Domenica 17 Novembre 2019
   
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ELOISA E TIZIANA RESTA E I TAROCCHI DI A. JODOROWSKY

Eloisa&Tiziana-Resta

eloisa e tiziana resta con Jodorowsky “Jodorowsky è una di quelle persone che ti fa scomodare dall'abbinamento divano-libro-tisana di una domenica pomeriggio di fine ottobre, per andare a sentire quello che ha da dire, anche se lo si è già fatto meno di due anni prima. Il rischio di sentire cose già dette e lette nei suoi nutriti e preziosi scritti c'è, ma lo si accetta, perchè qualcosa ci può essere sfuggito la prima volta. Non per mancanza di attenzione, perchè pochi come lui riescono a tenere il palco con un pubblico ammutolito e rapito, ma perchè qualcosa nel frattempo è cambiato dentro di noi e il naturale corso degli eventi ci ha fatto pervenire ad un nuovo stadio della nostra coscienza, a cui le parole di Jodorowsky rivelano qualcosa di nuovo. Ma la più grande novità questa volta è che finalmente il sogno di incontrare il maestro e l'ispiratore di tante discussioni e tante letture è condiviso e allo stesso tempo amplificato: io (Eloeloisa e tiziana resta con Jodorowskyisa) e Tiziana, sulla Via dei tarocchi ci siamo ritrovate, con i biglietti numero 21 e 22, insieme.

Il Matto e il Mondo sono l'inizio e la fine del grande viaggio dei tarocchi e della vita, proprio come il filo sottile e trasparente della follia e dell'imprevedibile, che attraversa tutti gli arcani, cosi come la nostra esistenza, fino alla realizzazione dell'opera, il Mondo. Le nostre poltrone vicine, come i due grandi e imprescindibili manuali “La via dei tarocchi” e “Metagenealogia” desiderosi di autografo, sono l'immagine di un'attesa paziente e lunga, nervosa ed emozionata, durata più di dieci anni e testimone di tanti cambiamenti nelle nostre vite. Il sipario si apre e ….oppure …. il viaggio in effetti inizia già molto tempo prima e nel pomeriggio di questa domenica arriviamo al nostro appuntamento, con il canonico ritardo di quando si fanno le cose importanti.

“Sei pronta?”. “Insomma, emozionata sì, un po' stordita anche”. “Io non so proprio cosa ci aspetta...Cosa dirà? Come sarà il suo film?”. “Aspetta: facciamo come farebbe lui! Chiudi gli occhi, cosa visualizzi?”. “Il colore viola. Non so perchè, ma lo vedo. E tu?”. “Vedo un fiore, delicato e leggero, come una poesia”. “Allora quello che dirà sarà così, profondo, spirituale e poetico!”. “In perfetto stile Jodorowsky, giusto?”. “Giusto. Forse userà il linguaggio metaforico della poesia, quella che da piccolo si vergognava di apprezzare dinanzi ad un padre troppo omofobico”. “Sì, quella che poi non si stancherà di comporre, portandone dei versi, nella tasca della sua giacca, sempre e ovunque vada”. “Che bella immagine, dovremmo farlo tutti. Forse così piano piano impareremmo a riconoscere il nostro valore, la nostra bellezza”. “Già. Hai detto niente. Fosse facile”. “Non lo è in effetti, ma non è impossibile. L'arte ci potrebbe aiutare. Jodorowsky ci dice proprio questo e la sua vita ne è testimonianza. Forse il film che proietteranno stasera è proprio su questo”. “L'arte come strumento di conoscenza di se stessi?”. “Sì, e anche come forma di riconoscenza verso se stessi. In un certo senso, dovremmo ringraziare quello che l'involucro del nostro ego/corpo ci ha donato, nonostante tutto”. “Ci ha permesso di essere qua e di fare il percorso verso la liberazione. Verso noi stessi”. “Esatto. Forse il film parla anche di questo. Che ne pensi?”. “Si. Mageloisa e tiziana resta con Jodorowskyari Jodorowsky ha voluto raccontare la sua genesi, per capire come e dove nasce il nodo dei drammi dell'uomo”. “Allora ha raccontato della sua infanzia. Del bisogno vitale di ogni bambino di amore e accettazione da parte dei suoi genitori e di come sia disposto ad accettare anche un trapano senza anestesia, pur di ottenerli”. “Sì, anche se non credo ci sia rabbia nel film. Dolore, paura e angoscia sì, ma forse il film ha un altro epilogo”. “Potrebbe essere il suo atto psicomagico, per integrare il dolore della sua infanzia e riabbracciare i suoi genitori”. “Il bambino con la lucciola nell'ombelico è finalmente salvo”. “Anche questa è un'immagine poetica. La poesia come forma d'arte troppo pura per essere pagata”. “Un film poetico sembra quasi un ossimoro al giorno d'oggi, non trovi?”. “E' vero, forse perchè ci siamo abituati a pensare all'industria del cinema come una giostra di denaro e una macchina per fare soldi”.

“Sì. Divertimento e intrattenimento. Per dimenticare chi siamo, non certo per ritrovarci”. “Di sicuro La danza della realtà non è un film per fare soldi. Anche perchè nei cinema non va!”. “Sì. Non lo immagino nemmeno facile da digerire. Sarà indubbiamente duro e violento in certi punti, ma colorato, come i tarocchi di Marsiglia. Impossibile che non ne sia influenzato!”. “Lo credo anche io. Forse non può essere nemmeno classificato all'interno di un genere cinematografico specifico, perchè parla il linguaggio universale dell'anima”. “I critici continueranno a non capire e i suoi detrattori diranno che è uno scopiazzatore di Fellini, o alla peggio un incantatore di serpenti”. “Intanto è in grado, come pochi, di muovere così tanta gente. Guarda qui, il parcheggio è già pieno!”. “Mi sento come se andassimo ad incontrare una persona che non conosciamo e che ci è familiare allo stesso tempo”. “Ti sta molto bene il fiore nei capelli. Non dimenticare la mattocchia dell'Eremita che hai realizzato per lui”. “Dici che riuscirò a dargliela?”. “Per forza, Jodorowsky è venuto apposta!”.

Una risatina nervosa ed emozionata si confonde con le voci di un teatro gremito e asfissiante, sospeso tra sogno e realtà. Cari Lettori questo è il palcoscenico. BUONA VISIONE”.

Eloisa&Tiziana Resta 

Commenti  

 
#1 donatella 2014-11-10 21:14
grandissimeeeeeee
 

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