Giovedì 19 Settembre 2019
   
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ANTONIO CARALLO IN “ANIMAL SKIN” AL ROSSINI-foto

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animal-skin-2bIn scena il 14 maggio al Rossini “Animal Skin (Let’s Play)”, spettacolo di danza prodotto dalla Factory Compagnia Transadriatica/Tir Danza di Antonio Carallo, coreografo salentino, danzatore storico del Tanztheater di Pina Bausch e coordinatore in Puglia del Premio Gd’A per giovani “danz’autori”.

Sul palco con Carallo la film maker e visual artist, Patricia Bateira, e il tecnico del disegno luci, Valentino Ligorio.

Questa la suggestiva ed emozionante “lettura” dello spettacolo a firma di Beatrice Masci.

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anim skin manifesto“Un fuggitivo, un emigrante, un guerriero medievale, un uomo senza tempo che corre attraversando città del passato e città moderne, metropoli e metropolitane per cercare qualcosa, forse… ma cosa?

Chiaro! La propria identità, il suo essere, tra crisi di valori e solitudine.

Sogno o realtà?

Un animale si dimena a sinistra, sui palchi in prima fila, si contorce contro il muro, quasi accecato da quella luce che rivela la sua energia animalesca e controllato a distanza dalla macchina da presa.

I suoi gemiti... quasi a cercare un confronto, un dialogo.

"No, tu sei un animale da addomesticare: a cuccia, stai lì, in gabbia!"

Una gabbia realizzata con quattro lunghi neon, posti in forma quadrata sul palco.

Lo spettatore riesce a vedere tutto questo tra preparativi in diretta, davanti ai suoi occhi increduli: fari, due portatili, fili elettrici vengono tutti sistemati con cura sul palco – BUILDING DRAMA – è ciò che si legge sullo sfondo, prima che inizi il video del fuggitivo, - BUILDING CONTINUES – si legge ora.

Tecnica mista, meta-teatro, mimica, suoni, martellamento ossessivo.

PLAY THE DRAMA - Ecco riprendiamo lo spettacolo: l’animale è in gabbia, il suo corpo è protagonista, è in una condizione di subordinazione, dominato dalla società, da coloro che indossano una maschera, segno della loro impersonalità. E’ Lucky di “Waiting for Godot”, un uomo degradato al rango di animale, schiacciato dai condizionamenti sociali, ma non dalla mente, la ragione che è in lui e che gli fa recitare show rep613aun monologo straordinario, seppure a tratti astratto e talvolta troppo filosofico e teologico.

L’animale si lamenta, si contorce, un desiderio di metempsicosi, domani… solo un altro giorno… il corpo di un altro, l’impossibile è un limite della mente. Si può raggiungere la felicità, basta trovare l’equilibrio perfetto tra ciò che siamo e ciò vogliamo essere, per cui - HE IS PLAYING -.

LET’S PLAY TOO - Se lui gioca, giochiamo tutti. Ed il gioco… cambia, lo spettacolo cambia, l’animale non è più lui, è un altro, uno scambio, una nuova dimensione dell’essere.

Si gioca a ping pong, tutti mascherati, tutti omologati o in una condizione animalesca, quasi a trasferire il ruolo di uomo e di animale dall’uno all’altro. 

PLAY ME, PLEASE - E’ un gioco da ragazzi, un’incognita la vita dell’uomo, sospesa tra sogno e realtà, concetto astratto, reso con il ritmo frenetico della musica ossessiva ed il corpo è sempre la centralità, l’affermazione di sé.

elisa teatro rossiniLa danza, i movimenti sembrano l’inizio di un volo verso una vita diversa, quella che tutti cerchiamo nei nostri sogni.

Gli attori ora sono… il pubblico, ci vediamo tutti proiettati su quel grande schermo, in un atteggiamento di incredulità, di sorpresa, in atteggiamento corale che sembra unire l’umanità tutta.

Le domande, come le risposte sono in ognuno di noi, non in ciò che gli altri vogliono trasmetterci… noi creiamo la storia - LET’S PLAY -, recitiamo tutti, ma solo per scoprire e rivelare la verità dell’esistenza umana. Ora siamo in una dimensione onirica.

Belle le note rielaborate da Filippo Bubbico e le parole della canzone finale: “Just another day (another day on earth)” di Brian Eno”.

Beatrice Masci

Commenti  

 
#1 Fabio 2013-05-19 21:46
Ringrazio per l'accurata spiegazione e per la critica dettagliata. Si può comprendere l'alto livello dello spettacolo, lasciando l'amaro in bocca per non averlo potuto vedere. Complimenti.
 

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