Martedì 19 Novembre 2019
   
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“SCELTA R.EVOCABILE”, UNA DANZA CHE RECITA E CONQUISTA-video

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scelta r.evocabile danza“Rapidità, leggerezza, visibilità, molteplicità, esattezza” questo il mantra di “Scelta r.evocabile”, “recitato” dai corpi di tre danzatrici - Sara Catellani, Serena Marossi, e Francesca Sproccati - il 29 aprile, giornata mondiale della danza, sul palco del Rossini.

Lo spettacolo tra i sei in semifinale nel Festival Vd’A - Voci dell’Anima, nasce da una ricerca di Franca Ferrari avviata nel 2011 su moduli di improvvisazioni “pensati” per spazi alternativi al teatro, strutture coerenti in ogni luogo - musei, gallerie, luoghi di interesse architettonico o storico - e con qualunque “formazione” in campo, in grado di generare processi di continua, creativa innovazione.

ferrariConsideriamo il corpo come strumento del processo creativo e non come espressione di una tecnica. Sensazioni, impressioni tattili, termiche, spaziali - dichiara la Ferrari -, producono un cambiamento nel corpo e generano un “processo” di trasformazione continuo che parte da una partitura di movimento iniziale, per poi essere rielaborato con infinite variabili. La stessa relazione che si crea tra corpi danzanti, sviluppa corporeità ed una diversa percezione di sé”.

Il nostro lavoro si ispira alle lezioni americane di Italo Calvino nel senso del tempo breve, di un racconto, di un frammento compiuto. Ogni gesto diventa polisemico e abolisce tutte le formalità e i simboli: ritrova l’essenza e la verità della danza. La leggerezza si associa alla precisione e alla determinazione, tralasciando tutto ciò che ha a che vedere con il senso poetico del gesto vago. Ri-creare la propria danza, cancellando continuamente le figure costruite, rimaneggiare, manipolare i motivi del movimento in un tracciato spaziale, è una scelta evocabile che restituisce un scelta-revocabile-2corpo emotivo”.

Una scelta che può anche rivelarsi “revocabile” in relazione alla spigolosità delle luci imprigionate in geometrie rigide, prive di musicalità che non sia quella espressa dai corpi, gli stessi che hanno proiettato seducenti ombre nel corso di una sinuosa, caduca, ebbra danza su note suadenti.

Lavoro da anni sul corpo, dal mio papà che era un fisico ho appreso le leggi della dinamica, mi ha dato una visione di forza, di direzioni variabili... Il corpo è movimento, improvvisazione, cambiamento… Far scorrere sui grani della pelle movimenti che si traducono in vibrazioni millesimali, genera un campo energetico che dà tenerezza…”

Francesca Sproccati a fine spettacolo sottolinea il fascino di corpi in tensione, in cui la forma si costruisce “da sé”, attraverso la meccanica naturale del corpo e la relazione con lo spazio esterno. Questo modo di creare la danza - a suo dire - genera un meccanismo di ricerca infinito.

scelta-revocabile-3Grazie a poche e precise informazioni fisiche - afferma Sara Catellani -, il corpo scopre una pluralità di possibilità espressive inaspettate, riappropriandosi di una reale libertà di sperimentazione e movimento. Concetti apparentemente semplicissimi, come “impulso”, “linea”, “micropeso”, trovano, nell'unicità dei diversi corpi, declinazioni sorprendenti. Nello stesso tempo, le informazioni-guida permettono che nel lavoro del gruppo si riconosca un fine condiviso. La struttura dell’improvvisazione, modificabile ad ogni performance, garantisce una continua rigenerazione della performance stessa, evitando il rischio della cristallizzazione coreografica e interpretativa”.

Per Marco Greco - studente del Liceo Classico P. V. Marone presente in teatro, non vi è alcun dubbio: “Spettacolo singolare. La protagonista è essenzialmente la danza. Messo in scena il 29 Aprile al teatro “Rossini” di Gioia del Colle, all’interno del Festival “Voci dell’anima”, ha generato nelle menti degli spettatori diversi giudizi; in linee generali, una parte, prevalentemente esperta, ha molto apprezzato il suo spessore artistico, mentre l’altra, soprattutto giovanile, non ha gradito o l’ha valutato positivamente solo dopo averne compreso l’elevato scelta-revocabile-4valore, distaccandosi dalla ricerca del suo mero significato, grazie all’intervento, a fine spettacolo, delle ballerine e della coreografa Franca Ferrari: la danza, padrona incontrastata della scena, crea agli occhi degli spettatori immagini che vengono stratificate, legate tra loro in armoniose sequenze e dissolte nella leggerezza dei movimenti in modo tale da immergere chi guarda in un mondo di visioni, dove il corpo distrugge e trasforma tutto ciò che esso stesso crea per mezzo della danza”.

L’autore di tali visioni - continua Marco - è messo in risalto da sporgenze lungo la schiena e gli avambracci: sono allusioni ossee che concorrono a evidenziare i tratti che delineano il motore del tutto. Penetrante e che contribuisce ad arricchire quel mondo di luci e immagini fugaci è la musica, dolce e pesante”.

E’ uno spettacolo - conclude Marco Greco - che insegna ad apprezzare la danza, estremamente sottovalutata dai più che si accostano facilmente ad una performance attoriale anche di avanguardia, ma trovano ostacoli interiori nel fruire esperienze formative di danza contemporanea o ipercontemporanea”.

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