Giovedì 19 Settembre 2019
   
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LENÒR. INTENSO MONOLOGO DI NUNZIA ANTONINO

lenòr al rossini

lenòr al rossini “Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo”. Le ultime parole citate, su ispirazione di Virgilio, da Eleonora Fonseca Pimentel prima di salire sul patibolo su Piazza del Mercato. Era il 28 agosto 1799.

Diaghilev Teatro porta in scena il 28 marzo al Teatro Comunale Rossini di Gioia del Colle “Lenòr” di Enza Piccolo, interpretato da Nunzia Antonino, regia di Carlo Bruni.

Un intenso monologo così penetrante da far rizzare i peli e condurre lo spettatore ammutolito in un’altra dimensione, in un altro secolo, il Settecento padroneggiato dalla “questione meridionale”.

Nella sua totale solitudine al centro del palcoscenico una sedia posta su un piedistallo a simboleggiare la imminente condanna e lei, Lenòr vestita con un lungo abito neroavvolta da un buio funereo, tragica angoscia e infelicità visibile dall’espressione del suo volto illumilenòr al rossininato da una fioca luce.

Raffinata poetessa, scrittrice e anticipatrice del Risorgimento italiano la Fonseca è una delle prime voci femminili a lasciare una impronta indelebile nel giornalismo politico e nelle tradizione letteraria e storica del nostro Paese con la direzione e animazione della bravissima esistenza del primo periodico della Repubblica di Napoli, il “Monitore napoletano”.

Aveva chiesto solo di essere decapitata per paura di perdere la dignità e il controllo del suo corpo, ma questo privilegio le fu negato insieme alla cordicella con la quale avrebbe voluto legare l’orlo della sua veste, affinché non le si aprisse quando il corpo sarebbe stato penzoloni sulla forca esposto alle ingiurie del popolo.

È da questo momento così drammaticamente vissuto che Lenòr ripensa alla sua vita, alla maternità negata, agli ideali rivoluzionari francesi che aveva abbracciato tanto da lottare per la libertà e l’uguaglianza, per il riscatto delle classi meno abbienti. Nauseata e disgustata dalla naturalezza del popolo nel vivere nella miseria e ignoranza, impugna la penna per ritrovar consolazione e denunciare fino alla fine le infinite barbarie e ingiustizie, esortando a combattere, ad abbandonare ogni avere, perché tutti avesserlenòr al rossinio un’unica fede.

Precoce e intellettualmente dotata, sin da giovane entra a far parte dell’Accademia dell’Arcadia e apprezzata dai suoi contemporanei intrattiene rapporti epistolari con i maggiori letterati europei: Goethe, Voltaire, Filangieri,Metastasio.

Non potè non percepire i suoi inconsueti talenti e sentimenti rivoluzionariBenedetto Croce, suo profondo ammiratore che ha avuto il merito di preservarla dall’oblio dedicandole una delle sue prime monografie.

Coraggiosa e appassionata Eleonora Fonseca Pimentel rappresenta, oggi più che mai, una figura esemplare di donna “virile, compagna dei patrioti napoletani come la definiscono gli intellettuali. E’ dalle sue ultime parole dinanzi al boia che emerge il mito foscoliano dei Sepolcri, della vita vissuta fino alla fine in nome dei grandi ideali nella consapevolezza che il proprio sacrificio per la patria non sarà mai vano. Il “suo” giornale è viva testimonianza di come le vicende passano ma le memorie restano nei cuori dei posteri per generare altri valorosi eroi in nome della libertà. 

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