Martedì 20 Agosto 2019
   
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FONTI RINNOVABILI O PROMOZIONE DEL NUCLEARE?

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Documento2Davvero singolare il convegno che si è svolto sabato scorso 20 febbraio nella sede distaccata della LUM Jean Monnet in Via Paolo Cassano, organizzato con il patrocinio del comune di Gioia del Colle e pubblicizzato da Clima Center ed Enel.

Tema centrale: la promozione delle energie rinnovabili, in specifico degli impianti fotovoltaici con conseguenze spiegazione delle peculiarità tecniche d’installazione e delle normative di legge.

Apprezzabile il discorso che ha condotto l’ingegner Colaci De Vitis Giuseppe, progettista della Clima Center, in cui ha esplicato benissimo i passaggi necessari a trasformare la propria abitazione in una piccola centrale elettrica grazie ad una fonte inesauribile e non inquinante come il Sole.

Egli ha spiegato egregiamente i passi necessari per installare a terra un impianto fotovoltaico usufruendo degli incentivi statali provenienti dal “Conto Energia”. Infatti, con questo conto l’energia prodotta dall’impianto sarà remunerata per vent’anni dal Gestore dei Servizi Elettrici.

Il proprietario del terreno su cui si può situare l’impianto a emissione zero, pulito e limpido, recupera il denaro speso per la realizzazione dell’impianto durante gli anni di funzionamento grazie allo “Scambio sul posto” stando sicuro di risparmiare sulla bolletta e socialmente felice di non inquinare il nostro povero pianeta.

Anche l’ingegnere Federico Antonicelli, assessore all’ambiente di Gioia del Colle, sembrava apprezzare la discussione portata avanti da Colaci De Vitis, tanto da trattare il tema con un excursus storico che partiva proprio dalla funzione basilare del sole e del vento, rilevando l’importanza dell’invenzione della vela dei mezzi di locomozione marina, e commentando anche sommariamente gli impianti eolici.

A un certo punto della serata, invece, è intervenuto un ospite inatteso, il consigliere regionale della Regione Puglia Giammarco Surico, noto per essere uno stimato professionista specialista in oncologia, ematologia e pediatria, che ha stravolto completamente il discorso della serata ed ha iniziato ad accennare all’energia nucleare in antitesi con l’argomento in precedenza trattato.

Le sue parole sono state inequivocabili: “L’energia nucleare è una fonte pulita, solamente il 3-5% di energia è rinnovabile al momento quindi per risolvere il fabbisogno di energia dell’Italia è necessario il nucleare. Ciò che viene detto da altri è pura demagogia, per l’unico problema rappresentato dalle scorie che attualmente possono essere riposte al sicuro si è alzato un polverone. In realtà quello di Cernobyl è stato l’unico incidente della storia nucleare che ha sconvolto l’opinione pubblica. In Francia sono pieni di centrali nucleari, le abbiamo al confine con l’Austria, perché non dovremmo averle pure noi?”

Surico è stato interrotto subito dall’ingegner Colaci De Vitis che pacatamente si è alzato in piedi e si è allontanato affermando che egli era stato chiamato per parlare di energie rinnovabili, in specifico il fotovoltaico, e non di nucleare.

Surico ha controbattuto affermando che bisognerebbe far di necessità virtù, quindi ha abbozzato una percentuale che accontenterebbe tutti: 1/3 di rinnovabili, 1/3 di energia derivante da centrali a turbo gas e carbone, 1/3 di energia nucleare. Il nucleare è pulito secondo la sua visione, ma allo stesso tempo afferma che se il suo schieramento politico fosse eletto alle prossime elezioni regionali punterebbe comunque sulle fonti di energia rinnovabili, aggiungendo a queste il nucleare, che per l’Italia si rivelerebbe fondamentale.

Poi ha attaccato gli impianti che producono energia eolica, compresi gli impianti mini-eolici, definendoli delle brutture, tanto da sentirsi inorridito quando transita tra Campania e Puglia alla vista di quegli enormi pali che deturpano visivamente l’ambiente.

Documento20001Nel corso del suo intervento ha anche affermato, dimostrando di non essere poi così preparato in merito, che l’energia nucleare è pulita. Ma non è proprio così.

E’ vero che non produce CO2 ma non ha tenuto conto del problema delle scorie nucleari, i materiali residui a elevata radioattività che rimangono estremamente pericolosi per periodi lunghissimi. Le scorie a vita media rimangono radioattive da 200 a 300 anni, le scorie a vita lunga anche miliardi di anni e non esiste ancora un sistema per la gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo.

Infatti, ci sono voluti più di vent’anni (il referendum sul nucleare è del 1987) per iniziare a risolvere le questioni legate allo smantellamento delle quattro centrali italiane costruite prima del referendum. Il costo preventivato per smantellarle è di un centinaio di milioni di euro.

Sarà anche vero che l’Italia possiede ai suoi confini numerose centrali nucleari ma di certo non deve anche gestirne le scorie e i costi relativi. Il nucleare costa, è un ammasso di cemento; la verità è che questa tecnologia fa felici gli ingegneri e le imprese di costruzione, del calcestruzzo, quindi fa gola al settore trainante dell’industria italiana. Senza contare dell’apporto delle scorie a fini militari con il decadimento radioattivo.

Grazie ad una pluralità di tecnologie e soluzioni di efficienza energetica si possono risparmiare decine di miliardi di chilowattora ed evitare di costruire inutili reattori nucleari di vecchia generazione. Sì, perché il nucleare italiano sarà di terza generazione e non di quarta come quello preventivato dal Presidente degli Stati Uniti Obama, su pressione delle lobby del potere.

Bisogna acquisire la consapevolezza che il nucleare preventivato e commissionato da ingegneri francesi agli italiani è già vecchio prima ancora di nascere. Le centrali nucleari non si costruiscono certo in pochi anni, quindi è lecito attendersi che alla loro inaugurazione siano solamente delle colate di cemento da preistoria.

E’ costoso perché uno studio del 2006 di Amory Lovins del RMI, ha studiato che “nel contesto statunitense per ogni centesimo di dollaro speso per 1 kWh nucleare si potrebbero acquistare 1,2-1,7 kWh eolici o si potrebbe risparmiare fino a 10 kWh grazie ad interventi di efficienza energetica”.

Bisogna inseguire esempi di risparmio energetico pubblico. Il piccolo comune di Torraca, 1200 abitanti in provincia di Salerno, grazie all’iniziativa del suo sindaco Daniele Filizola (PdL) ha sostituito nel 2007 tutti i lampioni del Comune con lampioni a LED. Nei primi sei mesi di funzionamento della nuova rete d’illuminazione pubblica, nonostante i lampioni siano addirittura aumentati, il contatore ha registrato una riduzione del consumo di oltre 115.000 kWh corrispondenti a un risparmio di oltre 20.000 €, con una potenza impegnata che è passata da 42 a 17 kW.

Occorre sfatare il mito del nucleare poco costoso quindi scelto obbligatoriamente, perché secondo le analisi di primarie società finanziarie, il costo dell’elettricità nucleare da nuovi impianti sarà di 65-70 euro/MWh quasi il doppio della cifra presentata da Enel e governo (40 euro/MWh). Non è rinnovabile perché l’Uranio è una risorsa molto limitata destinata a esaurirsi in poche decine di anni. Nel caso fossero costruite nuove centrali, l’esaurimento delle risorse di Uranio si affretterebbe.

In Europa prima di Cernobyl ci furono incidenti in Gran Bretagna (1957, 1973), in Svizzera (1969), in Francia (1980) e in Belgio nel 2006 causò gravi effetti sulla salute di un lavoratore di un impianto radiologico commerciale in seguita a un’elevata dose di radiazioni assorbite.

I nemici dell’eolico sono nemici dell’ambiente, perché l’aspetto fisico di un impianto nonostante la collocazione non può certo condizionare la valutazione della redditività ambientale dell’energia che tiene conto maggiormente dei danni alla salute dei cittadini. Gli impianti eolici, tenuti a necessaria distanza dalle abitazioni, produrrebbero meno problemi alla salute di un deposito di scorie radioattive nel giro di qualche chilometro di distanza.

Rimanendo al caso Puglia, ma perché una regione che produce più energia del dovuto dovrebbe produrne altra attraverso una centrale nucleare? Perché toccherebbe alla regione virtuosa nel campo delle rinnovabili e purtroppo territorio di sciagurati impianti iper-inquinanti come quelli di Federico II (Cerano, Brindisi) e Ilva (Taranto)? La Puglia che fino a qualche mese fa era la prima regione in Italia per potenza (oltre 68 KW) degli impianti fotovoltaici oltre a detenere il primato nella produzione di energia eolica.

In tutta questione un sunto è possibile farlo, è stata una serata sponsorizzata per l’Enel che è la promotrice del nucleare in Italia. Nazionalmente sta adescando le imprese italiane, sostenendo che avranno 70 per cento degli investimenti necessari per costruire quattro reattori nucleari in Italia. Gli impianti dell’azienda elettrica francese EDF, proposti dalla sua alleata Enel, sono un affare solo per il costruttore francese a corto di ordinazioni e non certo per l’economia italiana.

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