Mercoledì 08 Aprile 2020
   
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PADRE PIO DE MATTIA, UN GIOIESE IN MISSIONE DI PACE

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Padre Pio De Mattia, missionario gioiese dal 1973, da anni opera in Congo e progetta pace e futuro per i ragazzi di Bukavu. In questi luoghi, precisamente a Bakhita, anche grazie al contributo di tanti gioiesi, ha costruito una casa di accoglienza, una scuola elementare ed in seguito una materna lottando contro avversità di ogni genere, soprattutto vessazioni di militari e politici, avversi ad ogni crescita culturale del territorio, demanio di dittature e povertà anche a causa della mancanza di istruzione, di una classe dirigente educata alla cultura e al rispetto della libertà. Tante le manifestazioni organizzate negli anni in suo aiuto: concerti musicali, mercatini, rappresentazioni teatrali con l’aiuto del Rotary, del gruppo teatrale dell’Immacolata, di Nicola Romanelli.e dei tanti “benefattori” anonimi che hanno contribuito in prima persona.

Padre Pio ha ben intuito che per “sottrarre” questo popolo alla povertà, occorre offrire strumenti, non sussidi, occorre educarlo alla pace, rendere i più giovani consapevoli delle proprie capacità, restituire loro fiducia nel futuro. Istruire, educare, fornire competenze, questi gli imperativi dalla forte valenza “catalizzante”, che Padre Pio declina con umiltà e tanta, tanta fede, coinvolgendo la sua comunità ed avvicinandola ad una realtà così distante e “diversa” con ogni strumento a sua disposizione.

Padre Pio riesce a creare oasi di pace anche in autentiche bolge infernali. Nelle foto pubblicate è in una struttura prevista per 300 detenuti, che ne contiene oltre 1.200, ammassati sia nei dormitori che nei cortili. Alcuni sono abbandonati a sé stessi, privi di tutto. Contrariamente a tutte le norme carcerarie, oltre la metà dei detenuti è costituita da militari criminali, i quali spadroneggiano sui reclusi civili. Fortunatamente, i minorenni sono stati separati dagli adulti e collocati in un'altra ala del carcere.

“C’è una simpatica usanza natalizia tra i carcerati cattolici: scrivere su strisce di carta i loro saluti al neonato Salvatore – racconta Padre Pio - i loro auguri natalizi ma soprattutto i loro desideri di giustizia, di libertà e di vita nuova sono appesi a diversi spaghi tirati in tutte le direzioni dello stanzone che per l'occasione è adibito a cappella. Durante la liturgia è uno spettacolo davvero toccante vederli danzare sui tiranti, cordicelle gioiosamente strattonate per esprimere un’accorata devozione. Quel dondolio di centinaia di desideri è un potente grido muto, più accorato e supplichevole delle solite preghiere vocali.”

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