Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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“INCURIA HOMINIS”. "INCIUCI" POLITICI LE PEREQUAZIONI?-foto

incuria hominis

incuria hominisIn attesa che il 28 marzo nel chiostro comunale alle 18.30 venga illustrato alla città Piano dei Servizi e Politiche di Perequazione in occasione della Conferenza cittadina dal titolo "Programmazione Urbanistica. Verso il PUG: Piano dei Servizi e Politiche di Perequazione", incontro che vedrà ospite d'onore il prof. Paolo Urbani, docente di Diritto urbanistico presso le Università degli Studi di Roma Tre e LUISS "Guido Carli" e gli interventi di Nicola Fuzio - progettista del Pug - e Nicola Lopez, coordinatore del tavolo tecnico sullo stesso argomento, riproponiamo quanto scritto in occasione della mostra/reportage di Alessandro Capurso ed inchiesta a cura di GioiaNet - la voce del paese "Incuria Hominis", tenutosi nel chiostro comunale il 25 febbraio scorso.

Scatti fotografici a cura di Mario Di Giuseppe.

 

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Inchiesta e mostra per riparlare di Cantina Sociale e Scuola Agraria

Incuria Hominis: recupero di memoria storica e ricordi

Incuria hominis: scuola e canalessandro capursotina, ferite a morte? È questo il titolo della mostra fotografica curata da Alessandro Capurso che martedì 25 febbraio si è inaugurata presso il chiostro comunale alle 18. 30 attraverso una tavola rotonda di personaggi che in qualche modo hanno vissuto e creduto nelle due strutture sociali quali erano l’istituto agrario e la cantina sociale di Gioia del Colle.

L’inchiesta giornalistica e la moderazione del dibattito sono state curate da Donato Stoppini, direttore di GioaNet e de “la voce del paese”.Ad aprire l’incontro la poesia di Massimo Ronco dal titolo “Rinascita”. Il primo ad intervenire è il professor Pierluca Cetera, docente di storia dell’arte presso il liceo scientifico “R.Canudo” che ha curato il testo critico dal titolo “Entro” commissionatogli da Alessandro Capurso.

“Ho interpretato le fotografie di Alessandro come un percorso di ideale bellezza. Le fotografie sono tecnicamente belle oltre ad evocare problematiche sociali”, ha detto il docente che ha poi mostrato un dipinto a lui molto caro dal titolo “La città ideale” di Piero della Francesca con cui ha dimostrato come l’arte rinascimentale sia priva dell’elemento polvere in quanto “Sarà Leonardo Da Vinci il primo a fare studi sulla polvere”.

Quindi ha mostrato altre opere di artisti contemporanei della pittura -Bacon – e del cinema -i Schirizzi -, ha quindi accennato all’uso frequente ed imponente che essi fanno della polvere e del disordine rielaborando e dunque rivedendo il concetto di bellezza in chiave contemporanea come estetica del brutto.

E’ seguito l’intervento dell’autore dei scatti fotografici presenti in chiostro, Alessandro Capurso che ha spiegato che l’idea della mostra sull’istituto agrario e sulla cantina sociale è nata durante un‘altra sua mostra a Matera e che già ora progetta di farne in futuro un’altra sull’acqua per completare il ciclo degli elementi naturali.

“L’obiettivo che mi sono prefissato per questa mostra è quello di lanciare uno stimolo e ripensare il futuro partendo dal passato”, ha detto l’autore.

Angelo Longo, già sindaco di Gioia e presidente dal 1972 al 1990 della cantina sociale, ha tracciato una breve storia della struttura ricordandone l’ideatore Cavalier Giovanni Rizzi, i primi nove soci ed i motivi che a suo parere hanno portato alla crisi: “La non successione da parte del Comune e la poca professionalità degli impiegati” aggiunta alla crisi del vino a causa dello scandalo sul metanolo a cui il sindaco ha alluso, aggiungendo che attualmente la cantina sociale è una struttura privata acquistata all’asta da un commerciante di Massafra senza che il Comune sapesse nulla e partecipasse per acquisirla e che poi è stata rivenduta ad un prezzo troppo alto per pensarci a un costruttore gioiese, mentre in “un certo modo anche l’ Istituto agrario non è mai appartenuto a Gioia perché sin dall’origine negli anni ’60 faceva riferimento a istituti della Provincia e da ultimo ad una scuola di Terlizzi”, ha affermato Sergio Povia. E ‘intervenuta poi Silvia Sivo, membro del POPAM che si occupa di censire gli immobili abbandonati e renderli disponibili a tutti attraverso una piattaforma al pubblico.

“Il nostro obiettivo - ha spiegato la ragazza - è quello di sensibilizzare la coscienza critica dei cittadini e spingere alla reidentificazione di questi due immobili; istruzione e lavoro come due forme di cultura.”

Il collega, Luca Laringella, ha spiegato che questo tipo di processo di ridentificazione è già stato adoperato altre volte e attualmente con via Manzoni di Bari, negli anni ’90 fulcro cittadino, successivamente disabitato ha seguito “un’opera di mappatura e attivazione di spazi per eventi”. Il dibattito è continuato con Francesco Dicomite, membro del PMI (Piccole Medie Imprese) che ha alluso alla mostra come uno strumento importante per riflettere sulla scuola e sulla cantina sociale, soffermandosi sull’immagine con la scritta sulla parte scolastica che recita: “COMUNE!GRAZIE PER IL DEGRADO DELL’ISTITUTO”, un urlo disperato che la cultura stessa attraverso gli studenti ed il personale dell’edificio scolastico, ha elevato all’amministrazione comunale, colpevole di un ‘indifferenza ingiustificata e di mancata coscienza nei confronti di un istituto che ha segnato l’identità del territorio proprio nella caratteristica essenza della produttività agricola dello stesso. Il PMI vuole dare una mano agli imprenditori che hanno idee tramite la creazione di altre imprese: ma per questi progetti è indispensabile un dialogo ed un confronto con le istituzioni per cercare le soluzioni migliori”, ha concluso lasciando la parola al professor Vito Marvulli, già docente di lettere dell’istituto agrario. Sullo schermo scorrono immagini felici di giovani studenti dell’istituto ed un diploma dell’epoca di maturità professionale di agrotecnico, il docente ha ricordato gli anni della scuola considerando in primis gli strumenti come il vigneto e il pozzo che non sono stati utilizzati e tutelati nella giusta maniera, inoltre ha elencato le cause che ne hanno decretato l’epilogo: la perdita qualitativa dell’offerta formativa, l’appartenere sempre ad altri comuni - prima Bari, poi Palese ed infine Terlizzi - che a suo parere ha gravato molto sulla chiusura dell’istituto, i vari furti, i vizi della società dirigente e le forze economiche venute meno; motivi che hanno condotto alla perdita di una grande opportunità per la crescita del territorio. L’Istituto agrario e la cantina sociale, purtroppo, resteranno ferite aperte sulla città, se si continuerà a non averne cura! (Foto Mario Di Giuseppe)

Francesco Bia

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Angelo Longo svela i retroscena sulla Cantina sociale mentre Povia dribbla e non risponde

Incuria Hominis… approfondimenti a margine del dibattito

angelo longoIn occasione dell’incontro “Incuria Hominis”, in cronaca nello scorso numero, diversi e interessanti spunti di riflessione sono emersi ascoltando i protagonisti dell’epoca, in particolare l’ex sindaco Angelo Longo che della Cantina sociale è stato per decenni presidente e fino all’ultimo ha tentato di salvare questa realtà produttiva, giungendo a proporre un cambio di destinazione d’uso della zona da insediamento produttivo (zona F) a zona edificabile.

Con il ricavato si sarebbe potuta costruire una Cantina più piccola per la lavorazione di 20.000 ettolitri, “dimensione giusta” (oggi la produzione si aggira intorno ai 14.000, quasi esclusivamente destinati al mercato estero) per la produzione gioiese, scesa drasticamente dopo gli incentivi statali per l’espianto dei vigneti e lo scandalo del vino al metanolo.

Punto di forza il disciplinare della d.o.c. del Primitivo gioiese, traguardo raggiunto il primo marzo del 1987 e con orgoglio ricordato ai presenti, insieme al disegno in china del maestro Raffaele Van Westerhout, da lui donato per le stampe dell’etichetta del vino gioiese.

LA STORIA DELLA CANTINA

Angelo Longo si racconta e rievoca altri tempi.

“Nella cantina ci sono nato, vi entrai nel marzo del 1972 e ne sono uscito nel 1990, in giugno. Qui ho vissuto i momenti più belli e drammatici e conosciuto le esigenze, i bisogni della nostra terra, cercando di fare del mio meglio per il bene di Gioia del Colle.”

Negli stessi anni Longo assume cariche istituzionali di grande rilevanza: è assessore, sindaco e presidente della Cantina sociale.

Avevo vinto una borsa di studio presso la Termosud, una mattina passai dalla Cantina per salutare Giovanni Rizzi, che ne era il presidente, un uomo semplice ma di grande intuito e intelligenza. Mi volle con sé per un settimana e non mi lasciò più andar via. Diventai segretario, poi nel 1978 vinsi un concorso pubblico e dovetti allontanarmi. Avevo lavorato bene e vollero candidarmi consigliere. In seguito ho rivestito la carica di presidente e da nove soci produttori giungemmo ad averne 1.500. Tutti i concittadini più anziani ricorderanno, durante il periodo della vendemmia, le code dei mezzi di trasporto per il conferimento dell’uva. Spesso si faceva ricorso ad altri stabilimenti per depositare il nostro prodotto, essendo insufficiente la capacità della Cantina. Il settore vitivinicolo aveva raggiunto livelli molto alti e consentiva dei buoni profitti ai soci che non subivano il ricatto della vendita obbligatoria ai privati, i quali non potevano, come fanno oggi, imporre i propri prezzi. I soci erano in possesso di una struttura in cui lavorare, trasformare, vendere il prodotto e dividersi gli utili.

E’ il momento di maggior vitalità della Cantina sociale, una preziosa opportunità per l’intero territorio. Il vino prodotto viene anche acquistato e portato nel nord e all’estero per “tagliare” le produzioni locali, ma sono in arrivo nubi di tempesta.

IL SUO DECLINO

Lo scandalo del metanolo riempie pagine di cronaca nel 1986 e genera diffidenza verso i prodotti vitivinicoli. Il mercato ne risente pesantemente. Nell’inverno del 1987 crolla il tetto della cantina, i lavori di ripristino costano un miliardo e 800mila delle vecchie lire. Negli stessi anni gli incentivi per estirpare vigneti riducono la produzione a livelli di sussistenza, talvolta agli stessi soci viene chiesto di contribuire in denaro, se quanto conferito impegna meno operai di quanti assoldati in previsione del lavoro. Angelo Longo, sindaco di Gioia, tenta l’impossibile per salvare questa realtà, ma non gli viene accordata fiducia in Consiglio comunale, dove chiede che il terreno su cui sorge la Cantina venga acquistato dal Comune per poter ricostruire una struttura più piccola di fronte all’ospedale Paradiso, nella zona in cui oggi è sorto un condominio.

Con l’appoggio del consiglio di amministrazione nonché all’assemblea dei soci, presentai al Comune la richiesta di trasformazione del suolo da insediamento produttivo a zona edificabile per fini sociali. Questo avrebbe sicuramente suscitato l’interesse delle imprese edili e avremmo potuto costruire una nuova cantina in zona artigianale, ciò avrebbe consentito ai produttori di ottenere profitti più cospicui anche in virtù della d.o.c., ma questa richiesta, purtroppo, non fu presa in considerazione. Ancora oggi mi chiedo: se non fossi stato un politico, gli amministratori comunali sarebbero stati più attenti nell’esaminare l’idea proposta?  Ebbi dei dubbi e per il bene della cooperativa, dopo 18 anni, rassegnai le mie dimissioni. Ma anche questo non servì …” conclude con rammarico Angelo Longo.

Un ultimo tentativo viene fatto coinvolgendo il mondo della finanza gioiese, ma sorgono fibrillazioni per la composizione del consiglio di amministrazione della nascente banca e non se ne fa nulla, come ricorda nel suo intervento il sindaco Sergio Povia, in quegli anni imprenditore e “apprendista” della politica.

Oggi la struttura è di proprietà degli Stano che a loro volta l’hanno acquistata nel 2004 da un noto imprenditore gioiese, concessionario di auto a Massafra. Quest’ultimo parrebbe l’abbia acquistata all’asta fallimentare ad un prezzo irrisorio.

Alla domanda posta a Povia da Mimmo Castellaneta sul perché non l’abbia acquistata il Comune, il sindaco in quegli anni in carica ha risposto che non ne sapeva nulla e nel corso della seconda vendita (quella del 2004 alla società Stano) il Comune non aveva denaro da investire. Ha invece “dribblato” evitando di rispondere a quale destinazione d’uso avrebbe pensato per il sito, anche se, alla luce delle posizioni assunte sulle zone F, la domanda più che provocatoria è retorica.

Dalila Bellacicco

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