tra l'esplicazione del contenuto delle opere, che si lega unicamente al punto di vista di ki ha immortalato tramite l'arte la propria cristianità, e il tuo credo. ognuno crede in ciò ke più trova vicino al proprio essere, e sbirciare su Wikipedia per informarsi su un culto religioso, che va ben oltre la magia e una condanna alla chiesa per creare l'ennesima polemica fragile come un castello di sabbia, lo trovo un tantino superficiale...
 
 
#1 Giovanni Sanità 2010-04-03 14:19
Mi dispiace. È già da molto tempo che ho deciso di "dimenticare" la religione cristiana. Preferisco associare tutta l'arte e la letteratura sacra al culto di Cibele ed Attis e dell'equinozio di primavera, antecedente a Cristo di ben 200 anni. Chi volesse avere notizie, puó fare la ricerca su Wikipedia, e scoprirà che il Cristianesimo non è altro che una scopiazzatura di culti preesistenti... un semplice millantato credito avvolto da un'aura di mistero (una intelligente furbata).
 

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