Polemiche sul nuovo look della Chiesa di San Francesco

restauro chiesa san francesco

restauro chiesa san francescoNon si spengono le critiche rivolte al restauro delle mura esterne della Chiesa di San Francesco, restauro commissionato dalla Confraternita del Purgatorio ed eseguito - stando a quando riferito dal priore Carmine Candeloro - secondo le prescrizioni e le indicazioni della Soprintendenza di Bari nelle quali era prevista anche la tecnica della scialbatura, ovvero dell’imbiancatura delle pareti con calce spenta diluita in acqua.

Osservando la facciata della Chiesa nella parte in tufo, ovvero quella sovrastante il frontale in pietra, è ben evidente che non è un’imbiancatura a calce il trattamento utilizzato, bensì una pitturazione coprente con viraggi al rosa stesa con le spatole, praticamente una pittura-intonaco che ha coperto le geometrie del carparo e ne ha modificato il colore.

Nella parte in pietra è stata invece usata la tecnica della sabbiatura, sconsigliata nei monumenti antichi ed importanti in quanto particolarmente aggressiva, infatti asporta parte della pietra.

In passato la stessa Soprintendenza bloccò i lavori di restauro della facciata, perché la ditta all’epoca incaricata, stava utilizzando questa tecnica.

Un altro intervento poco felice è la pitturazione delle statue in pietra, uniformate al colore della facciata, le quali hanno perso ombre e chiaroscuri.

Pareri anche autorevoli sottolineano che il restauro presenta criticità e che le schede tecniche autorizzate dalla Soprintendenza andrebbero rese pubbliche, per comprendere di chi sia la responsabilità. Ricordiamo che il Restauro conservativo delle facciate e del campanile della Chiesa di S. Francesco è stato autorizzato con protocollo n. 0011764 del 18/10/2018 del Ministero per i Beni Culturali, Soprintendenza Archeologica per la Città Metropolitana di Bari.

In particolar modo si attesta che sarebbe stato sufficiente un intervento con lrestauro chiesa san francesco’idropulitrice, per altro meno costoso, per restituire nitore e bellezza al tufo ed alla pietra.

Naturalmente c’è anche chi apprezza il nuovo look e lo preferisce ai colori naturali delle mura in antico tufo carparo. Ma un bene pubblico non può né deve sottostare al senso estetico dei singoli cittadini, solo un restauro conservativo, che non rovini e snaturi la bellezza dello stesso bene, può preservarne nel tempo l’originalità ed unicità.

Riusciremmo ad immaginare, ad esempio, il nostro Castello “rivisitato” con questa tecnica? Né può consolare che lo stesso effetto “intonaco plastificato” sia stato rilevato in una chiesa nel centro storico di Polignano, a conferma che sia la Soprintendenza ad aver scelto ed autorizzato l’utilizzo di una vernice particolarmente coprente e pertanto invisa ai cultori dell’arte.

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