Giovedì 21 Novembre 2019
   
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WWW.SHAKESPEARE E STUDENTI CON RESEXTENSA-foto/video

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maria pia pontrelliIn attesa dell’ultimo spettacolo proposto in “www.shakespeare” da Maccabeteatro/Teatro le Forche intitolato “Più leggero di un Suspir” di Francesco Niccolini, affidato alla sapiente regia di Enzo Toma - prosa che andrà in scena al Rossini martedì, 12 febbraio, alle 21 -, ripercorriamo le tappe di un progetto teatrale impreziosito da una mostra di 165 locandine, depliant e “strilli” degli spettacoli di prosa, varietà e altri generi, rappresentati nei teatri baresi dal 1927 al 1934 e raccolti in una collezione da Michele Montrone.

Locandine e annunci - afferma Maria Pia Pontrelli -, sono stati schedati e nello stesso tempo studiati dal punto di vista della loro architettura tipografica e dal punto di vista artistico”.

La mostra progettata dalla Soprintendenza archivistica per la Puglia e curata dalla Pontrelli, da Giovanni Fraccascia e Giuseppe Spadavecchia, a breve sarà ospitata nel Petruzzlucianomontrone 2elli.

Luciano Montrone, attore e figlio del collezionista, nel corso della conferenza stampa del 31 gennaio descrive le locandine ricordando che suo padre non entrava in teatro.

Nell’ascoltarlo rievocare con voce suadente il contesto storico, i titoli degli spettacoli, le compagnie e gli attori che le portarono al successo, un deja vu trascina negli anni tra i due conflitti mondiali, in un surreale scenario che dall’Otello scivola nell’avanspettacolo e culmina ne “Il clown”, film rappresentato nel 1929 nel cinema teatro “Oriente” di Bari, con Josephine Dumm e William Haines.

La scheda redatta da Liliana Tangorra - un vero saggio-gioiello sull’argomento -, analizza la storia e l’evoluzione del mezzo pubblicitario attraverso lo studio di questomostra teatro rossini “annuncio”.

“Il clown” raccoglie in sé due tecniche - litografia e fotografia che hanno fatto la fortuna del manifesto teatrale e cinematografico. La fotografia - afferma Liliana - si fonde con il segno grafico e con la bellezza dell’arte litografica”.

Liliana Tangorra, tra l’altro, recita ed interpreta Ippolita e Titania in “Sogno di una notte di mezza estate” della compagnia “Fatti d’Arte”, portato in scena il 1° febbraio.

Una scenografia essenziale, cinque panche praticabili progettate da Franco Colamorea, con sfondo (codice a barre) che a seconda del colore dei led diviene mondo magico o mondo reale.

I cinque atti affidati alla regia di Raffaele Romita, si sgranano con levità tra intrecci d’amore legati ai capricci di Cupido e boschi abitati dalla magia, fatti darte 2conquistando il pubblico, tra cui numerosi ragazzi.

Teseo e Ippolita entrano in scena per primi interpretando i loro stessi alter ego, Titania e Oberon, regina e re delle fate, rendendo a pieno la specularità tra il mondo reale e quello onirico.

I costumi esaltano la dualità di fiaba e realtà mentre le musiche degli Eurythmics trascinano in una atmosfera seducente in cui Ermia, Elena, Piramo e Tisbe, Puck e Bottom esprimono le proprie inquietudini.

E in tema di emozioni il Teatro Nudo Shakesperiano di ResExtensa il 2 febbraio si è rivelato insuperabile.

Elisa Barucchieri saluta il pubblico a fine di una estenuante giornata di fatti darte 3laboratorio teatrale, iniziata per alcuni degli studenti subito dopo il compito in classe, in una vorticante ed entusiasmante full immersion.

Il teatro nudo è degno di senso - afferma Elisa - vedrete il risultato di una ricerca di teatro, danza e musica nei quali tutti hanno dato il massimo lavorando sull’improvvisazione. E’ la verità di oggi! Abbiamo montato insieme uno spettacolo condividendo tutto quel che ognuno conosceva di Shakespeare, chi più chi meno. Conosciamo i nostri odori, le nostre paure, il magnetismo che ci lega… il teatro nudo è un cuore aperto, fragilissimo. Nessuno di noi è pronto, non c’è stato tempo di provare, non ha neanche un titolo questo spettacolo, né sappiamo esattamente quanto dura. “Senza titolo” nasce dalla volontà di sfidarsi, mettersi alla prova in una performance di teatro vero, unico, espressione di verità assoluta ed irripetibile”.

E lo spettacolo ha inizio ed è di una bellteseo rossiniezza sconvolgente.

Anna Moscatelli, Claudia Cavalli, Vito Cassano, Nicola Eboli e Michele Stella creano innesti nella coreografia delle danze e nella recitazione, entrano in sintonia con l’ansia velata di panico della “prima volta sul palco” e la trasformano in pura emozione. Nel tendere la mano, nell’intrecciare un passo di danza, nel sostenere con la loro esperienza il debutto di Claudia, Laura, Antonella, Alessia, Loris, Maria Chiara, Annalisa, Luisa, Giulia, Angela, Fiamma, Laura, Edward, Francesco e Leoluca, rivivono le stesse emozioni.

Occorre disporsi in ascolto - afferma Vito Cassano -, cercare spazi da condividere, trovare il modo di farli sentire a proprio agio nella parte…” e sono davvero “nel personaggio” le tante “Ofelia” che si aggirano in platea e sussurrano al pubblico “Io sono Ofelia”.

Gli attori, nei 40 minuti di recitazione, hanno vissuto la frenesia della follia nella danza, sono caduti e si sono rialzati, hanno percorso a piedi fatti darte 4nudi il palco e con le parole di Shakespeare e Miller e proprie gestualità ed espressioni, dato vita ad un teatro “nudo”, privo di sofisticate sovrastrutture ma pervaso di autentiche emozioni e “vestito” di spontaneità recitativa, di cui ognuno con stupore si è scoperto “apprendista”, regista e protagonista.

Emozionante anche il saluto affettuoso rivolto ad Elisa ed i sinceri ringraziamenti per l’impegno e la passione profusi verso i ragazzi da parte delle famiglie. Gli stessi “corsisti”, entusiasti dell’esperienza vissuta e pronti a ripeterla, si sono intrattenuti a lungo nei saluti.

Rivolgo a tutti il mio più profondo ringraziamento - afferma Elisa Barucchieri - senza di voi, gli anni di studio, di ricerca, non hanno senso. Avvieremo ogni mese un laboratorio, il 12 febbraio non ci sarò io, ma vi lascio in ottime mani!”

E di corsa a preparare i bagagli per partire verso Roma, per uno spettacolo e poi a Trento, dove la compagnia ResExtensa inaugurerà con una propria coreografia i mondiali di sci nordico il 20 febbraio prossimo, all’aperto ed “in volo” a 60 metri di altezza.

Un grazie sincero a Pasquale Susca per le foto di "Sogno di una notte di mezza estate".

Commenti  

 
#3 Angela Delle Noci 2013-02-15 23:14
Il rovescio della medaglia,l’ “altro”,è un qualcosa al quale guardiamo servendoci di lenti appannate,che ci forniscono una visione miope e parziale. Esistono libri che hanno due narratori,capaci,data la loro biunivocità, di catapultare il lettore nel cuore di due situazioni, ma di non soddisfare in toto la curiosità che egli nutre per l’ “altro”,per ciò che non gli appartiene,che non può controllare.
Quando si va a teatro,di solito ci si siede con la fiera e mera consapevolezza di essere comodi nelle poltrone imbottite di fibre sintetiche,di essere liberi di stravaccarsi,di sbadigliare,di seguire,di partecipare o di assentarsi,con la mente,con il corpo. Ma è soprattutto sollievo quello che riempie il cuore di uno spettatore, che non sa cosa aspettarsi,ma che è certo di non dover salire sul palco,decretando la condanna a morte della sua riservatezza, della sua timidezza.
La possibilità di improvvisarmi attrice per un giorno non solo non m’aveva mai sfiorata,ma essendo qualcosa di completamente nuovo mi incuriosiva. Salire sul palco,poter scostare il sipario e scoprire cosa si cela “dietro le quinte”,l’emozione dell’andare in scena,era qualcosa che volevo sperimentare. Quel giorno ho lanciato maledizioni,desiderando di poter essere una talpa e scavarmi una buca nel pavimento polveroso del palco,l’allergia alla polvere mi attanagliava,avevo il verme solitario e la canottiera non ne voleva sapere di stare infilata nei pantaloni. Ma ciò che ho avuto in cambio ha fatto sì che ne valesse la pena. Una giornata così ti insegna la differenza tra il “vivere” ed il “sopravvivere”,ti insegna che l’amore può anche essere malato,incurabile a tal punto da indurci ad atti estremi,come quelli dell’Ofelia di Shakespeare ed anche quella,rivisitata in chiave moderna,del tedesco Heiner Muller,ti insegna che se ignori il pubblico e guardi il faretto in alto ti scappa pure una lacrima,ti insegna che non c’è niente di più bello dell’attimo prima in cui si entra in scena : un’intricarsi di braccia che cercandosi si uniscono.
Il teatro nudo, quello non preparato, non stereotipato, quello del “buona la prima”, è “folle”, ma se non altro ti distoglie dall’ossessionata ricerca di approvazione da parte del pubblico e di effimere sottigliezze che non possono essere basamento di un’arte nobile quale questa, arte che prima di farti calare in qualcun altro che non sei, ti mette a nudo innanzi a qualcuno che non conosci, a cui apri ogni poro della tua pelle, ogni enzima delle tue cellule, in modo quasi carnale, quasi viscerale. Esiste uno scambio, tra te e l’ “altro”, un passaggio di qualche cosa indefinita ed indefinibile che una lacrima, almeno una, te la fa cadere. Scritto da Angela Delle Noci, che frequenta la classe V ginnasiale, sez. B del Liceo Classico di Gioia, che ha preso parte a questa esperienza di laboratorio, insieme ad altri ragazzi, che sono stati informati ed invitati a partecipare dalla prof.ssa Beatrice Masci
 
 
#2 Angela Delle Noci 2013-02-15 23:06
Siamo tutti profondi conoscitori di noi stessi,scegliendo tra l’amarci e l’odiarci. La prospettiva,solitamente, con la quale guardiamo ad una situazione è univoca,essendo il nostro animo intrappolato in delle membra che appartengono ad una ed una sola creatura. Il rovescio della medaglia,l’ “altro”,è un qualcosa al quale guardiamo servendoci di lenti appannate,che ci forniscono una visione miope e parziale. Esistono libri che hanno due narratori,capaci,data la loro biunivocità, di catapultare il lettore nel cuore di due situazioni, ma di non soddisfare in toto la curiosità che egli nutre per l’ “altro”,per ciò che non gli appartiene,che non può controllare.
Quando si va a teatro,di solito ci si siede con la fiera e mera consapevolezza di essere comodi nelle poltrone imbottite di fibre sintetiche,di essere liberi di stravaccarsi,di sbadigliare,di seguire,di partecipare o di assentarsi,con la mente,con il corpo. Ma è soprattutto sollievo quello che riempie il cuore di uno spettatore, che non sa cosa aspettarsi,ma che è certo di non dover salire sul palco,decretando la condanna a morte della sua riservatezza, della sua timidezza.
La possibilità di improvvisarmi attrice per un giorno non solo non m’aveva mai sfiorata,ma essendo qualcosa di completamente nuovo mi incuriosiva. Salire sul palco,poter scostare il sipario e scoprire cosa si cela “dietro le quinte”,l’emozione dell’andare in scena,era qualcosa che volevo sperimentare. Quel giorno ho lanciato maledizioni,desiderando di poter essere una talpa e scavarmi una buca nel pavimento polveroso del palco,l’allergia alla polvere mi attanagliava,avevo il verme solitario e la canottiera non ne voleva sapere di stare infilata nei pantaloni. Ma ciò che ho avuto in cambio ha fatto sì che ne valesse la pena. Una giornata così ti insegna la differenza tra il “vivere” ed il “sopravvivere”,ti insegna che l’amore può anche essere malato,incurabile a tal punto da indurci ad atti estremi,come quelli dell’Ofelia di Shakespeare ed anche quella,rivisitata in chiave moderna,del tedesco Heiner Muller,ti insegna che se ignori il pubblico e guardi il faretto in alto ti scappa pure una lacrima,ti insegna che non c’è niente di più bello dell’attimo prima in cui si entra in scena : un’intricarsi di braccia che cercandosi si uniscono.
Il teatro nudo, quello non preparato, non stereotipato, quello del “buona la prima”, è “folle”, ma se non altro ti distoglie dall’ossessionata ricerca di approvazione da parte del pubblico e di effimere sottigliezze che non possono essere basamento di un’arte nobile quale questa, arte che prima di farti calare in qualcun altro che non sei, ti mette a nudo innanzi a qualcuno che non conosci, a cui apri ogni poro della tua pelle, ogni enzima delle tue cellule, in modo quasi carnale, quasi viscerale. Esiste uno scambio, tra te e l’ “altro”, un passaggio di qualche cosa indefinita ed indefinibile che una lacrima, almeno una, te la fa cadere.
 
 
#1 Anna R. 2013-02-12 12:01
Chi sono quei due angeli che volteggiano nell'aria nel video? E' bellissimo!!!Bravi anche i ragazzi che si sono messi in gioco! W il teatro!
 

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