Martedì 17 Settembre 2019
   
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LA VITA DE “IL SERGENTE ROMANO” DI MARIO GUAGNANO

grotta serg romano

serg. romano cop Mario Guagnano, storico gioiese che ha dedicato anni allo studio della vita di Pasquale Romano e numerose pagine al brigantaggio politico in Puglia, nel 2013, in occasione del 150° anniversario della sua morte ha ripubblicato “Il Sergente Romano”, un’opera di grande impegno storico che a distanza di venti anni si presenta con l’aggiunta di nuovi documenti riguardanti il Sergente e gli ultimi mesi della sua breve ma intensa avventura, vissuta in nome dell’ultimo Re di Napoli, Francesco II.

Con prefazione di Pino Aprile l’opera è stata presentata in ottobre a Gaeta, in occasione del XXI Convegno tradizionalista e alla Provincia di Bari.

Il libro è diviso in tre parti – dichiara l’autore -, la prima si occupa della feroce insurrezione antiunitaria di Gioia del 28 luglio 1861, fomentata da un forte comitato borbonico locale, ispirato direttamente dai centri reazionari di Napoli e Roma. Dalle amare vicende gioiesi, caratterizzate da un tragico bilancio di vittime e che suscitarono un'impressione vivissima nell’opinione pubblica nazionale, si delinea la figura dell'uomo che sarà protagonista delle pagine successive di questo scritto: l’ex sergente borbonico Pasquale Domenico Romano.”serg. romano ill

Scampato alla repressione operata a Gioia dall’esercito e dalla locale guardia nazionale, il protagonista diviene brigante.

Dopo essersi salvato nel corso di un durissimo scontro con la Legione Ungherese che annientò la sua prima comitiva nel territorio di Montemilone - continua Guagnano -, il Sergente, con gli appellativi di Capitano, Errico La Morte o Franciscano Terribile, nel periodo maggio 1862 - gennaio 1863, in virtù di una misteriosa investitura ricevuta in una riunione segreta tenuta in una grotta nell'oscuro bosco Pianelle di Martina Franca, diventa il comandante di una formazione di briganti composta da circa duecento uomini.”

E’ uno dei momenti più importanti della storia del brigantaggio pugliese. Per la prima volta agivano insieme i protagonisti più importanti del movimento: Cosimo Mazzeo Pizzichicchio di San Marzano, Giuseppe Nicola La Veneziana - figlio del Re di Carovigno, Antonio Locaso - il Capraro di Abriola, Giuseppe Valente - Nenna Nenna di Carovigno, Francesco Monaco di Ceglie, Marco De Palo - la Sfacciatella di Terlizzie molti altri. Con questi uomini Romano conduce una vera e propria guerra contro le forze liberali, sotto il suo comando sono provocati gli assalti ai comuni di Alberobello, Grottaglie, Carovigno ed Erchie. Le comunità che popolavano le campagne attraversate dai briganti furono sottoposte a dure rappresaglie, costrette da un lato ad ospitare e mantenere il brigantaggio e dalserg. romano grottal'altro a rispettare gli ordini delle autorità di chiudere le masserie e condurre il bestiame nei paesi. La sensazione che l'Unità d'Italia fosse stata una breve esperienza giunta ormai al suo capolinea, era diventata opinione ormai diffusa e radicata nei comuni pugliesi ed in particolare in quelli del Brindisino.”

La terza parte - conclude lo storico - narra gli ultimi giorni della vicenda del Romano. Le autorità militari corrono ai ripari ordinando un forte afflusso in questa parte della Puglia di grossi contingenti di fanteria e cavalleria con il compito di presidiare le contrade battute dagli uomini del Sergente. L'azione dei militari dà subito i risultati sperati. Nel dicembre del 1862, individuata da un reparto di fanteria, la comitivaserg. romano stele brigantesca è accerchiata e dispersa mentre è ferma nella masseria dei Monaci di San Domenico nei pressi di Noci. A questa sconfitta segue nel giro di pochi mesi la cattura o la morte di tutti i componenti della banda, compreso il Sergente che nel tentativo disperato di aggregarsi alle bande comandate dal noto brigante - Carmine Crocco -, è più volte intercettato dai cavalleggeri di Saluzzo e dalla guardia nazionale. Queste forze nel gennaio del 1863 lo attaccano provocando la sua morte e l'annientamento definitivo della sua banda nei boschi di Vallata di Gioia. La scomparsa della figura del Sergente coincide con la fine del cosiddetto brigantaggio politico in Puglia. Nel giro di due anni, seguì il dissolvimento del più vasto movimento reazionario diffuso in tutto l'ex Regno di Napoli, dove l'impiego da parte del Governo Italiano di 120.000 uomini del suo giovane esercito fu il riconoscimento implicito dell'importanza politica e militare del brigantaggio, in contrasto con la propaganda ufficiale che dinanzi all'opinione pubblica interna ed estera ne sottolineava i soli aspetti episodici e ladronecci.”

 

Commenti  

 
#1 GOT 2014-01-26 10:40
x Mario Guagnano

Sei degno di essere eletto membro (alias ..... .. .....) onorario del Club dei .......
Ogni volta che ti confidavo i risultati delle mie ricerche, sul Sergente Romano, approfittavi dell'occasione e includevi, nei tuoi articoli (Umanesimo della Pietra), ciò che io avevo scoperto.
Ecco la sequenza di ciò che ti confidavo e che tu, sfacciatamente, hai avuto la faccia tosta di inserire nei tuoi articoli:
1) Processo contro i componenti della banda del Sergente Romano.
(Giuseppe Ferreri. Cause davanti ai giurati negli Abruzzi e nelle Puglie. Bologna 1866)
Pubblicato sia su Umanesimo della Pietra che sulla "ristampa" del tuo libro.
2) Croci di Cavaliere e Medaglie d'argento accordate a: Bolasco, Molgora, Lodezzano, Cantù, ... Dollesz, Viberal, Gombas, ecc.
(Annuario dell'Italia Militare per il 1864.)
Pubblicato sia su Umanesimo della Pietra che sulla "ristampa" del tuo libro.
3) Caduta da cavallo del generale Pallavicini
(Umanesimo della Pietra, anno 2012 - pag. 100)
In ultimo, sulla "ristampa" del tuo libro, a pagina 141, ho trovato il nome che ti confidai nel marzo 2013.
Allora ti dissi: il nome, il cognome ed il soprannome, e ti dissi pure di tenertelo per te.
Da vero ...., quale tu sei, inserisci: "... forse Giovanni Verga detto Il Monaco di Grottaglie ...".
Come lo hai scoperto? Dove ti sei documentato?
Ma ... ormai, avevi preso l'abitudine di appropriarti di ciò che ha me è costato soldi, tempo e decine di libri e documenti da sfogliare e da leggere, sia in formato cartaceo che digitale.
Il tuo cervello, all'ultimo momento, ti ha tradito e non ti sei ricordato del vero nome del Verga?
Tutto questo lo racconterò minutamente nel mio libro di prossima pubblicazione, e tutti sapranno che razza di studioso e storico sei.
Inserirò il nome corretto del Verga ed altre notizie che lo riguardano.
Inoltre, inserirò i nomi degli altri, tra cui Francesco "Scarzone".
Di certo non inserirò il nome della masseria, che fu il quartier generale per un mese e mezzo, durante le azioni del Sergente Romano nel brindisino.
Racconterò anche di un tale che si spaccia per il discendente del Sergente Romano.
Quando gli chiesi, tramite mail, dove si trovava la casa del Sergente, mi rispose: "più o meno al centro".
Conservo ancora la mail.
E racconterò anche di quando gli scrissi che ha Gaeta vi era stato anche Francesco Pezzolla.
Mi rispose dicendomi che, quando il Sergente lasciò Gaeta, andò a far visita ai suoi familiari sull'isola di ...
Come se da prigionieri, potevano comportarsi come se erano in libera uscita e andare dove volevano!

Per le persone che si reputano LEALI ed intellettualmente oneste, sappino che, il luogo dove è ubicato il Monumento dedicato al Sergente Romano ed ai suoi uomini, non è il luogo dove è avvenuto il conflitto del 5 gennaio 1863.
Il luogo, è da tutt'altra parte.
Questo succede quando, questi "studiosi" e "storici", non sanno nemmeno la differenza che c'è tra miglia e chilometri.

Speravo di acquistare il libro da te pubblicato nel 1993, rivisitato e corretto, invece ...
Finisco con una delle battute di Ezio Greggio tratta dal programma TV, Drive In: "... una tavanata pazzesca"!

Gabriele Orfino Tancorre


N.B. Non so che ristampa è se ti ostini a non correggere gli errori.
Scusa, ma la data di nascita del Sergente, 24 agosto 1833 da te riportata nella pubblicazione del 1993, non l'avevi trovata nell'Archivio della Chiesa Madre?
Era prassi, anche agli inizi del 1900, di dichiarare i nuovi nati all'anagrafe comunale anche dopo un mese.
Dopo che hai fatto pubblicare parecchi libri ai fruitori del copia e incolla, gli togli questa "soddisfazione"?
A pag. 67 della "ristampa" del tuo libro, pubblichi la stessa data che fu già pubblicata da Bitetti-Genoviva nel 1976.
Hai corretto bosco di Aquasetta (come è scritto nel libro pubblicato nel 1993), con Aquatetta, che io ti feci notare e correggere.
Scusa ..., ma non è la trascrizione di un interrogatorio?
Non dovevi trascrivere Aquasetta e porre la Nota a fondo pagina con la denominazione esatta, cioè Acquatetta?
A coloro che leggono libri dove si raccontano fatti storici, e che vogliono utilizzare parti del libro letto per pubblicarne uno proprio, consiglio di non copiare le trascrizioni se non ci sono anche le immagini dei documenti.
Mi è capitato di leggere varie trascrizioni e, nel momento in cui sono entrato in possesso degli originali, ho notato che le trascrizioni non rispettavano la lunghezza dei righi, la punteggiatura e, alcune volte, mancavano interi righi, falsando il contenuto del testo.

So che Vincenzo Grimaldi aveva scritto sul suo libro, pubblicato nel 1901 (da te prestatomi in fotocopia), Monte di Trecartini (pag. 83), e la fonte era l'Archivio comunale di Gioia (la stessa da te citata ed utilizzata a pag. 123);
ma il dovere di uno studioso e di uno storico vero, non è quello di fare ricerche per divulgare la verità ed inserire le denominazioni corrette (quando è possibile) dei luoghi?
Il Monte in questione è denominato Tre Carlini, ed è situato in agro di Martina Franca (TA).

P.S. Perchè non hai detto hai tuoi "fans da parata", o pubblicato sul tuo libro, l'ubicazione della casa del Sergente Romano che io ho trovato?
Avevi paura che se pubblicavi anche questa notizia avresti perso la faccia?
 

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