REFERENDUM, CHIESA DICE SI “ACQUA DONO DI DIO”

acqua-bene-comune-pp

bandiera_in_chiesaDomenica 12 e 13 aprile i cittadini elettori italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su 4 quesiti referendari. L’acqua pubblica (2), il nucleare ed il legittimo impedimento.

Molte diocesi ed associazioni cattoliche hanno aderito con convinzione alla battaglia in difesa dell’acqua pubblica, pronunciandosi ufficialmente per il SI’ al quesito referendario. Interessante e meritevole è stato l’incontro vicariale organizzato dall’Azione Cattolica diocesana e da Pax Christi presso la Parrocchia Immacolata di Lourdes a Gioia del Colle, lo scorso 31 maggio. Ma molti sono stati i pronunciamenti di Diocesi e Vescovi, nonché dell’alto magistero ecclesiale (la Cei, il Concilio, i Pontefici) in difesa del diritto all’Acqua come “bene comune”, non mercificabile e quindi pubblico.

Acqua_dono_di_dio_bene_comuneNel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, a cura del Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace, si legge, ai numeri 484 e 485 quanto segue:

  • (484) Il principio della destinazione universale dei beni si applica naturalmente anche all'acqua, considerata nelle Sacre Scritture come simbolo di purificazione (cfr. Sal 51,4, Gv 13,8) e di vita (cfr. Gv 3,5; Gal 3,27): «In quanto dono di Dio, l'acqua è elemento vitale, imprescindibile per la sopravvivenza e, pertanto, un diritto di tutti ». L'utilizzazione dell'acqua e dei servizi connessi deve essere orientata al soddisfacimento dei bisogni di tutti e soprattutto delle persone che vivono in povertà. Un limitato accesso all'acqua potabile incide sul benessere di un numero enorme di persone ed è spesso causa di malattie, sofferenze, conflitti, povertà e addirittura di morte: per essere adeguatamente risolta, tale questione « deve essere inquadrata in modo da stabilire criteri morali basati proprio sul valore della vita e sul rispetto dei diritti e della dignità di tutti gli esseri umani».
  • rubinetto(485) “L'acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l'acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato. Il diritto all'acqua, come tutti i diritti dell'uomo, si basa sulla dignità umana, e non su valutazioni di tipo meramente quantitativo, che considerano l'acqua solo come un bene economico. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all'acqua è un diritto universale e inalienabile”.

Interessante, tra le altre, è stata l’iniziativa promossa durante il periodo pasquale dalla Diocesi di Molfetta e denominata “Acqua. Dono di Dio e bene Comune”. Nel documento, a firma del Direttore dell’Ufficio pastorale sociale e del lavMolfetta_03oro della Diocesi di Molfetta Onofrio Losito, si afferma: “L’acqua è quindi un vero bene comune, che esige una gestione comunitaria, orientata alla partecipazione di tutti e non determinata dalla logica del profitto. Il suo diritto deve essere garantito anche sul piano normativo, mettendo in discussione quelle leggi che la riducono a bene economico. Sarà importante, quindi, partecipare attivamente al dibattito legato al referendum sulla gestione dell’acqua, che mira a salvaguardarla come bene comune e diritto universale, evitando che diventi una merce privata o privatizzabile. Pasqua è tempo di vita nuova, nel quale siamo invitati a partecipare nello Spirito alla vita della nuova creazione. Contempliamo quindi l’acqua (nella preghiera personale e comunitaria) come un segno di quell’amore vivificante che Dio offre ad ognuno di noi ed alla famiglia umana”.mons._caprioli

Come ignorare, ad esempio, anche il forte appello lanciato da Mons. Adriano Caprioli, vescovo di Reggio Emilia che ha invitato tutti i credenti a recarsi alle urne il 12 ed il 13 in difesa dell’Acqua pubblica? “L’acqua è fonte di vita – ha affermato il vescovo di Reggio Emilia – Privatizzare l’acqua significa diventare proprietari della vita altrui. Perciò l’acqua deve restare pubblica. Chi la gestisce deve essere attento a non farne un oggetto di conflitto e i beni essenziali devono essere gestiti in modo solidale. Il compito della chiesa è quello di formare rispetto a quelli che sono i valori da difendere. La globalizzazione fa crescere nuove forme di povertà e bisogna cercare di rendere i beni di prima necessità a portata di tutti».giovanni-paolo-ii_big

Nel Messaggio per la “Campagna di fraternità 2004”, Giovanni Paolo II scriveva ai vescovi del Brasile: “Dono di Dio, l’acqua è elemento vitale, imprescindibile per la sopravvivenza e, pertanto, un diritto di tutti”.

Due piccoli tasselli escono dalla penna di Benedetto XVI: “All’origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente papa_torino_020510_sito_sindone_org--400x300presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono le disuguaglianze nell’accesso a beni essenziali, come il cibo, l’acqua, la casa, la salute” (Messaggio per la Giornata della pace 2007, n. 6). “La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti” (Messaggio per la Giornata della pace 2010, n. 12, che riprende quasi alla lettera l’enciclica “Caritas in veritate”, 51).

Il segretario generale della Cei, mons. Crociata, ha recentemente sottolineato che su “questioni come l’acqua e simili ci deve sempre essere grande vigilanza e responsabilità sociale. La cura di questo e di altri beni comuni è fondamentale, perché rimangano e siano salvaguardati e custoditi per il bene di tutti” (24 maggio 2011).

vaticano_giorno_adn--400x300_immagine_oleftPer il Magistero ecclesiale l’Acqua è dunque un “bene comune” (cioè di tutti e non di una parte, di una multinazionale, di un gestore privato), “bene di tutti”, “dono di Dio” (e quindi non mercificabile) e va gestita in modo “solidale” (ovvero bisogna garantire l’accesso a questo bene essenziale a tutti, soprattutto ai più poveri e indigenti). Una gestione privata dell’acqua violerebbe tutti questi principi inalienabili legati all’acqua.

Per la Chiesa Cattolica, in definitiva, votare SI’ al referendum del 12 e 13 giungo, significa mantenere fede a questi principi sociali ed evangelici:

acqua_pubblicaa) Livelli adeguati di sviluppo verranno garantiti solo se l’accesso all’acqua sarà considerato un diritto degli individui e dei popoli. Le risorse idriche non possono diventare solo patrimonio di pochi perché sono un bene comune dell’umanità.

b) In quanto dono di Dio, l’acqua è elemento vitale, e pertanto, un diritto di tutti.

c) La gestione di questa risorsa preziosa deve essere tale da permettere l’accesso a tutti, soprattutto a coloro che vivono in condizioni di povertà. L’accesso all’acqua rientra, infatti, nei diritti inalienabili di ogni essere umano.

acqua_referendumd) L’acqua non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è sempre stata considerata un bene pubblico.

Il Comitato referendario di Gioia del Colle, consapevole dell’importanza della tutela dell’ambiente e della dignità  umana promossi dal cristianesimo e dalla Chiesa Cattolica, fa propri gli inviti del Magistero ad appoggiare il SI’  al referendum sull’Acqua Pubblica ed invita le Comunità  Ecclesiali presenti sul nostro territorio a mobilitarsi in difesa di un bene “dono di Dio”, così importante nelle vicende bibliche e fondamentale nello sviluppo integrale dell’uomo e della pace.

(Il Comitato per il SI’ al Referendum del 12 - 13 giugno di Gioia del Colle)