BOATO IN ANSALDO-TERMOSUD. SCOPPIO AL DISMO?-foto

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scoppio termosud4Nella tarda mattinata di oggi, intorno alle ore 12 i residenti di via vicinale Medico hanno sentito un forte scoppio, seguito da una pioggia di materiale non identificabile, simile a lana, sparso intorno i terreni adiacenti.

Sabato scorso - dichiara la signora Domenichella, di 89 anni - si è verificato un altro scoppio, ma non così forte! Oggi ero in giardino e nel sentire quel boato, quasi fosse scoppiata una bomba, mi sono spaventata a tal punto da lasciar cadere quel che avevo in mano”.

Alcuni residenti si sono recati presso la Termosud per segnalare l’accaduto, preoccupati sia per il buco apparso nella ciminiera che per il materiale caduto. Il personale che li ha accolti, ha assicurato che vi stavano lavorando, anche se a detta dei residenti non si è affacciato nessuno nella zona.

La Termosud, dal 2001 nel gruppo Sofinter, dalla fine degli anni 90 è leader nelle sperimentazioni sulla combustione.

Dal 2003 si effettuano sperimentazioni tecnologicamente più avanzate per conto della ITEA, società che fa parte dello scoppio termosud3stesso gruppo, suo l’impianto di incenerimento di ultima generazione dell’epoca, il dissociatore molecolare per lo smaltimento dei rifiuti industriali e pericolosi.

Il DISMO (dissociatore molecolare) - si leggeva nel sito dell’ITEA in quegli anni - consiste in un reattore chimico che realizza la completa ossidazione del rifiuto. La produzione viene realizzata negli stabilimenti di Ansaldo Caldaie di Gioia del Colle (BA)”. Una conferma, di questa nuova attività, la si ebbe “navigando” nel sito della Sofinter, dove si leggeva che l’Ansaldo Caldaie utilizzava tecnologie proprie e si avvaleva di un importante centro di ricerche nel suo stabilimento di Gioia del Colle.

Negli anni poco si è detto sulle autorizzazioni previste per le attività scoppio termosud2di sperimentazione dell’Ansaldo Caldaie per trattare rifiuti tossici e industriali non trattabili in impianti tradizionali e perciò classificati pericolosi come: ceneri pesanti da inceneritore, plastiche e imballaggi in plastica, carta e pellicole fotografiche, mix di pitture e vernici, oli con PCB, fondi di lavorazione di raffineria, pesticidi, rifiuti ospedalieri, farmaceutici, morchie di verniciatura, farine animali, stracci contaminati, adesivi e sigillanti, medicine scadute, rifiuti agrochimici, rifiuti e solventi alogenati, gomme sintetiche e fibre artificiali, mix di diversi rifiuti. Le sperimentazioni avrebbero dovuto concludersi entro sei mesi dal rilascio dell’autorizzazione, ai sensi del DLgs n. 22/87 e in seguito accuratamente monitorate in tutte le fasi, alfine di valutare l’efficacia ambientale del processo d’incenerimento.

Mai come in questo momento, anche alla luce di quanto emerso nel corso della presentazione del piano industriale della Spes (GIOIA: RITORNA LO SPETTRO DEL DISSOCIATORE MOLECOLARE), occorre vigilare affinché non si aprano falle non solo nelle ciminiere ma anche nella tutela dell’ambiente e della sicurezza.