Martedì 11 Dicembre 2018
   
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In ricordo di Raffaella Lea Polacci vedova Pastore

Raffaella Lea Polacci

Mi sento come una rondine con le ali tarpate… la mia mente e il mio spirito volano, mentre il mio corpo è una prigione…”. Ricordiamo Raffaella Lea Polacci, vedova Pastore, nel giorno del suo ultimo saluto che si terrà oggi, 4 dicembre nella Chiesa Madre alle 15.30, pubblicando quanto scritto per il suo centesimo compleanno sul settimanale “La voce del paese” nel settembre del 2016. Alla famiglia, a Marzio, Celestina e Lella il cordoglio della Redazione!

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I cento splendidi anni di Raffaella Polacci Pastore

Raffaella Polacci Pastore - per i suoi cari Lea - attraversa due secoli e raggiunge il traguardo dei cento anni con quella innata eleganza che non si acquisisce ma si possiede, così come il garbo e l’educato porgersi e porgere attenzione a chi è intorno.

IncanRaffaella Lea Polaccita la sua bellezza non offuscata ma accarezzata e levigata dallo scorrere del tempo, mentre per oltre due ore nella sala De Deo gremita da parenti ed amici, al cospetto del sindaco Donato Lucilla, accoglie abbracci e baci restando in piedi “perché non è educato rispondere agli auguri stando seduta”.

E’ lì, sottile, accanto ai calici, diritta come un fuso, con lo sguardo attento, curioso, appena un po’ velato dallo scorrere degli anni e - a compensar l’udito non più perfetto -, un pizzico di intuizione e tanta concentrazione.

Lea attraversa questa stagione della vita in perfetta forma e salute con serenità e buon umore. Assertiva d’istinto, matura una sua filosofia di vita che più di qualunque medicina “cura” olisticamente corpo e spirito.

“Nella vita ho sempre trattato tutti con correttezza e rispetto e fatto del bene. Sono sempre andata d’accordo con gli altri, mai “dispiacenze” ed è facile se si è misurati nelle parole e attenti a non offendere né ferire, se si sa perdonare, comprendere e andare avanti. Sottolineare gli errori lascia dei segni… non serve a nulla, serve solo a farsi dei nemici. Certo, occorre buona volontà. Posso dire che tutti mi hanno sempre voluto bene!”

“E poi - aggiunge con sorprendente e briosa modernità - occorre adattarsi ai cambiamenti, evolversi… i tempi cambiano e ci si deve adeguare, senza aver timore del nuovo...”

Nel suo discorso in sala De Deo il 16 settembre scorso, questi concetti ritornano e con voce ferma ringrazia tutti.

“Ringrazio Dio per la buona salute e la mia famiglia che ogni giorno mi sostiene. Un pensiero a mio marito Lorenzo che da diciassette anni non è più con noi, ma che sento ogni giorno vicino… Guardiamo sempre avanti, anche nelle difficoltà che la vita presenta…”, ed una lacrima scivola silenziosa.

Ben più intensa è l’emozione di suo figlio Marzio Pastore al quale Lella e Celeste hanno Raffaella Lea Polacciaffidato i loro ricordi. E’ lui insieme ad Enza ad esser sempre presente e vicino alla sua splendida mamma, per Lella in quel di Matera e Celeste a Roma, purtroppo tanto, troppo distante, nonostante il fortissimo affetto che le lega. Una delega vissuta con amore ed eroica abnegazione nei momenti di fragilità ed in quelli di gioia.

LA STORIA DI LEA

Lea è una donna eccezionale, ascoltarla raccontarsi è un vero piacere non solo per la limpidezza dei suoi pensieri, quanto per il prezioso insegnamento di vita che trasmette attraverso i suoi trascorsi ed il suo vissuto. Ed anche per quel garbo che tanto avvince ed attrae, per la calda e squisita accoglienza che riserva anche a chi incontra per la prima volta, per il suo sorriso e per quell’anglosassone glamour contaminato di pugliesità, ereditato dal nonno inglese.

E’seduta con grazia sul divano. Di fronte il quadro con l’effigie di suo suocero, alle spalle quello del suo papà. Intorno tante foto incorniciate ed oggetti che le ricordano l’infanzia, i bei tempi vissuti insieme a suo marito Lorenzo ed ai tre figli, gli affetti, gli amici, sua cognata Tina per lei cara quanto e più di una sorella.

“Dalla Maremma alla Puglia” potrebbe essere per Pierluigi Blasi - affettuosissimo genero - il titolo da dare alla storia di Raffaella Polacci, nata il 16 settembre 1916 a Mottola da Michele Polacci e Celestina Spiti. Michele è un agronomo di origini fiorentine, dipendente della tenuta dell’Alberese appartenuta al Gran Duca di Toscana, con l’Unità d’Italia passata allo Stato.

“Ben presto ebbe modo di farsi apprezzare dagli Spiti che della tenuta erano gli agenti e dei quali conobbe la nipote Celestina, nativa di Sarteano, un paese della provincia di Siena. Le spiccate doti professionali di Michele divennero note anche alla contessa De Marsi di Napoli che lo chiamò ad amministrare le sue vaste tenute della Puglia. E fu così che Michele e Celestina, dopo essersi sposati, nel 1908 giunsero a San Basilio dove dimorarono felici per tanti anni. Qui nacquero i loro tre figli: Carlo (1911) Elisa (1914), entrambi da tempo deceduti, e Raffaella (1916).”

In quegli anni Raffaella vive un’infanzia spensierata nel Casino del Duca, il castello-masseria dei duchi De Sangro-Caracciolo tra San Basilio e Mottola, in provincia di TaRaffaella Lea Polacciranto.

Il suo papà è l’amministratore di fiducia della Contessa, per suo conto cura le 32 masserie del più grande latifondo di Puglia.

“La Contessa veniva due volte l’anno e per noi era una grande festa…- ricorda Lea -. Ci portava in dono borsette, bracciali… con noi era affettuosa. Andava a cavallo a visitare le tenute e giocava anche a golf. Portava con se tantissimi bauli. Il suo cuoco insegnò alla mia mamma delle ricette fantastiche!”

Quando Michele Polacci va in pensione, si trasferisce con la famiglia a Gioia, nella villa Barnabei. Lorenzo vede Lea tredicenne, nel 1929, mentre scende dal calesse del suo papà ad inizio del Corso Vittorio Emanuele e ne resta folgorato! Termina gli studi di Medicina a Roma, torna a Gioia e nel 1942 la sposa.

Il matrimonio è allietato dalla nascita di tre figli: Lella classe1943, oggi a Matera, Marzio nato nel 1946 che ha proseguito la professione medica del padre e Celeste venuta a mondo nel1954, residente a Roma.

“Sono stata una mamma molto presente, la famiglia per me era tutto! Ho aiutato anche mio marito, quando potevo…!” Ed in 57 anni di matrimonio, mai uno screzio e tanto amore.

IL DOTTOR LORENZO PASTORE

Lorenzo va a letto all’alba, preferisce restar seduto di notte, per esser pronto alle immancabili “chiamate”, salire sul calesse tirato dalla fedele Stellina e al lume di candela, raggiungere i suoi malati nelle masserie dell’agro.

Il dottore è apprezzato e amato da tutti, anche da chi in piena notte lo porta nei boschi per curare un uomo ferito da arma da fuoco, intimandogli di non farne parola con nessuno. Un’esperienza sconvolgente per chi della professione ha fatto una missione!

“Avevo avuto il presentimento che qualcosa non andasse… pioveva a dirotto, gli sconosciuti che erano venuti a chiamarlo quella notte, avevano una aria sfuggente… non vollero che lo accompagnassi, nonostante le mieRaffaella Lea Polacci insistenze. Non volevo che fosse solo ad affrontare le visite notturne.”

Lorenzo non è estroverso come Lea, è più silenzioso e riflessivo ma adora i suoi cari ed ha un cuore d’oro. Spesso porta cibo e latte ai suoi ammalati ed alle loro famiglie e Lea gli è sempre vicino. Gli è accanto sul calesse e poi alla guida della Balilla e infine della mitica 126. Guidare l’auto per Lea è una vera passione, non solo segno di emancipazione, ma strumento di condivisione. Guiderà fino all’età di 87 anni ed il suo cruccio è non poterlo fare anche ora. In 50 anni nessun incidente né multe ne fanno un’automobilista modello premiata persino con targa dalla compagnia di assicurazione cui per 50 anni affida il suo futuro. E correre le piace ed anche tanto…

“Non ci è mancato nulla, abbiamo vissuto nella casa di mio suocero e da qui non sono mai voluta andar via. Ho viaggiato tanto dapprima con i miei genitori e poi da sposa e ricordo con piacere ogni vacanza. La stessa guerra l’abbiamo sentita poco, a San Basilio si viveva tranquilli.”

Lea sceglie di dedicarsi totalmente alla famiglia, si occupa di tutto. Di notte alle tre, quando i bimbi dormono, vengono le donne per lavar la biancheria con la cenere, fa il pane in casa, cucina con passione, segue l’operato dei contadini, educa i figli, sostiene il marito.

Celeste ricorda le uova della tenuta, custodite in una giara con calce ed acqua perché si conservino “fresche” per tutto l’inverno, ed ancora lo studio del papà con la luce azzurra che guarisce le ferite e rovina gli occhi… è la più vivace dei tre ed ancor oggi conserva nello sguardo lo stesso brio.

IL TEMPO SCORRE…

Il tempo scorre serenamenRaffaella Lea Polaccite… Nel 1999 Lea resta sola, Lorenzo all’età di 85 anni viene a mancare.

“Con la forza d’animo che l’ha sempre contraddistinta e l’amore dei suoi tre figli, di cinque nipoti (Nicola e Lorenzo figli di Lella, Enrica e Carla figli di Celestina e Lorenzo figlio di Marzio) e due pronipoti (Raffaele e Simone figli di Lorenzo di Lella), Lea riesce a raggiungere questo importante traguardo in buone condizioni di salute con una mente ancora brillante, in grado di dispensare sempre saggi consigli...” confessa Pierluigi.

“Guardare sempre avanti senza mai scoraggiarsi e confidando sempre nell’aiuto del Signore - precisa Lea - può essere il segreto di questa vita lunga che mi è stata concessa e che mai mi sarei aspettata”. Il suo stile di vita è sobrio: mangia di tutto, adora il brodo, evita di leggere notizie di cronaca nera sui giornali per non lasciarsi abbattere e costruire positività.

Oggi Lea ha nuovi ricordi, una pergamena da incorniciare e sulla sua “sedia della meditazione” continuerà ogni mattina a progettare la sua giornata di lavoro e la sua stessa vita, coltivando relazioni e disseminando amore, sorrisi e buon umore intorno a sé!

Dalila Bellacicco

 

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