Mercoledì 20 Novembre 2019
   
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ALL’UNOTRE “FERITE A MORTE” DI DANDINI E MUSITI

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spazio unotre ferite a morte 1Da sempre, ma forse ultimamente un po’ di più, nella vita di tutti i giorni, la tragedia diventa poesia. E la poesia diventa esercitazione di bellezza.

Questo si è realizzato nella serata del 31 maggio nell’accogliente sede del centro culturale Spazio UnoTre.

Si festeggiava la fine del secondo corso di dizione ed i maestri hanno deciso di dedicare l’evento alla condanna di un fenomeno ormai dilagante, il femminicidio.  

Le corsiste, tutte donne, hanno letto con appassionata partecipazione brani tratti da un’opera di Serena Dandini e Maura Misiti: “Ferie a morte”. Un lavoro che mette insieme storie vere di donne morte ad opera violenta di un uomo o per l’erroneo rispetto di valori incondivisibili in una società moderna e libera.

Ha introdotto la serata la maestra del corso, Anna Garofalo, la quale con due scarpette rosse in mano, simbolo ormai della persecuzione contro le donne, ha spiegato la motivspazio unotre DSCN1639azione della serata ed ha elogiato l’attenta partecipazione delle corsiste. Ha evidenziato poi il coraggio delle due scrittrici che, con la loro denuncia, raccontando storie vere, offrono ai lettori ed alla società intera motivi di riflessione. Concludendo la sua introduzione, ha detto di dedicare la serata a tutte le donne, agli uomini che rispettano le donne ed all’attrice Franca Rame, scomparsa in questi giorni. Una donna che amava le donne.

Sulle note di una bella canzone francese, un po’ retrò, Un giorno ti dirò di T. Rossi, incomincia la lettura a voci alternate.

E così, passano sotto i nostri occhi, nel cuore, le storie diverse di donne diverse, tutte vittime della violenza dell’uomo o di inaccettabili culture liberticide. Dalla lettura dolcemente suadente delle signore emergono personaggi diversi, in un Paradiso ormai troppo affollato di donne,  tanto che alcune mal sopportano la  vicinanza di chi ritengono inferiore.

Tenere innamorate pronte a perdonare sempre, a scusare il proprio aguzzino, per poi finire miseramente di morte violenta. Una vittima della mania dell’ossessione del secolo, il personal computer, che ha alterato irrimediabilmente i rapporti umani.

Amina, la sposa cadavere, sepolta sotto il melograno. Uccisa dal padre, ma in realtà dai tabù di una religione che proibisce, o almeno così viene interpretata da molti, di uniformarsi ad una vita diversa dalla antiche tradizioni del paese d’origine.

C’è anche la vittima di una falsa idea dspaziounotre feritre a morte4i libertà politica, che viene massacrata dal suo uomo, libertario, solo per aver dimenticato delle birre nel frizer. Si parla di una studentessa indiana, ammazzata perché “…una donna istruita rischia davvero di cambiare il mondo”.

Le signore, con perfetta dizione, leggono anche di una ragazzina africana che, per premio scolastico, viene mandata dalla nonna che le farà un piccolo taglietto perché diventi una vera donna, perché, diversamente, nessun uomo la vorrà in sposa. E muore di emorragia, perché la nonna ormai vecchia non taglia nel modo giusto. C’è la storia di una bimba cinese mai nata… insieme al racconto triste della sorte di quelle che ce l’hanno fatta a nascere. Si fa cenno anche alle violenze perpetrate sulle donne in tempi e nei luoghi di guerra, ancor oggi.

“Perché il corpo di una donna è troppo bello da possedere, ma anche troppo facile da divorare”. La drammaticità del racconto era mitigata, addolcita dalla giusta tonalità della lettura, e dal sottofondo musicale, che trasportava in una dimensione al di fuori del tempo.

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La triste dolcezza del racconto si fondeva con la musica lenitrice, sdrammatizzante, poetica. Quindi apprezzabile in tutti i sensi il lavoro dei maestri Anna Garofalo e Rocco Chiumarulo, ottimo il livello di dizione e recitazione raggiunto dalle corsiste Enza Cuscito, Mariangela De Bellis, Anna Gallo, Maria Laterza, Giusy Paradiso, Camilla Stellacci e Carolina Voce.

Numerosi i presenti, specialmente le donne. Ha partecipato alla serata l’assessore alla cultura Piera De Giorgi, puntuale nel gratificare con presenza ed interesse chi lavora per la cultura della città. Molto piacevole e legata ai contenuti la scelta delle musiche.

Il tutto si è concluso con un ricordo di Franca Rame e con la proiezione della sua magistrale interpretazione di “Mistero buffo”.

 

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