I LECCI E LE POTATURE SBAGLIATE E CONTESTATE

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In questo fine settimana molti cittadini, residenti e non, avranno notato alcuni operai della SPES, responsabili della manutenzione del verde pubblico, alle prese con la potatura dei numerosi alberi di leccio presenti nella zona della Scuola Primaria San Filippo Neri, meglio conosciuta come Piazza Dalla Chiesa.

Una potatura che ha fatto “arrossire” per la rabbia e la vergogna gran parte dei presenti a queste operazioni nel constatare che ancora una volta si stava procedendo ad una potatura fuori dalla norma. Non perchè effettuata in un periodo sbagliato (solitamente la potatura degli alberi non dovrebbe essere mai eseguita in primavera, né in autunno, ma solo in piena estate o in inverno), ma soprattutto per il modo con cui la si stava eseguendo.

Una potatura da cui un assiduo frequentatore della zona, S.T., si è dissociato ritenendo la stessa “una autentica tortura per quei poveri lecci”. Parole dure pronunciate, pur sottovoce per non offenderli, anche nei confronti degli stessi operatori, considerati “dei poveri esecutori, che dalla sera alla mattina sono stati trasformati, dall’ente comunale prima, e dalla Spes poi, in esperti potatori grazie ad una semplice partecipazione ad un corso accelerato di potatura, nulla in confronto ad una decennale esperienza acquisita da un vero operatore del settore.

Ancora una volta, la seconda nel giro di un paio di anni, piange il cuore vedere trasformati questi alberi, da maestosi ed ornamentali quali dovevano essere, in alberi mutilati, malformati e spelacchiati, bruttini a vedersi, solo tronco e pochi rami, che si continua, con queste orrende, incomprensibili e pericolose potature, a far crescere solo in altezza”.

Affermazioni che abbiamo voluto verificare e che hanno puntualmente trovato riscontro su più fonti.

Infatti, secondo alcuni studiosi, “nella potatura dei lecci e dei pini il principale criterio da adottare è la periodica rimonda dei rami disseccati e l’asportazione dei rami più bassi, evitando tagli drastici di contenimento a livello delle branche, altrimenti ne conseguono la perdita del naturale portamento della specie, danno estetico e aumento del rischio di attacchi di malattie fungine.

Praticando tagli a grossa sezione con asportazione di grosse branche (la capitozzatura), si provoca un indebolimento generale dell’esemplare, la perdita del naturale portamento tipico della specie, e la rottura dell’equilibrio chioma-apparato radicale con inizio di processi di decadimento. Ecco perchè una potatura errata non solo risulta letale per la pianta, ma trasforma lo stesso esemplare in un potenziale pericolo per la collettività.

Pertanto, gli interventi di potatura, dovrebbero riguardare il solo alleggerimento e sfoltimento della chioma con la contemporanea riduzione della sua altezza e del suo volume, cercando di conferire il più possibile una sagoma prossima all’habitus naturale della chioma del Leccio, vale a dire simile ad una forma ovale-espansa”.

Come è avvenuto ad Andria, con i lecci di via Roma, dove le alte chiome si incontrano formando una ombrosa galleria sorretta dagli alberi presenti sui due marciapiedi opposti.

A Gioia del Colle, preferendo operare senza alcun criterio, senza una seria programmazione, e soprattutto senza una mano esperta (che sia un botanico, un agronomo, o un semplice potatore professionista poco importa), tutto ciò continuerà a restare, nonostante le notevoli spese sostenute, un autentico tabù.

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