Giovedì 19 Settembre 2019
   
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“FÙTBOL – STORIE DI CALCIO”, QUELLO VERO DI SORIANO-foto

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salotto futbol2Mercoledì, 26 giugno, nell’accogliente sede della Librellula si svolge la serata conclusiva del 3° ciclo d’incontri del “Salotto letterario”.

Conduce, come sempre, il prof. Giacomo Leronni, “ideatore”  con altri, del gruppo di lettura che ha come scopo primario quello di invitare a leggere, stimolando il confronto su argomenti letterari.

Altra finalità è quella di far conoscere “testi che non hanno avuto l’onore dei riflettori” e scritti che, “pur avendo un valore letterario, restano inspiegabilmente in un angolo”.

Quindi, ciò che anima questo gruppo, solidale e compatto, è anche il desiderio di “ripescare le perle”, promuovendone la letturaIl testo preso in esame per ultimo per questa sessione, è di Osvaldo Soriano, e s’intitola: “Fùtbol - Storie di calcio” (edizioni Einaudi).

Il prof. Leronni, dà inizio alla serata con una breve introduzione sull’autore. Collabora con lui, Sergio D’Onghia, che il conduttore definisce “per la molteplicità dell’impegno profuso in questa circostanza, il vero mattatore della serata”. Il tutto comincia con un sottofondo piacevolissimo del musicista Astor Piazzolla, salotto futbol4che ha in comune con l’autore del testo di  cui si commenterà, sia il luogo di nascita (Mar Del Plata), che quello della morte (Buenos Aires).

Sergio D’Onghia, parlando dell’opera in esame, precisa  che trattasi di racconti a metà tra cronaca sportiva e giornalistica. Partite, persone, uomini di sport raccontati col grande romanticismo  e con l’humour che solo le storie del passato possono suscitare.

Personaggi dello sport che hanno lasciato un segno negli appassionati del pallone, anche quando, come Messi Lapulce, con la cultura non hanno mai avuto niente in comune. Questo grande personaggio del calcio, intervistato dal giornalista Stella, dichiarò di non conoscere nulla della cultura delle sue origini, né dove fosse Recanati, paese di provenienza della sua famiglia, né chi fosse Leopardi; né cosa fosse il Santuario di Loreto. Tanto meno questo campione aveva mai letto un libro. Nemmeno quello di Soriano.

Il giocatore argentino non conosceva uno scrittore di sport del suo paese. Soriano racconta di come era e di cosa fosse lo sport del calcio, prima che diventasse merce esclusiva dei “potentati”. Gioia di fisicità, riscatto dalla povertà e dalla emarginazione. futbal sorianoSport “mitografico”, vita di quartiere…

La vita di questo giornalista - scrittore è stata turbata dai continui spostamenti della famiglia; da un incidente al ginocchio che gli precluse la possibilità di praticare da professionista il calcio, cosa a cui ardentemente aspirava; da difficoltà di carattere politico. Si allontanò dall’Argentina al tempo del Golpe, e visse per un certo tempo a Parigi. Un male terribile lo ha strappato alla vita piuttosto precocemente, togliendo a lui ed ai suoi estimatori, e sono stati molti, la gioia di continuare ad attendere i suoi scritti, forse sottotono, ma, ad una attenta lettura, pieni del fascino speciale dello scrittore “sornione” che smitizza il mito.  

Vari ed interessanti gli interventi del pubblico, prevalentemente femminile. La signora Laura Albino ha confrontato l’Argentina di Soriano a quella di cui ha parlato il nostro carissimo Papa Francesco. Un paese povero in cui, per i giovani, lo sport del calcio era, insieme alla musica ed al tango, esercizio fisico, occasione di sogno e  mezzo di riscatto dalla povertà. C’è emozione nell’intervento della signora nel citare l’interesse del nostro carissimo Papa Francesco per il calcio, e nell’evocare la vita di quest’uomo. Le varie parti della serata sono state inframmezzate da musiche di Piazzolla e da filmati ricercati con cura dal giovane Sergio, inerenti al calcio degli anni “70/”80, con le voci dei più famosi cronisti sportivi, arricchiti con titoli ed articoli.

Il libro di Soriano si apre con il racconto della partita Brasile - Uruguay, e, per combinazione, in quella serata si disputava una stessa partita. Vari ed interessanti gli altri interventi, tra cui quello di Vito Difino, il quale parla della sua esperienza riguardo al calcio, nata già nel grembo di sua madre e delle strategie sue e dei suoi compagni per trovare ed salotto futbol5allestire un piccolo campo per il loro gioco.

Martino Sgobba, nel suo intervento, parla del calcio come metafora della vita, capace di cementare, in alcuni casi, l’unione familiare.

Irene Martino parla di questo sport come strategia dell’intelligenza, in cui i giocatori combattono non per se stessi, ma per gli altri. Uno sport di massa in cui tutti possono identificarsi. Unica voce controcorrente, quella di Marina Valentini. Confessa di non aver avuto piacere ed interesse per la lettura di quest’opera, di essersi addirittura annoiata, addormentata. Non ha gradito lo svilimento di personaggi e di avvenimenti famosi,  pur avendo trovato, in qualche passaggio,  nello stile dell’autore, una somiglianza con lo stile di Marquez.

L’assessore alla cultura, Piera De Giorgi, presente per tutta la serata, ha evidenziato l’aspetto amarcord del testo, un racconto che insegue il passato, ribadendo l’importanza dello sport come impegno, riscatto, salotto futbol8possibilità di cambiare il proprio destino.

Conclude la serata il giovane D’Onghia con una definizione importante: “Essere campioni significa rinascere per tutti. E’quindi, seguito un piccolo buffet.

E’ stato interessante esserci. Scoprire un altro aspetto dell’intenso fermento culturale della nostra città, di cui bisogna dare merito al professore Giacomo Leronni ed a Mario Pugliese che di solito ospita questi incontri nel suo  bellissimo locale, Spazio UnoTre. Il salotto riaprirà i battenti in settembre.

Di seguito le considerazioni di uno dei partecipanti, Vito Difino 

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