Giovedì 22 Agosto 2019
   
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Polemiche sul nuovo look della Chiesa di San Francesco

restauro chiesa san francesco

restauro chiesa san francescoNon si spengono le critiche rivolte al restauro delle mura esterne della Chiesa di San Francesco, restauro commissionato dalla Confraternita del Purgatorio ed eseguito - stando a quando riferito dal priore Carmine Candeloro - secondo le prescrizioni e le indicazioni della Soprintendenza di Bari nelle quali era prevista anche la tecnica della scialbatura, ovvero dell’imbiancatura delle pareti con calce spenta diluita in acqua.

Osservando la facciata della Chiesa nella parte in tufo, ovvero quella sovrastante il frontale in pietra, è ben evidente che non è un’imbiancatura a calce il trattamento utilizzato, bensì una pitturazione coprente con viraggi al rosa stesa con le spatole, praticamente una pittura-intonaco che ha coperto le geometrie del carparo e ne ha modificato il colore.

Nella parte in pietra è stata invece usata la tecnica della sabbiatura, sconsigliata nei monumenti antichi ed importanti in quanto particolarmente aggressiva, infatti asporta parte della pietra.

In passato la stessa Soprintendenza bloccò i lavori di restauro della facciata, perché la ditta all’epoca incaricata, stava utilizzando questa tecnica.

Un altro intervento poco felice è la pitturazione delle statue in pietra, uniformate al colore della facciata, le quali hanno perso ombre e chiaroscuri.

Pareri anche autorevoli sottolineano che il restauro presenta criticità e che le schede tecniche autorizzate dalla Soprintendenza andrebbero rese pubbliche, per comprendere di chi sia la responsabilità. Ricordiamo che il Restauro conservativo delle facciate e del campanile della Chiesa di S. Francesco è stato autorizzato con protocollo n. 0011764 del 18/10/2018 del Ministero per i Beni Culturali, Soprintendenza Archeologica per la Città Metropolitana di Bari.

In particolar modo si attesta che sarebbe stato sufficiente un intervento con lrestauro chiesa san francesco’idropulitrice, per altro meno costoso, per restituire nitore e bellezza al tufo ed alla pietra.

Naturalmente c’è anche chi apprezza il nuovo look e lo preferisce ai colori naturali delle mura in antico tufo carparo. Ma un bene pubblico non può né deve sottostare al senso estetico dei singoli cittadini, solo un restauro conservativo, che non rovini e snaturi la bellezza dello stesso bene, può preservarne nel tempo l’originalità ed unicità.

Riusciremmo ad immaginare, ad esempio, il nostro Castello “rivisitato” con questa tecnica? Né può consolare che lo stesso effetto “intonaco plastificato” sia stato rilevato in una chiesa nel centro storico di Polignano, a conferma che sia la Soprintendenza ad aver scelto ed autorizzato l’utilizzo di una vernice particolarmente coprente e pertanto invisa ai cultori dell’arte.

restauro chiesa san francesco

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Commenti  

 
#18 Fotografo 2019-06-24 07:52
Architetto lo so benissimo che rispetto al resto del complesso ha una committenza diversa, infatti è proprio quello che volevo dire e che ho detto (!)
Nessuno avrebbe vietato all'attuale "committenza" di mantenere una coerenza estetico-cromatica con l'edificio,proprio ad evitare la solita presuntuosa "autonomia" che al solito danneggia il paesaggio meridionale.
Mi chiedo "se questa è l'attuale linea usata dalla sovrintendenza", tra qualche anno cosa ne sarà del patrimonio storico architettonico della Puglia, fondato essenzialmente sulla unicità della sua PIETRA, quale vera ricchezze, dopo il sole ed il mare?
Andate a vedere la CATTEDRALE DI CONVERSANO, altro che scialbatura, è un vero gioiello di "sbiancatura" che ha riportato la pietra ad un bianco IMMACOLATO. Saluti
 
 
#17 Un architetto 2019-06-12 09:31
Dipende sempre dal criterio di base posto per le scelte del restauro conservativo. Chi parla non lo fa per supponenza, ma semplicemente da persona che ogni giorno, con umile reverenza verso i monumenti, ricerca, studia ed opera come preservare il nostro immenso patrimonio architettonico, a prescindere dalle scelte di colore o sensazioni che possano suscitare una facciata ripristinata. Un saluto
 
 
#16 Un gioiese scontento 2019-06-11 17:09
All’amico Un Architetto dico che da diversi anni opero nel settore edile e parlo così perché di materiali ne ho usati vedendo nel tempo i risultati! Come prima ho descritto che ci sono materiali chimicamente formulati da chi vive nel settore restauri e ne fa una ragione di vita. Questo intervento non mi sembra abbastanza cautelativo nei confronti della superficie in tufo perché trattasi di calce (o almeno spero ) e so benissimo che la calce naturale ha poco da proteggere perché priva di additivi e resine quindi materiale povero che non ha poteri protettivi.Dico ancora che i veri imbianchini di un tempo usavano aggiungere olio di oliva per rendere impermeabile la superficie e colla vinilica da renderla più forte nel tempo! Spero solo che non hanno usato additivi e che il tempo fa il suo lavoro .
 
 
#15 Pippo 2019-06-11 16:13
Come la fai e fai, a Gioia del Colle, sempre sbagli....
 
 
#14 Un architetto 2019-06-11 15:18
x Un gioiese scontento e quanto durano le soluzioni idrorepellenti? Quanto capillarmente protegge? Il tufo poi.....! Ha fatto delle prove? Su di un edificio vincolato? Posso solo dare atto che potrebbe essere discutibile la scelta cromatica della scialbatura, anch'io non l'avrei scelta di quel tono. Ma ultimamente la linea della soprintendenza è quella. Discuteteci voi con l'ente.
Riguardo il resto del complesso, ha una committenza diversa.
 
 
#13 Fotografo 2019-06-11 13:59
A prescindere dalla tecnica "consona o non consona" utilizzata, il vero "pugno nell'occhio" di quel restauro è la non consonanza estetica della "Chiesa" rispetto a tutto "Palazzo S.Francesco", del quale la Chiesa è indiscutibilmente "parte integrante".
E' un vizio "tutto meridionale" quello di separare indiscriminatamente
parti di un "CORPO ARCHITETTONICO UNICO", pur di rivendicare stupidamente una inutile quanto dannosa "autonomia", dal contesto paesaggistico, che dovrebbe essere la cosa "più importante", per godere di una unità e coesione culturale, quali fattori fondamentali di "ogni luogo".
 
 
#12 Un gioiese scontento 2019-06-11 12:27
Ah dimenticavo visto che la tecnica della “scialbatura “ risulta l’unico modo per proteggere e conservare nel tempo pietra e tufo, sarei del parere di informare gli egiziani per applicarla alle loro piramidi !
Buona visione del resto della nostra chiesa ! ????
 
 
#11 obiettivo 2019-06-11 12:24
sorprende la competenza e la generosità tecnica dei molti .... ottima condizioni di base per il progresso della città
 
 
#10 Un gioiese scontento 2019-06-11 10:32
Rispondo a chi si firma “Un Architetto”. Non è appropriata la tecnica della “scialbatura” su questo edificio! In quanto per la conservazione e la protezione della pietra e del tufo esistono delle soluzioni idrorepellenti incolore in grado di mantenere il colore esistente e di proteggere le superfici. Questo edificio non è una masseria dove prevale la tecnica dell’imbiancatura per far sì di vederla pulita e splendente! Chi ha costruito questo edificio ha usato materiali calcarei come pietra e tufo con la perfetta conoscenza della loro durata nel tempo senza scialbatura! Ripeto ancora che è ORRIBILE!
 
 
#9 Un architetto 2019-06-10 21:29
Il paramento murario del castello non potrebbe essere scialbato in nessun modo, quindi nessun problema. Lo scialbo è una tecnica che si usa pressocchè sui paramenti murari facciavista abbastanza complanari, tipico delle facciate pugliesi, quindi una tecnica abbastanza consona ed in linea con un intervento conservativo. Adesso crea confusione il distacco dal complesso adiacente troppo "sporco", tempo qualche anno le intemperie la sporcheranno nuovamente, ma il paramento murario risulterà un tantito più protetto.
 
 
#8 Yuppis 2019-06-10 21:14
La soprintendenza la parola lo vorrebbe dire ma in realtà è la sotto intendenza ...non capiscono una . . .
 
 
#7 Sinceramente 2019-06-10 18:18
Il restauro doveva al massimo uniformare la chiesa all'adiacente convento attuale caserma dei carabinieri. Invece le tecniche sono state diverse tanto che la caserma risulta, anche se in fase di degrado, più gradevole e naturale. Invece la chiesa, in corso di restauro, fa pensare che la parte superiore sia crollata nel corso dei secoli e sia stata ricostruita a tufo. Mi sembra poi che l'architetto incaricato sia abbastanza giovane, anche se è abilitato a presentare progetti alla sovrintendenza non avrà forse la necessaria esperienza su edifici storici. Magari ha curato più aspetti di interior design. ......... Comunque l'impresa esecutrice è senz'altro autorizzata ad operare su edifici storici e molto e dico molto migliore delle imprese che operano a Gioia del Colle specialmente in tema di sicurezza e di ordine del cantiere. Per me la colpa è esclusivamente dei progettisti che non hanno descritto nel loro progetto il contesto e in particolare lo stato della caserma dei carabinieri e il suo ruolo di ex convento affianco alla chiesa di San Francesco. La confraternita non ha colpe, anzi molti meriti per la volontà, perché si è affidata ad un architetto ma soprattutto al noto studio di ingegneria gioiese. Sarebbe il caso di dire come dicono spesso a Striscia la Notizia: "se qualcuno ha qualcosa da dire noi siamo qui".
 
 
#6 Un gioiese scontento 2019-06-10 17:01
Il restauro eseguito non è idoneo alla struttura! Non è una facciata di condominio ma bensì stiamo parlando di un prospetto di una chiesa che ha la sua storia è così come è stata creata è arrivata fino al nostro tempo ! Il responsabile dei lavori deve farsi un esame di coscienza di quello che ha combinato! È ORRIBILE!
 
 
#5 Un architetto 2019-06-10 13:26
E' sicuramente stata la soprintendenza a fare queste scelte.
 
 
#4 obiettivo 2019-06-10 10:41
interessante l'osservazione circa il castello di gioia del colle? è della redazione come l'articolo?
 
 
#3 Cavolo 2019-06-10 09:21
Per valutare quanto fatto basterebbe inviare le stesse foto pubblicate anche alla Soprintendenza. Poi saranno loro eventualmente ad intervenire.
 
 
#2 Nicola A. 2019-06-10 07:12
anche un architetto deve avere l'umiltà di riconoscere le proprie limitazioni. La parte superiore della facciata è uno scempio ed un offesa alla storia e all'arte. Nessuno è infallibile, nemmeno un architetto.
 
 
#1 Un architetto 2019-06-09 21:47
Questo articolo presenta vocaboli così "tecnici" da risultare incomprensibile ai tecnici della materia, ma solo aizzare "chi ignora" la materia a permettersi di giudicare a vanvera.

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Saluti
 

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