Lunedì 26 Ottobre 2020
   
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I 90 anni di Peppino Vasco. Auguri anche dalla Redazione

peppino vasco 90 anni

Peppino Vasco“Ho accettato di esprimere un pensiero pubblico per i novant’anni di Peppino Vasco, consapevole che non sarebbe stato facile. Infatti la emozione e la commozione mi pervadono ed il pensiero è più rapido dell’espressione. Diciamolo subito: quest’uomo rappresenta un simbolo, uno scrigno di valori, nonostante i difetti e le intemperanze, aspetti tipici delle grandi personalità.

L’esperienza umana della nostra amicizia mi ha permesso di apprezzarne l’ascolto e di riceverne sollecitazioni fruttuose, insieme – peraltro – al divertimento e, talvolta, alla canzonatura, spesso per sdrammatizzare talune situazioni.

La vita intensamente vissuta da Peppino è un lungo e significativo spaccato della macrostoria che ha trovato riscontro e narrazione non solo nel libro autobiografico “Dalla Murgia al Cremlino”, ma in quello “Scrivano Ingannamorte” di F. Laudadio, laddove il protagonista Rocco Sasso è il perenne e appassionato organizzatore delle masse popolari per la consapevole conquista collettiva dei diritti sociali e civili: Peppino Vasco è lì, sotto le vesti di quel personaggio.

Ciò che colpisce di lui è la generosità.

La generosità nel darsi totalmente agli altri: sia nella militanza politica, laddove il suo contributo è risultato sempre critico e produttivo, e mai radicalizzato nella ortodossia; sia nella militanza sindacale alla quale ha dedicato passione per la causa e rispetto delle regole. Sempre.

La generosità espressa nell’impegno profuso verso tutto ciò che nel suo percorso di vita gli è sembrato giusto o utile per la comunità. Ricordo, ad esempio, il suo grande impegno, già dal 2006, nel tentativo di concertare in rete le Associazioni Gioiesi. Tentativo – ahimè – sin da allora naufragato.

La generosità, infine, che traspare dalla sua umanità e dal rispetto che suscita nell’interlocutore.

Mi ha sempre colpito di Peppino l’apertura mentale. Il pastorello della Murgia che da autodidatta si fa uomo colto e preparato al punto da essere scelto fra i “meritevoli” di essere inviati alla “Scuola del Partito” perfino a Mosca; in grado di citare Voltaire o Rousseau ed i tanti classici con grande disinvoltura e proprietà, o sciorinare discorsi ed interventi elevati con intellettuali molto apprezzati come P.P. Pasolini o G.M. Volonté, e così via. È grandioso. Si, perché con la sua umanità il nostro amico stabilisce empatia con personaggi “importanti” quanto con i più umili, con i diseredati perché è da questi ultimi che egli proviene e dai quali non si distaccherà mai, anzi li assumerà su di sé con determinazione e generosità per difenderli e per condurli verso il riscatto. “Ecco, amico mio, s’è fatto giorno…è luce dappertutto…ve l’avevo detto…” dice, nel finale, Rocco Sacco ai suoi compagni, spronandoli alla lotta.

Il dialogo è la cifra comportamentale di Peppino Vasco. Dialoga con tutti, talvolta con veemenza come colui che difende le proprie tesi con convinzione e con convincimento, ma pur sempre nel rispetto dell’altro. E’ questa la forza del suo “dialogare”. Il dialogo, per il nostro amico è condivisione progettuale finalizzata alla realizzazione di un obiettivo; è dialettica fertile nei confronti degli avversari, mai ritenuti nemici da abbattere; è interlocuzione felice e fervida nei confronti dei giovani, cui egli è sempre stato teso e la cui crescita culturale, politica e sindacale ha sempre promosso e favorito. Non posso dimenticare il suo entusiasmo, in occasione dell’80° compleanno, durante gli incontri avuti con i giovani degli Istituti Scolastici Superiori di Gioia del Colle.

Ai ragazzi del Liceo Classico egli dedicò la narrazione della sua vicenda di pastore nelle lande murgiane, e della sua evoluzione culturale da autodidatta che gli permise di raggiungere traguardi importanti.

I giovani del Liceo Scientifico ebbero la fortuna di ascoltare dalla fonte diretta la suggestiva esperienza della prima impresa spaziale sovietica, dal momento che Peppino era a Mosca durante quel periodo.

Agli studenti dell’ITIS fu descritto il proprio impegno sociale e civile in occasione della installazione della base missilistica presso l’aereoporto di Gioia del Colle da parte degli americani, in conseguenza della guerra fredda e preludio della crisi a Cuba.

I giovani studenti erano ammaliati, psicologicamente ed emotivamente coinvolti dalle vicende vissute e narrate dal protagonista che, con semplicità, naturalezza e passione le trasmetteva loro con pari intensità.

Questi ragazzi e tutti i giovani che hanno avuto il privilegio di incrociare sulla propria strada la personalità di Peppino Vasco sono stati segnati da questo incontri e ne hanno tratto beneficio. A loro il “maestro” ha sollecitato il perseguimento dei valori essenziali della vita e soprattutto il valore della cultura. L’uomo che ha la “parola” non è schiavo. L’uomo che “sa”, sa anche agire!

È questo il forte messaggio che egli ha voluto fortemente dare a tutti: giovani e meno giovani, acculturati e non.

Da persona intelligente ed arguta ha saputo utilizzare codici linguistici appropriati alle diverse situazioni, sicché sono passati alla storia locale i suoi comizi che possono apparire stravaganti, anche pittoreschi, per l’uso dell’italiano frammisto al dialetto. In sostanza, Peppino, conoscendo bene le realtà sociali e culturali cui erano diretti i suoi messaggi, da ottimo maestro, si faceva umile fra gli umili, parlandone il linguaggio al fine di farsi comprendere, onde elevare gli stessi quanto a coscienza sociale, civile e politica.

All’uopo, non ha disdegnato, comunque, la teatralità che gli è congeniale.

Sono numerosi, ritengo, gli elementi che mi accomunano a questo uomo. La vita vissuta intensamente e la professione intesa come servizio dedicato generosamente agli altri senza mai trarne interesse e profitto personale. Non si è mai arricchito.

Peppino Vasco avrebbe potuto svolgere la tranquilla attività di ferroviere; avrebbe potuto ottenere incarichi ambiti nella gerarchia politica e sindacale –che pur gli spettavano - con gratificazioni economiche sicuramente ragguardevoli. Quest’uomo è rimasto integro, ligio ad un “codice d’onore etico” che rifiuta compromissioni o ambigue progressioni. Peppino direbbe con Kant “il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.

Egli si è donato agli altri con assoluta gratuità, sacrificando molto spesso la propria vita familiare, gli affetti, le amenità della vita, subordinando tutto ciò al “dovere”.

Ci accomuna ancora l’importanza attribuita alla conoscenza e alla cultura non fini a se stesse o per ansia di visibilità, quanto per la necessità di trarre dalle nostre letture, spunti di riflessione e leggi etiche di comportamento, o argomentazioni di dialettico confronto. Nondimeno ci è sempre piaciuto, ed ancora ci piace, parlare in dialetto perché esso è la cifra delle nostre radici; poiché esso è l’espressione più autentica e profonda della cultura contadina da cui tutti proveniamo.

Ci accomuna la passione per la musica classica [l’amicizia di Peppino con mio padre riporta molti ricordi significativi e toccanti, al riguardo]. La musica sublima, anche, la vita più grama, specie quella di un pastorello sensibile e allontanato dalla propria casa.

Ci accomuna, infine, la sensibilità. Dietro una maschera burbera si nasconde da anni, in realtà, un uomo sensibile, umanissimo, con le preoccupazioni riconosciute nei confronti della famiglia trascurata in favore del lavoro, con la commozione verso le piccole cose, disponibile alle confidenze personali ed intime vissute come momenti di liberazione dalle proprie angosce. Io ne sono onorata per averle raccolte e condivise con affetto filiale.

Carissimo Peppino, la tua vita “in croce e delizia”, con tutti i pregi ed altrettanti difetti, è ricca, intensa, significativa. Puoi essere orgoglioso di averla sinora vissuta con la più grande delle qualità [lo affermi tu stesso nella nota introduttiva alla autobiografia]: l’onestà che l’ha ispirata.

Se è vero che, ufficialmente, non hai conseguito lauree o riconoscimenti scolastici, stai pur certo di essere stato – e sei ancora – il nostro grande “maestro”.

Tanti auguri per i tuoi novant’anni”.

Commenti  

 
#3 COMPAGNO VASCO 2020-06-08 19:16
Ne sono rimasti di simili in tutto lo scenario della politica nostrana ? Meteore, avventurieri, improvvisatori, egocentrici, pressapochisti, prestigiatori ...
Peppino Vasco è l'esempio vivente di chi ha saputo coniugare la passione ideologica e politica sulle questioni concrete e civiche. Di chi ha vissuto il partito come una comunità di amici e pensatori che si proponesse come luogo di incontro e fucina di elaborazione di idee e programmi politici. In una politica che si sofferma sempre più sugli annunci e sui selfie dei suoi rappresentanti, che dalle cose da fare realmente. Un esempio da seguire a prescindere dai colori e dalla bandiera che ha orgogliosamente rappresentato per tutta la sua vita !
Auguri di cuore, Peppino !
 
 
#2 Marcello Carucci 2020-06-08 12:28
Peppino, un grande uomo che ha difeso sempre i lavoratori. Ne sono rimasti di uomini simili a sinistra?
 
 
#1 F. Giannini 2020-06-05 22:04
Auguri, Peppino.
Dopo questo bel traguardo ti aspettiamo per un'altra tappa: cento primavere!
 

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