Martedì 21 Novembre 2017
   
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SERVIZI POSTE ITALIANE. ANCHE GIOIA DEL COLLE TRA I TAGLI

ufficio postale gioia del colle

poste italiane “Il contratto di programma 2015-2019 siglato tra Poste Italiane e Ministero dello Sviluppo Economico ha portato al cosiddetto “Piano di razionalizzazione” che ha già coinvolto ben 86 paesini nelle province di Foggia (54), Brindisi (8) e Lecce (24) e riguarderà a breve ulteriori 39 località: nel barese (13), nella BAT (4) e nel tarantino (22). Il totale complessivo è di 125 Comuni pugliesi dove è stata introdotto o lo sarà a breve la consegna a giorni alterni della corrispondenza, dando il via alla chiusura di numerosi uffici postali nei piccoli centri e privandoli, così, di un servizio essenziale per il quale Poste incassa 262,4 milioni di euro l’anno di soldi pubblici.

A breve, invece, saranno interessati 39 nuovi Comuni pugliesi: 13 nella Terra di Bari (Acquaviva delle Fonti, Binetto, Cassano delle Murge, Conversano, Gioia del Colle, Grumo Appula, Noci, Ruvo di Puglia, Sammichele di Bari, Sannicandro di Bari, Santeramo in Colle, Toritto, Turi); 4 nella provincia di Barletta-Andria-Trani (Minervino Murge, San Ferdinando di Puglia, Spinazzola, Trinitapoli) e 22 nel tarantino (Avetrana, Carosino, Castellaneta, Crispiano, Faggiano, Fragagnano, Laterza, Leporano, Lizzano, Maruggio, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Mottola, Palagianello, Palagiano, Pulsano, Roccaforzata, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Statte, Torricella).

“Una nuova ondata di tagli che ha prodotto tonnellate di missive in giacel'abbate-scaglusi M5Snza, con bollette consegnate anche dopo la scadenza, e compromettendo persino invii prioritari, come raccomandate dell’Inps, avvisi di Equitalia e telegrammi. Non solo – dichiarano i deputati Giuseppe L’Abbate ed Emanuele Scagliusi (M5S) – questo scellerato piano di riorganizzazione, messo in atto con il benestare del Governo e che andrà a regime ad inizio 2018 e coinvolgerà 5.300 Comuni, contrasta con le norme Ue che obbligano gli Stati membri ad assicurare la raccolta e la distribuzione degli invii postali al domicilio del destinatario ‘come minimo cinque giorni lavorativi a settimana’ e che, solo in presenza di circostanze o condizioni geografiche eccezionali, sia ammissibile la fornitura per un numero inferiore di giorni. Profili di eccezionalità che, per ammissione delle stesse Poste Italiane, sono assenti – proseguono i due deputati pugliesi 5 Stelle a margine del question time tenutosi in Commissione Trasporti dalla collega Arianna Spessotto (M5S) – difendendosi davanti al TAR, Poste Italiane ha infatti ammesso che la riduzione del servizio non dipende da particolari difficoltà nel raggiungere le località interessate bensì da un mero calcolo di convenienza economica. Anche il Parlamento europeo è intervenuto sulla materia: oltre un anno fa ha approvato una risoluzione che ribadiva la necessità, da parte degli Stati Ue, di garantire il servizio universale e il mantenimento degli sportelli postali proprio in quelle aree remote, montane, disagiate e a maggiore rischio di isolamento. Perché l’Italia sta facendo tutto l’opposto, rischiando di incorrere in una procedura d’infrazione europea per violazione del diritto degli utenti? Un ulteriore danno – concludono L’Abbate e Scagliusi poste italiane(M5S) – che sarà scaricato sulle teste e sulle tasche dei cittadini”.

Dei 125 Comuni pugliesi coinvolti, 86 hanno già subito la mannaia di Poste Italiane: 54 a Foggia (Accadia, Alberona, Anzano di Puglia, Apricena, Ascoli Satriano, Biccari, Bovino, Cagnano Varano, Candela, Carlantino, Carpino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio dei Sauri, Castelluccio Valmaggiore, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Celle di San Vito, Chieuti, Deliceto, Faeto, Ischitella, Isole Tremiti, Lesina, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Monteleone di Puglia, Motta Montecorvino, Ordona, Orsara di Puglia, Panni, Peschici, Pietramontecorvino, Poggio Imperiale, Rignano Garganico, Rocchetta Sant’Antonio, Rodi Garganico, Roseto Valfortore, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Marco La Catola, San Nicandro Garganico, San Paolo di Civitate, Sant’Agata di Puglia, Serracapriola, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Troia, Vico del Gargano, Vieste, Volturara Appula, Volturino, Zapponeta); 8 nella provincia di Brindisi (Carovigno, Ceglie Messapica, Cellino San Marco, Erchie, Oria, San Pancrazio Salentino, Torchiarolo, Torre Santa Susanna); 24 nel leccese (Cannole, Carpignano Salentino, Cutrofiano, Guggianello, Giurdignano, Guagnano, Melendugno, Melpignano, Otranto, Palmariggi, Patù, Porto Cesareo, Salice Salentino, Salve, Sanarica, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Soleto, Specchia, Sternatia, Supersano, Surano, Ugento, Vernole)”.

UFFICIO STAMPA M5S

 

Commenti  

 
#2 dissento 2017-10-30 06:14
Vergognoso.
Ormai TUTTI i servizi ESSENZIALI,vengono meno per puro calcolo economicoooooo, è uno schifo totale!!
Maledette privatizzazioni.
Un paese in ginoccho.
 
 
#1 Un pecorone 2017-10-29 15:10
Ma perchè non viene fuori una organizzazione riconosciuta che ci mette insieme per una ribellione di massa contro queste decisioni inique e scellerate? Boo? Evidentemente, tutti questi episodi di tagli e storture a discapito dei cittadini, non solo sono fonte di guadagno per chi li opera; ma, fanno comodo anche hai rappresentanti della popolazione come sindacati, le cosiddette associazioni a difesa dei consumatori, dei partiti politici e non ultimo anche ai sindaci dei comuni interessati da questi tagli.
Quindi, è meglio che il popolo sia scontento perchè nella necessità, si rivolgerà alle organizzazione e partiti avversi a coloro che al momento, permettono tutto ciò.
DIVIDI ET IMPERA; e noi come allocchi e pecoroni, gridiamo soltanto il nostro malcontento senza far sentire realmente il nostro peso.
 

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