Martedì 19 Novembre 2019
   
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PREMIO INTERNAZIONALE PER ILARIA DRAGO AL ROSSINI NEL VD'A

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drago premio 1 A seguito dei prestigiosi riconoscimenti a livello internazionale riservati in questi giorni agli artisti che hanno partecipato al Festival Vd’A (Voci dell’Anima) - Incontri di Teatro e Danza ospitato dal 7 al 13 aprile nel teatro Rossini di Gioia, riproponiamo quanto scritto nel n. 16 de “La voce del paese” su Ilaria Drago, il 31 maggio scorso proclamata vincitrice della XII edizione del Premio Internazionale di poesia “Roberto Farina”, con il suo libro di poesie "L'inquietudine della bestia" (Edizioni Nemapress, 2013), drago premio 2 premio vinto nelle edizioni passate da Alberto Bevilacqua, Giuseppina Amodei, Maria Luisa Spaziani, Dacia Maraini, Sergio Zavoli, Marco Onofrio e Davide Rondoni.

Elisa Barucchieri ci anticipa che in autunno Ilaria Drago tornerà a Gioia del Colle per presentare le sue poesie e leggerle in teatro ed Elisa sarà in scena.

Ilaria Drago l’11 aprile ha presentato al Rossini “Memorare”, in gara nella XII edizione del festival Vd’A, ideato dal Teatro della Centena di Rimini, di cui Maurizio Argan è “anima e mente”, si avvale della collaborazione di ResExtensa, del C-Dap di Milano e del Lartes di Aversa - Gruppo Tre di Rimini. La finale si terrà dal 9 al 19 ottobre a Rimini e la compagnia vincitrice si aggiudicherà un premio di 3.500 euro per una nuova produzione da portare in tournèe.

“MEMORARE” - IdragoLARIA DRAGO

L’11 aprile è Ilaria Drago ad infiammare il palco del Rossini e lo fa con estrema enfasi scenica e recitativa. Una voce unica, graffiante, intensa per ricordare la disperata dissoluzione di Maddalena, donna perduta, poi ritrovata nel perdono ed ancora smarrita in un impossibile, sacrilego amore. Donna sempre, in ogni piega del suo essere, donna che brucia e arde nel meretricio, tocca il fondo del suo animo per esser pronta ed abbracciare la croce di un Cristo di cui tutti ricorderanno le urla e la disperazione ma non il volto (Alessandro Corò).

E’ lei a disegnarne il profilo, a narrarne il vangelo, a cullarlo con le sue nenie, ad amarlo con tutto di sé, anche con quei capelli - metafora di beltà - “strappati” nella disperazione ed usati per asciugare il suo uomo. Carne e spirito, sacro e profano si ricongiungono e da essi nasce una nuova donna, consapevole dei propri limiti e dell’incapacità di redimersi se non per amore e con amore.

Un ritratto forte, struggente… Grumi di suoni e odori ne impregnano ogni istante, dallo sciabordio della risacca al fruscio degli ulivi, dal profumo del mirto, a quello del sangue versato sulla croce, ancora bagnato di lacrime d’amore. La cifra drammaturgica di Ilaria Drago è nei testi di scabra, scarnificata poesia, a tratti ebbra di liricità, a tratti gravida di disperazione, è nella regia che tanto la esprime, nella scelta delle musiche anch’esse in dialogo con la tempesta emozionale portata in scena.

 

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