Giovedì 19 Settembre 2019
   
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EMANUELA GIANNELLI A LONDRA DA STUDENTE A DOCENTE-foto

famiglia giannelli

Emanuela Giannelli, dopo aver conseguito in Italia la laurea in “Progettazione del tessuto”, nei giorni scorsi si è laureata a Londra in “Fashion Design and technology”. Di seguito la sua intervista rilasciata, in esclusiva, alla nostra Redazione. Buona lettura.

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antonella giannelli Perché hai scelto di lasciare l’Italia e perfezionarti a Londra?

Nel 2010, dopo aver conseguito la mia prima Laurea, ho passato molto tempo mandando il mio curriculum a centinaia di aziende italiane; purtroppo i miei tentativi non sono andati a buon fine, un po’ per via della crisi e un po’ perché il sistema del lavoro in Italia non premia i giovani: mi sono sentita rispondere più di una volta che occorreva esperienza. Così ho rivolto la mia attenzione all’estero: ho scelto di continuare il mio percorso di studi ampliando e completando la mia formazione, conseguendo una seconda laurea in ‘Fashion design and technology’. Ho optato per Londra per la sua creatività e multietnicità; credo sia il posto ideale per chi si occupa di moda: offre spunti a non finire ed è un’incessante fonte di ispirazione. Oltre ad essere una città magnifica!

Sono arrivata qui nel febbraio 2011, e devo dire che questi tre anni e mezzo sono volati. Ho diviso il mio tempo fra lo studio e diverse esperienze lavorative che sono state assolutamente illuminanti: ho avuto la fortuna di poter lavorare in diversi settori inerenti la moda e sento di aver acquisito una visione di insieme fondamentale per chiunque voglia intraprendere una carriera in questa industria. Prima ho lavorato in una casa di moda per la quale ho realizzato a mano una collezione di scarpe - gioiello che hanno sfilato durate la London Fashion Week del settembre 2011; poi sono stata assunta da uno stilista che si occupa di couture per lavorare nel suo atelier, perfezionando le mie abilità nel lavoro manuale, dal taglio dei capi alle cuciture a mano. In seguito ho lavorato come assistant designer per una stilista di borse, venendo a contatto con un mondo per me pressoché sconosciuto, quello della produzione industriale di accessori. Infine sono approdata al mio attuale incarico di Associate Lecturer.

Quali difficoltà hai incontrato inizialmente?

Arrivare in paese straniero, completamente sola, non è stata una passeggiata. Le prime due settimane sono state orribili: passare da Gioia a Logiannelli burlesque2ndra, traumatico; poi, nonostante credessi di cavarmela decentemente con l’inglese, sono stata subito smentita, venendo a contatto con una tale varietà di accenti e pronunce che di sicuro non mi facilitavano le cose; infine la ricerca di una sistemazione ha richiesto più tempo ed energie del previsto. Ad ogni modo sono sicura che le dure settimane iniziali mi abbiano fortificato, facendomi affrontare le sfide di ogni giorno con uno spirito più agguerrito. 

Di cosa hai più nostalgia e cosa proprio non ti manca del tuo paese?

Probabilmente l’unica cosa che mi manca davvero è vivere la quotidianità con la mia famiglia ed i miei amici, ma fortunatamente la tecnologia è un grande alleato in questo, e almeno mi dà la possibilità di fare con loro lunghe chiacchierate telefoniche o via skype che aiutano ad accorciare le distanze. Se poi vogliamo scivolare un po’ nei luoghi comuni, non posso negare di sentire la mancanza del clima italiano, specialmente in estate!

Quello che invece proprio non mi manca dell’Italia è la quasi totale chiusura del mondo del lavoro ai giovani e il fatto che la meritocrazia sia un valore pressoché sconosciuto. La mancanza di prospettive e di speranza nel futuro spingono i giovani italiani ad accontentarsi e a vivere le proprie vite in una condizione di mediocrità; tuttavia i giovani italiani sono brillanti e talentuosi ma, purtroppo, l’unico modo che hanno per dimostrarlo è spingersi oltre i confini nazionali. Da quando sono a Londra ho incontrato tantissimi ragazzi che hanno lasciato l’Italia e ora ricoprono con successo incarichi che in patria gli erano stati preclusi. Con ciò non voglio dire che l’unica strada per i giovani sia rappresentata dall’emigrare all’estero, ma la condizione attuale non è favorevole.

Il tuo iniziale percorso di studi in Italia dove lo hai realizzato?

Ho conseguito la mia prima Laurea a Firenze, in “Progettazione del tessuto”, un corso di studi volto all’analisi dei diversi passaggi della produzione tessile e in particolare alla specializzazione nel design tessile: si spaziava dalla formazione chimica delle fibre, alla realizzazione nelle famose seterie di San Leucio (CE) di pannelli con designs personalizzati, passando per la storia del tessuto durante i ankle boot (1)secoli e le diverse tecniche di tintura. Durante i miei anni fiorentini ho anche avuto la possibilità di esporre una mia collezione tessile presso Prato Expo, una fiera di settore, attirando l’attenzione di un’azienda russa: mi proposero di andare a lavorare con loro, ma probabilmente all’epoca non ero ancora pronta.

L’Italia è la patria della moda... in creatività difficilmente la si supera... cosa le "manca" per fare un salto di qualità nella formazione?

Anche in Italia ci sono dei poli di formazione di eccellenza nella moda a Firenze, Milano e Roma ma occorrerebbe investire di più sui giovani che formano. A mio parere occorre creare delle opportunità concrete: convenzioni reali e proficue fra scuole e aziende; concorsi indetti da case di moda in cui il vincitore possa essere assunto, anche solo per un periodo; ‘vetrine’ di facile accesso per giovani talenti, che altrimenti resterebbero nell’ombra.

Da discente a docente a Londra nel tuo college, una bella soddisfazione... ne parliamo?

Ho conseguito la mia laurea presso la Middlesex University, un istituto noto per la sua formazione nelle discipline artistiche, ma studiando presso un college affiliato, il London College of ContemporaryArts (LCCA). Proprio il management del LCCA, alla fine del mio corso di studi, mi ha proposto di rimanere con loro, entrando a far parte dello staff come associate lecturer in materie tecniche. Sono stata senza dubbio onorata da questa proposta, ma non posso negare che sia stata inaspettata: mai avrei pensato di ritrovarmi a fare la docente, tanto meno a livello universitario come in questo caso. Tuttavia, dopo le prime insicurezze, che accompagnano ogni nuova esperienza, mi sono immersa in questa nuova realtà, trovandola anche piuttosto soddisfacente, benché estremamente faticosa. L’aspetto che più mi dà soddisfazione è vedere i miei studenti orgogliosi di quello che, con sforzo e impegno, riescono a produrre.

Qual è la tua idea di fashion design?Fashion shoot -163-2

“Fashion is not something that exists in dresses only. Fashion is in the sky, in the street, fashion has to do with ideas, the way we live, what is happening.” (Coco Chanel)

"I have always believed that fashion was not only to make women more beautiful, but also to reassure them, give them confidence." (Yves Saint Laurent)

Mi sono permessa i prendere in prestito le citazioni di questi due grandi immortali della moda in quanto i loro pensieri riassumono perfettamente il mio punto di vista sul fashion design. La citazione di Chanel dice che non solo l’abbigliamento, ma tutto ciò che ci circonda è moda: è per questo che traggo le mie ispirazioni dalle fonti più varie e cerco di infondere musica, pittura o cinema nei miei designs. Il mio campo d’azione, così, è pressoché infinito.

Saint - Laurent, poi, diceva che la moda non solo deve far sentire una donna più bella, ma deve farla stare bene con sé stessa, deve darle fiducia: i miei designs, infatti, sono abbastanza ‘lineari’, lontani dalle espressioni di designers come Yohji Yamamoto o Hussein Chalayan, di cui senza dubbio apprezzo l’esercizio di stile ma di cui non condivido il gusto. Il mio stile è sempre molto femminile, di una femminilità talvolta palese e ammiccante, talvolta sottile e misurata; le mie donne dovrebbero sempre sentirsi belle, femminili e piacenti e uniche sia che indossino un pantalone rigoroso, o un abito anni ‘50. Gli accessori, sicuramente, hanno una grande importanza nel completare il look. Se dovessi scegliere dei designers a cui mi sento di aspirare probabilmente sceglierei Armani, sempre sobrio, delicato ed elegante, Tom Ford, per la sua raffinatezza contemporanea, dal gusto un po’ rock-chique e Jean Paul Gaultier, perche’ non ci si può prendere sempre, troppo sul serio!

Progetti per il futuro?

Mi piacerebbe creare una mia azienda e produrre i miei designs con il mio nome; di sicuro è un progetto ambizioso ma spero di poterlo portare a termine in tempi relativamente brevi; vorrei iniziare con una produzione limitata, per cominciare a far circolare il mio nome, sperando poi avere un po’ più di visibilità e di poter aumentare il volume d’affari. Per il momento ho cominciando a lavorare su un servizio di personalizzazione di scarpe: si tratta di ‘customizzare’ scarpe già esistenti che magari non si indossano più, dando loro una nuova vita creando una decorazione personalizzata e unica, decisa con la cliente. Ho già realizzato dei pezzi di cui sono molto orgogliosa e che i committenti hanno molto apprezzato; spero davvero che questo servizio possa… prendere piede!

Commenti  

 
#2 galuanna 2014-08-07 19:03
Congratulazioni vivissime a lei e ai suoi meravigliosi genitori. Ad maiora!
 
 
#1 Antonella L/ 2014-08-07 17:00
Insomma una famiglia di artisti...tantissimi auguri, anche al sig. Giannelli per il debutto cinematografico. Buona vita alla famiglia.
 

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