Venerdì 20 Settembre 2019
   
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LICEO E DIPENDENZA: "SI PUÓ CURARE? SI PUÓ MORIRE?"

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liceo-e-dipendenza-relatore2Storie di esseri umani con problemi di dipendenza patologica” è il titolo della conferenza tenutasi presso l’aula magna del liceo classico ‘P. V. Marone’, durante il pomeriggio di venerdì 25 gennaio. Un incontro che mira al dialogo attivo tra docenti, genitori e alunni: “[…] Cerchiamo di guidare il percorso di crescita dei nostri alunni che sono prima di tutto persone. Persone con una loro precisa identità. Persone che hanno maturato e matureranno le loro esperienze, e che saranno in grado di fare le loro scelte future”. In questi termini si esprime, durante il discorso introduttivo, la prof.ssa Grazia Procino, relatrice dell’incontro.

L’obiettivo è una formazione globale, in una scuola in cui il ragazzo sia libero di esprimersi e di crescere responsabilmente. L’idea, come afferma il dottor Antonio Carra, “è quella di aprire una finestra sul mondo”. Aprirla anche su quella parte del mondo che per un genitore risulta difficile vedere. Lo si fa con l’aiuto del dottor Antonio Taranto, capo dipartimento delle dipendenze patologiche dell’ASL della provincia di Bari.

liceo-e-dipendenze-pubblicoSottolinea sin da subito, il dott. Taranto, che c’è qualcosa che non torna quando nei vari incontri da lui tenuti ci si chiede come si possano curare le droghe. E pone all’uditorio numeroso e interessato le domande: “Si curano le droghe o i drogati? O ancora, le droghe mettono in pericolo di vita o semmai di morte?”. E aggiunge: “Sebbene possa sembrare un paradosso mi sono reso conto, tramite il mio lavoro, che i miei pazienti sono in pericolo di vita”.

Questo perché è più facile sviare le emozioni. Trascurarle. Ignorarle … Non vivere. Perché vivere richiede il creare fantasie, pensieri, e il rischio di poter soffrire. Chi sceglie la non vita, e di conseguenza le droghe rifugge la possibilità di sentire il mondo circostante, e, soprattutto di sentirsi. Di sentire dentro tutte le pulsioni date dalla forza delle idee. “[…] Impedisce di vivere quel momento metafisico che ancora non ha preso forma materiale che però esiste”, così si esprime in merito il dottor Taranto.

Si sofferma, inoltre, sulla scorciatoia della droga per poter superare la timidezza o delle vulnerabilità. Si sofferma sulla forza aggregante del gruppo che può essere distruttiva se ci si sente dipendenza-liceo-relatoreesclusi. Si cerca quindi di vivere, ma senza avere gli strumenti adatti. Si sofferma sulle terribili conseguenze: l’assuefazione e l’astinenza, e afferma: “[…] la trappola più pericolosa è l’astinenza che crea quei sintomi cosiddetti irresistibili”.

Parla delle statistiche preoccupanti per quanto concerne l’utilizzo di droghe leggere, e aggiunge che questo male di vivere può essere manifestato anche con le dipendenze dette ‘senza sostanze’ alimentate da tutto quel mondo virtuale che impedisce i rapporti interpersonali. Un surrogato che impedisce i contatti reali. Un surrogato, perché è più semplice scegliere di non vivere, piuttosto che assumersi tutte quelle responsabilità che la vita stessa richiede.

“Storie di esseri umani con problemi di dipendenze patologiche” è il primo degli incontri di una serie di conferenze, che mirano all’approfondimento della sfera psicologica di un’età di per sé complicata, perché di passaggio … di cambiamento. “La prevenzione – conclude il dottor Taranto – non deve essere fatta combattendo queste droghe, ma deve essere portata avanti aumentando il livello di cultura e di conoscenza delle medesime”.

Commenti  

 
#1 Antonio Carra 2013-01-28 22:43
L'articolo mi sembra fotografare fedelmente i punti salienti dell'incontro. Sarei curioso di approfondire molti dei temi toccati.
Se c'è qualcuno che la pensa come me, potrebbe suggerire qualche priorità: ne potrebbe nascere un percorso di arricchimento e di incontro per genitori, ragazzi e docenti. Io ci sto!
 

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