Mercoledì 20 Novembre 2019
   
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NUDI D’AUTORE IN SCENA PER “MEDEA RELOADED”-video

medea reloaded nudi d'autore

medea reloaded nudi d'autore Per azione, scena, energia, bellezza uno spettacolo inquietante, misterico, seducente, poeticamente dissacrante, sconvolgente… Assolutamente da non perdere il “Medea Reloaded” ideato, coreografato e diretto da Marco Chenevier, portato in scena dal T.I.D.A (Teatro Instabile di Aosta) al Rossini venerdì, 14 marzo, alle 20.30.

Un ritorno atteso dopo la prima che lasciò senza fiato giuria e pubblico il 1° maggio dello scorso anno, quando lo spettacolo di teatro - danza in corsa per il primo premio nel festival “Voci dell’Anima -Vd’A” organizzato da ResExtensa e dal Teatro della Centena di Rimini, conquistò il massimo consenso.

Geniale e galvanizzante la regia del giovanissimo Chenevier, che riesce - attraverso la “mitica” rilettura di Emanuele Antonelli, le audaci coreografie e i nudi d’autore danzati e danzanti nella psichedelica musica elettronica composta e suonata dal vivo da Corrado Saija -, a infondere pura arte nei “danza-attori” Lauren Bolze, Shanika Filiol De Raimond, Smeralda Capizzi, Charles Pietri, Pierre Pietri, Alessia Pinto, Pablo Tapia Leyton.

Il castello di manovra - allegoria di vita e teatralità, palcoscenico nel palcoscenico - diviene medea reloaded nudi d'autorenave, tempio, casa, scala, Olimpo, universo… un luogo non luogo plurale sul quale intessere scene acrobatiche e drammi. Cavi, sartie, corde, fari, microfoni rendono a pieno il caos creativo del dietro le quinte che viene interpretato con pathos e urgenza a tratti parossistica, così come le isteriche scariche elettriche percepite nei suoni ed i tempi scanditi da “Stop! Change!”, unico, indimenticabile, silenzioso “fermo immagine” per dar e prendere respiro in scene che si inseguono a folle velocità.

Le luci soffuse inseguono gli attori, a loro volta teatrali “tecnici” con faretti e lampade tra le mani - geniale strategia tecno - recitativa del regista e di Andrea Sangiorgi.

Il “castello - nave” beccheggia, veleggia, viaggia, cambia d’improvviso direzione, fluttua sul palco in inquietanti e remiganti “finte”, spostato da braccia e gambe nude. Unica nota di colore, le scarpe rosse indossate dalle danzatrici - attrici insieme ad abiti in pizzo nero e gonne, pantaloni arabeggianti, torsi scolpiti dai muscoli e turgidi seni nudi, anch’essi “costume” d’arte indossato con grazia e disperata spontaneità, mai disturbante, così come non lo è la scena in cui l’uomo-martire - interpretato dai gemelli corsi Charles e Pierre Pietri -, viene spogliato di tutto per aver sottratto del cibo ad una umanità sull’orlo della barbarie, alla deriva della civiltà, resa folle dalla “fame” e dalla crudele urgenza di sopravvivere. Si diffonmedea reloaded nudi d'autorede in teatro il profumo dell’arancia sbucciata e sbocconcellata, metaforico pomo della discordia che attirerà l’attenzione dell’orda famelica e porterà l’uomo alla distruzione, alla perdita di tutto, anche della vita, in una surreale crocifissione ed ancor più surreale resurrezione dal sepolcro nell’angolo destro del palco.

La follia è trama e ordito di una ossessiva realtà. Una delle attrici le presta volto e voce, passando dal riso al pianto per poi abbandonarsi alla disperazione. La follia diviene via di fuga, unica scelta possibile.

I "danza - attori" si muovono sulla scena con felina, agile sensualità, corrono, saltano, si inerpicano, si legano con cavi di nailon per mimare le relazioni che condizionano scelte e la stessa vita, il cuore batte all’unisono anche nella diaspora.

Lottano, si odiano, si amano, si abbandonano a disperati amplessi, si confortano, … la fisicità è il linguaggio dominante. I messaggi si susseguono sempre meno criptici, si aprono a infinite interpretazioni conservando una corale, identitaria voce.

Tanti, tantissimi i codici di lettura che rendono ogni scena unica, vibrante e indimenticabmedea reloaded nudi d'autoreile, insieme all’energia che trapela da ogni movimento, in funambolesche, acrobatiche architetture di azione di cui l’ansimante respiro è l’unica, ritmica voce nel silenzio.

Nel finale il sussurro diviene canto e celestiale verbo.

“[…] Storie complicate, fatte di cose e non di pensieri. Quando la natura sembrerà naturale, tutto sarà finito. Addio cielo, addio mare… in ogni angolo della natura è nascosto un Dio e se non c’è, ha lasciato i segni della sua presenza divina, tutto è sacro, ma la sacralità ha in sé una maledizione…”

Parole recitate con drammatica soavità, che racchiudono il senso ultimo della eccezionale rappresentazione di una “struttura a-narrativa basata sulla compenetrazione dei linguaggi della danza, dell'immagine, del testo, della musica elettronica.”

Abbiamo rimodulato il mito, analizzandone l'essenza, reinventandone forma e struttura. Il mito come un modo di essere nel tempo, ma senza tempo - ci confida Marco Chenevier -, rievoca una Medea nel flusso degli eventi, senza giudizio, non quale sanguinaria assassina, ma in quanto fautrice di azioni ineluttabili. “Medea reloaded” non racconta alcuna storia, si inserisce in un sistema a-narrativo, in quanto multisistema artistico, basato sulla compenetrazione dei linguaggi della danza, dell'immagine, del testo, della musica elettronica e dell'elaborazione “live electronic” della voce, in un'alternanza di pieni e vuoti, di memoria e attuazione. Rievoca una Medea nel flusso degli eventi, senza giudizio, ma fautrice di azioni ineluttabili. Uno spettacolo di pura emozione. compenetrazione dei linguaggi della danza, dell'immagine, del testo, della musicmedea reloaded nudi d'autorea, della voce, in un'alternanza di pieni e vuoti, di memoria e attuazione. La mise-en-scène - continua il regista valdostano - accosta in una falsa paratassi, un susseguirsi di tentativi interrotti uniti nello sforzo già da sempre in corso e ogni volta sviato di dare spazio alla verità del mito, di tradire il rapporto forzato di coerenza formale che vela il caos in un simbolo, la moltitudine nell'unico, il desiderio nell'oggetto. La ricerca del T.I.D.A. è incentrata su linguaggio e contesto in ottica contemporanea per estetica e contenuti. Lo strumento principale è il corpo che, nella sua fisicità e materialità, è l'ambito ideale per esplorare l'arte del presente proprio per la sua natura effimera.”

Il T.I.D.A. è stato ospite di numerosi festival tra i quali Maratò de l'Espectacle, Pflasterspektakel Festival, Seul Festival, Giochi del Mediterraneo, International Greek Drama Festival, NewDelhi Festival, Sarajevo Winter Festival e Festival Vd'A. In autunno ha ottenuto l'accredito al Mibac, Ministero per i beni e le attività culturali. “Questo riconoscimento - conclude Chenevier - ci permetterà di ottenere un piccolo finanziamento: 10.000 euro, ma diventando compagnia ministeriale ci permette soprattutto di avere un blasone di qualità.

Commenti  

 
#1 Arianna Vinci 2014-03-13 11:24
Teatro, danza e pura poesia... Dal video salta agli occhi l'accurato lavoro e la freschezza di un'opera che sarà apprezzatissima ovunque verrà rappresentata... bravi!E brava Elisa Barucchieri che sta portando a Gioia spettacoli di così grande pregio.
 

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