"L'UFFICIO DEL VUOTO". RITORNO ALLA POESIA DI GIACOMO LERONNI

giacomo leronni ricorda vito osvaldo

giacomo leronni ricorda vito osvaldoA oltre due anni di distanza dal suo secondo libro (Le dimore dello spirito assente, 2012) il poeta gioiese Giacomo Leronni pubblica un nuovo lavoro, intitolato L’ufficio del vuoto. Si tratta di una plaquette di 32 pagine edita da puntoacapo (la stessa casa editrice piemontese che aveva pubblicato il suo libro precedente) nella nuova collana “fotopoesie”. Ad impreziosire il libretto, che contiene 13 testi inediti, ci sono 12 fotografie di Ilenio Celoria, docente e ricercatore in ambito fotografico nato a Casale Monferrato. Allo stesso Celoria appartiene la foto che funge da copertina al libro.

A differenza dei due precedenti lavori, costati lunghi anni di ripensamenti e riscritture, questa volta il poeta gioiese apre al lettore le porte del suo laboratorio, di fatto anticipando l’uscita di parte della prima sezione di un più ampio lavoro in corso d’opera. Le poesie pubblicate, infatti, sono state scritte tutte negli ultimi mesi (fra il 12 febbraio e il 24 ottobre 2014), sulla scorta del vivo ricordo dell’amico fraterno Vito Osvaldo Angelillo, scomparso improvvisamente, a soli 48 anni, il 5 lgiacomo leronni ricorda vito osvaldouglio 2013.

Nei versi del libro Giacomo Leronni si rivolge direttamente all’amico Osvaldo (“mon ami, mon vieux…”), seguendone le epifanie durante il loro lungo e consolidato rapporto e considerandolo di fatto, ancora adesso, come un confidente vivo:

Da quanti orli mi stai parlando
pronunciando erbe sconnesse
martoriato d’ingenuità
nel nostro inamovibile sonno
da quale cicatrice t’ingegni
di trasmettere voci, memorie
corrotte, ora sai che il bacio
tiene a freno il tempo
lo arde meticolosamente
mentre le foglie vaneggiano
in una loquace risacca
sai che i voli si ottundono
e che una felicità fervente
abissale
stringe le mani di tutti come
un cielo vivo e indomabile

I testi, permeati di un dolore palpabile, che suscita a tratti sgomento ma anche commozione, costituiscono una sorta di liturgia laica (a cui tra l’altro rimanda il titolo dell’opera) nella quale s’insinua a suo modo un Dio sempre inafferrabile, a tratti incomprensibile, ma mai negato o rifiutato. Questa presenza/assenza discreta e, al contempo, determinante, impregna di sé i versi, nei quali le domande più cupe sul valore dell’esistenza e sul perché dell’inguardabile morte trovano, sia pure in una prospettiva lontana e percorsa da una luce appena percepibile, un terreno su cui posarsi e una qualche parvenza di scioglimento.

Le poesie mantengono intatta la tensione propria di tutto ciò che è ancora in fase di costruzione/revisione e, sicuramente, saranno oggetto di ulteriori limature in vista della pubblicazione definitiva, fra qualche anno. Il volumetto, a tiratura limitata, è destinato a una ristretta cerchia di amici e a quei critici che hanno già mostrato il loro interesse nei confronti dei precedenti lavori del poeta gioiese.